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Italia > Felicemente

Come aiutare i bambini a concentrarsi

di Serena Scotto d’Abusco

- Fonte: Città Nuova

Stimoli esterni, predisposizioni personali, situazioni di stress… possono ridurre l’attenzione dei bambini. Qualche suggerimento per aiutarli a concentrarsi.

Mario ha sei anni ed è un bambino sempre molto agitato. Tutti i giochi o le attività che gli vengono proposti non riescono ad essere portati a termine, sembra che non presti attenzione a nulla di quello che gli viene detto e sia i genitori che gli insegnanti non sanno come riuscire a gestirlo. Sembra un bambino in costante attività, non sta mai fermo e fa fatica estrema a concentrarsi. A settembre inizierà la scuola primari ea le preoccupazioni dei genitori crescono. Cosa si potrà fare per aiutarlo? Perché si comporta così?

L’attenzione è un processo cognitivo che comincia a svilupparsi fin dai primi mesi di vita del bambino. Consiste nel riuscire a selezionare dall’ambiente gli stimoli che ci vengono proposti trascurandone altri, memorizzare tali stimoli e poi mettere in atto una risposta. È una funzione complessa e selettiva che spesso può essere compromessa da fattori sia interni che esterni alla persona.

Lo sviluppo di questa funzione, infatti, può essere associata sia ad alcune caratteristiche genetiche del bambino sia a caratteristiche ambientali legate al contesto di vita. L’ambiente all’interno del quale è inserito il bambino può avere degli effetti sull’attenzione, riducendone l’efficacia, in una relazione circolare in cui predisposizioni genetiche si combinano a fattori ambientali.

Cosa fare allora per aiutare un bambino a concentrarsi sempre di più e a sviluppare la sua attenzione?
Maria Montessori, pedagogista e medico italiano di fama internazionale, affermava che «la prima premessa per lo sviluppo del bambino è la concentrazione. Il bambino che si concentra è immensamente felice». Proprio a voler sottolineare quanto questa competenza sia fondamentale ed alla base di tutti gli apprendimenti.

Per sviluppare l’attenzione, l’autrice ribadiva l’importanza di preparare un ambiente che fosse adeguato al bambino: strutturato, ordinato e organizzato. All’interno di tale ambiente il bambino poteva muoversi liberamente, scegliendo le attività che preferiva, ma senza il rischio di trovarsi spaesato e confondersi dinanzi a troppi stimoli differenti. Ambienti, infatti, molto caotici, in cui sono presenti tanti oggetti disordinati non aiutano il bambino a concentrarsi.

Altra cosa utile potrà essere quella di proporre delle attività creative che aiutino lo sviluppo della memoria e della pianificazione, competenze strettamente correlate allo sviluppo dell’attenzione. Attività di questo tipo potranno essere puzzle, memory, ritagliare ed incollare oggetti, ecc. Oppure giochi fisici che richiedono attenzione e coordinazione motoria come il gioco della campana o il saltare la corda. Ovviamente sarà utile definire ogni attività in base all’età del bambino che abbiamo dinanzi.

Ed ancora, nell’aiutare il bambino a concentrarsi diviene particolarmente rilevante ridurre gli stimoli esterni quando si propone un compito o un’attività da svolgere. Se, ad esempio, ci sarà la televisione accesa, oppure persone che parlano ad alta voce nella stessa stanza, sarà difficile che il bambino riuscirà a concentrarsi.

Altra cosa fondamentale potrà essere quello di limitare l’utilizzo di strumenti tecnologici come tv, tablet e smartphone, soprattutto se si tratta di bambini molto piccoli. Numerosi studi, infatti, evidenziano come un sostenuto utilizzo di questi strumenti possa, tra le altre cose, anche influire negativamente sull’attenzione e sulla concentrazione.

L’attenzione è una competenza che si sviluppa con l’età e varia in base alla fase di vita che attraversiamo. Bambini molto piccoli riusciranno a prestare attenzione in media per 10, 15 minuti al massimo, mentre ragazzi adolescenti saranno in grado di mantenere tempi di attenzione più lunghi anche di 30, 45 minuti. Considerando questo, è necessario, al fine di promuovere una buona concentrazione, progettare della pause che rispettino i tempi di attenzione adeguati all’età.

Per concludere, non bisogna mai dimenticare che anche gli aspetti emotivi possono influire sull’attenzione. Se, ad esempio, il bambino si trova a vivere situazioni particolari di stress, a casa, nell’ambiente scolastico o in qualsiasi altra situazione, la capacità di concentrazione potrebbe risultare alterata. In questi contesti di tensione, infatti, potrebbero essere presenti altre componenti pronte ad interferire con la capacità di concentrazione del bambino: se ad esempio ci si sente preoccupati per quello che si sta vivendo o si ha l’ansia di dover a tutti i costi ottenere una buona prestazione, si potrà essere meno in grado di far attenzione al compito da svolgere. Creare, quindi, per quanto possibile, un contesto incoraggiante, sereno e accogliente potrà essere un ulteriore obbiettivo importante.

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