Al di là dei muri

Si continua a dibattere lo spinoso problema del muro lungo il confine con il Messico, da dove proviene il maggiore flusso di clandestini, droga e armi.
Muro messicano
Uno dei temi caldi delle elezioni di metà mandato appena svolte negli Stati Uniti riguarda l’immigrazione dal Centro America. Più semplicemente si continua a dibattere lo spinoso problema del muro lungo il confine con il Messico, da dove proviene il maggiore flusso di clandestini, droga e armi. Eretta solo parzialmente, la barriera dovrebbe coprire i tratti più critici di un confine che si estende per ben 3.140 km.

 

Più lunga e possente, la Grande Muraglia, iniziata nel III secolo avanti Cristo per contenere le incursioni dei popoli confinanti, in particolare dei mongoli, si rivelò presto porosa e facilmente permeabile. Anche il limes romanum, di cui faceva parte il Vallo di Adriano tra Inghilterra e Scozia del II secolo dopo Cristo, arginò soltanto per un breve periodo le invasioni dei nuovi popoli nell’iImpero romano. La difesissima Linea Maginot nel 1940 fu aggirata in pochi giorni, rivelandosi completamente inutile. Il muro di Berlino resse 28 anni, per poi sfaldarsi in poche ore. Nel frattempo sono sorti altri muri, come quello che in Terra Santa divide ebrei e palestinesi o quello persistente, in forma di zona demilitarizzata, tra le due Coree. La storia dovrebbe insegnare qualcosa sulla inutilità dei muri.

 

Tornando agli Usa, il muro, prima ancora di dividere il Paese dal Messico, divide repubblicani e democratici, anche se le demarcazioni non sono più così nette. Per i primi esso costituisce un deterrente e un’azione di legittima difesa e di garanzia di libertà; per i secondi una barriera di divisione e di inaccettabile esclusione, destinata comunque a crollare davanti alle pressioni demografiche e sociali. Il dibattito non è poi molto dissimile da quello in corso in Italia sulle politiche dell’immigrazione, segno di un innegabile disagio che, pur in modi diversi, ha travagliato l’umanità di ogni tempo.

Guardando il muro lungo il confine del Texas, nella Valle del Rio Grande, penso a Gesù che sulla croce – per usare le parole della Lettera agli Efesini –, distrusse «il muro di separazione» tra i popoli per creare tra loro l’unità. Più che erigere muri di divisione dovremmo sforzarci di aprire porte di dialogo.

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