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Cultura > Arte e Spettacolo

Alberto Sordi e la sua Roma

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova


Il Museo del Vittoriano dedica al grande attore romano una rassegna con foto, album personali, copioni, oggetti utilizzati nei film. Per ricordare la sua umanità e la sua grandezza a dieci anni dalla morte

Alberto Sordi e la sua Roma

Non ha avuto eredi, anche se Carlo Verdone, che ha lavorato con lui e gli ha dedicato un affettuoso documentario, in qualche modo lo potrebbe essere. Il fatto è che “Albertone”, autentico “romano de Roma” innamorato della sua città è un unicum. Attore di varietà, teatrale e soprattutto cinematografico – ben 56 film – è stato un personaggio gigantesco che ha attraversato l’Italietta nostra dagli anni Quaranta fino alla morte, il 25 febbraio di dieci anni fa, interpretando le debolezze di un popolo confusionario ma geniale, provinciale eppure a suo modo universale.

Bene ha fatto il Museo del Vittoriano a dedicargli una mostra – fino al 31 marzo – con 20 approfondimenti che vedono esposti per la prima volta foto, album personali con rassegne stampa, copioni e oggetti utilizzati nei film. Ma anche la sua casa con la barberia, lo studio, i suoi articoli scritti per “Il Messaggero”, il giorno in cui per 24 ore fu sindaco di Roma, il suo particolare rapporto con papa Wojtyla. L’Albertone nazionale è rivissuto come un filosofo bonario, specie negli ultimi anni e un poco malinconico, innamorato di una Roma che ora non c’è più.

È questa l’impressione che resta girando per la rassegna. Certo, Sordi ha avuto molto dalla vita: successo internazionale, gloria e una vita ritirata nella sua grande casa al Celio insieme alle sorelle, in un sorta di solitudine che ad alcuni lo faceva sospettare di avarizia, mentre in realtà quest’uomo esplosivo e irruento nei film, ma anche povero e perseguitato, sapeva essere delicato e segretamente generoso. E anche quelli che non amano la sua comicità sui generis, lo apprezzano in personaggi indimenticabili, sia furbacchioni come il Marchese del Grillo, sia sordidi come l’Avaro, ma soprattutto poveri diavoli, ricchi di umanità, come ne La grande guerra. Ecco, forse l’umanità semplice e dibattuta è il ricordo più profondo che lascia un attore che a suo modo “ha fatto” l’Italia.

"Alberto Sordi e la sua Roma". Vittoriano, fino al 31 marzo (catalogo Gangemi)

Riproduzione riservata ©

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