Alcune riflessioni sul post-Sessantotto

Il contributo di un lettore

Quella italiana post-sessantottina, è una esperienza che può trovare una qualche corrispondenza con esperienze vissute in altri paesi?

Domanda inevitabile per due ragioni. 


La prima. La strategia della tensione è un modo di condizionare le scelte, del quale, poiché atteggiamento tipicamente umano, è probabile il suo riproporsi in sistemi e circostanze sociali diverse. 

La seconda. Questo fenomeno si caratterizza per la capacità indubitabile di far intersecare circostanze significative: proliferazione di sigle di incerto seguito storico (alcune forse sono nate senza aver mai rivendicato niente), poca chiarezza della matrice di attentati importanti (anche a distanza di anni e nonostante indagini lunghe), mancanza di un profilo unitario di azione e di uno specifico disegno politico-sociale, apposizione del segreto di stato (troppo spesso discutibile), comparsa di elementi dei servizi segreti (seppur in alcuni casi definiti ‘deviati’), totale, o quasi, impasse politica (la reazione del governo, e della politica, è scomposta, fragile, incerta, per un periodo molto lungo). Tutti fattori che altro non fanno che creare un intenso alone di dubbio intorno alla veracità del quadro storico d’insieme. Sono anni particolarissimi per l’Italia. Sono gli anni in cui si affinano le attività di controspionaggio. Sono anni in cui USA e URSS non indossano di certo i guanti di velluto quando devono sbattere i pugni sul tavolo. Anni nei quali in alcune parti del mondo (penso al Sud-est asiatico e all’America latina), il sistema più rodato per indicare la ”conforme” linea di governo sono i colpi di stato militare, mentre in altre parti (Europa in testa) i sistemi sono altri (meno sfacciati). 

Con ciò non mi sogno minimamente di sminuire il movimento sociale di base, sostrato innegabile. Tutt’altro anzi. Solo un incontestabile rinnovamento culturale, di pensiero e di azione, e che fosse in grado di attecchire (come ha fatto effettivamente) in vaste fasce di popolazione, avrebbe potuto essere ‘cavalcato’ prima e ‘asservito’ poi a disegni diversi da quelli originari. 

Non potrà mai nascere un fanatico delle patate in un famiglia di contadini che coltivano zucchine (o quanto meno, sarà raro): se ci sarà, sarà un fanatico delle zucchine. Ma un gruppo di fanatici come quelli delle Brigate Rosse è realistico che nasca in un contesto socio-culturale quale quello italiano del post-sessantotto. Sono pensieri e riflessioni semplici. Le vite umane buttate vie. Questo mi rende triste. E mi pone in uno stato di deferente discrezione, aiutandomi a evitare la superficialità (o almeno a provarci umilmente), per quello che il mio pensare limitato può fare. Rifletto secondo la mia capacità. Ma i tasti di questa tastiera li batto, comunque, sempre con estrema prudenza e rispetto. Rispetto per quelle vite umane, della maggior parte delle quali, per mio demerito, non ne conosco neanche l’esistenza.  

Federico Sartorio, Catania

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