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Italia > Il biglietto del mattino

Che da Alatri non parta il contagio

di Michele Zanzucchi

- Fonte: Città Nuova

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova

L’assassinio di Emanuele Morganti dinanzi a una discoteca da parte del branco è sintomo di un malessere che non deve espandersi. Pena la dissoluzione della società

A qualche giorno dai fatti di Alatri – lo ricordiamo, l’assassinio davanti a una discoteca di un giovane del luogo, Emanuele Morganti, ad opera di un gruppo di balordi, tra cui gli arrestati Mario Castagnacci e Paolo Palmisani – i contorni della vicenda si chiariscono: giovani imbottiti di droga ed alcol sono venuti alle mani per un apprezzamento indebito nei confronti della ragazza di Emanuele. Un quarto d’ora di violenze crescenti, irrefrenabili, sotto gli occhi di decine di giovani e meno giovani che non sono intervenuti, in massima parte.

Ieri s’è tenuto un corteo di protesta e solidarietà proprio ad Alatri: la cittadinanza è scesa in massa in strada per stigmatizzare l’avvenuto, per chiedere che non succeda più, per chiedere che non vi siano vendette, per chiedere giustizia. Sentimenti contrastanti, ma comunque volti a dire: mai più! Il sindaco e il vescovo hanno invitato a non dar spazio ad atti di vendetta sommari, chiedendo giustizia e solidarietà.

Oltre alle domande legittime – perché Castagnacci era stato scarcerato nonostante avesse centinaia di dosi di droga con sé? perché i buttafuori della discoteca non hanno fatto il loro lavoro? perché le forze dell’ordine non sono intervenute prima? – due questioni sono ineludibili: perché tanta droga, tanto alcol, tanto sballo? e perché nessuno, o quasi, ha avuto il coraggio di intervenire? Sono queste due ultime le domande che possono permetterci di andare alle radici del problema, di cercare di capire un mondo giovanile spesso precario, talvolta vittima di gravi sbandamenti ed eccessi che distruggono la responsabilità personale e il senso del bene comune.

Serve uno scatto di orgoglio civile. Forse il sangue versato da Emanuele potrà aiutarci a capire che il benessere materiale non è tutto. L’antidoto? Servono dosi massicce non più di droga e di alcol, ma di rigore morale e di spiritualità. Dosi che possono essere “spacciate” solo con l’esempio di chi è stato più fortunato nella vita, perché ha incontrato persone e idee che hanno dato un senso ai suoi giorni. Esempi che si diffondono per contagio.

Riproduzione riservata ©

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