Agrovoltaico: sì, no, come?

In Spagna e nel Sud della Francia si stanno sperimentando nuovi metodi di agrovoltaico: l’associazione nello stesso sito di colture o pascoli per l’allevamento con impianti per produrre energie rinnovabili.

Sembra che il cammino della transizione energetica verso soluzioni meno aggressive per il pianeta non sarà proprio liscio. I progetti innovativi disegnati da grosse ditte del settore, conformi alle leggi che li promuovono, talvolta si scontrano con una sensibilità con cui non avevano fatto i conti. Così è accaduto recentemente nel Nord della Spagna, nella provincia di León, dove si è pianificato un grosso parco eolico e fotovoltaico. Gli abitanti dei tre paesini coinvolti hanno alzato la voce per dire la loro: «Il percorso verso le energie rinnovabili deve essere sempre improntato all’eco-giustizia, garantendo la conservazione della biodiversità, dell’ambiente naturale […]. Lo sviluppo massiccio, sovradimensionato di impianti su larga scala per produrre energie rinnovabili, in assenza di efficaci piani di efficienza energetica e risparmio, rappresenta un serio rischio. E di fronte all’attacco alle nostre montagne da parte di aziende […] la gente di questi luoghi sente minacciato il modo di vivere che è riuscito a plasmare il paesaggio» (Diario de León, 3 aprile 2021). A manifestare quel giorno erano oltre 500 persone di un mondo rurale che vede minacciata la propria secolare esistenza dal fabbisogno energetico del mondo urbano.

Non mancano, però, esempi che fanno vedere come questa sensibilità rurale che si sente minacciata è presa in considerazione. Eccone due:

Nel Sud della Francia, a Mallemort, una sessantina di chilometri da Marsiglia, l’azienda Tenergie ha sviluppato un «nuovo modello di serra che permette di combinare la produzione di energia solare con l’agricoltura». Dopo quattro anni da quando è entrata in funzione, la serra fotovoltaica di 33 mila mq ha prodotto zucchine, rape, patate, asparagi… oltre a 3,1 GWh di elettricità verde. In un recente comunicato Nicolas Jeuffrain, presidente di Tenergie, ha spiegato che per questo progetto «abbiamo preparato le specifiche con Laurent Chabert, orticoltore e gestore dell’azienda vinicola Domaine Saint Vincent, in modo da soddisfare le sue aspettative». Da parte sua Chabert si è detto soddisfatto perché in questo impianto si risparmia tempo e migliorano le condizioni di lavoro.

Il secondo esempio lo troviamo nel Sud della Spagna, nelle provincie di Málaga e Siviglia. Qui, la ditta Endesa, prima di costruire gli impianti fotovoltaici, si è accordata con i comuni coinvolti per formare la gente del posto e offrire loro lavoro: e non solo nella cura degli impianti, ma anche in progetti innovativi che restituiscono al suolo il suo uso primario, cioè: il pascolo sotto i pannelli fotovoltaici, l’agrovoltaica (coltivare sotto i pannelli) o l’apicoltura solare (alveari collocati negli stessi impianti, con le api che si nutrono delle colture installate sotto i pannelli). Quello che si cerca con queste soluzioni, secondo Rafael González, uno dei manager di Endesa: «È accompagnare i comuni in cui sono realizzati impianti di produzione delle rinnovabili ad una vera transizione energetica, trasformandoli anche in modelli di sostenibilità nei consumi e di efficienza energetica».

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