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Ambiente > tendenze

Agritessuti: il fashion agricolo

di Giulia Martinelli

- Fonte: Città Nuova

Abiti naturali realizzati con stoffe provenienti esclusivamente da materiale ecosostenibile e colorazioni da ortaggi, frutta, radici e fiori, è il nuovo progetto dell’associazione Donne in Campo-Cia

Seta in curcuma e stampe di foglie di rosa

Mettere insieme agricoltura, ambiente e abbigliamento, questo il progetto di Donne in Campo-Cia, un’associazione italiana di imprenditrici e donne dell’agricoltura, che ha lanciato “Agritessuti”, un nuovo marchio registrato Made in Italy 100% ecosostenibile. Tutti gli abiti sono realizzati in stoffe bio, ad essere lavorati lino, canapa e gelso da seta, e tinture green realizzate con prodotti e scarti agricoli come ortaggi, frutta, radici, foglie e fiori.

sfilata-agritessuti_8

Si tratta del fashion agricolo, una moda rispettosa dell’ambiente che ad oggi coinvolge circa 2 mila aziende in Italia per un fatturato annuo di 30 milioni di euro. Numeri importanti che dimostrano come la domanda di capi sostenibili stia crescendo di anno in anno. «Oggi il 55% degli utenti è disposto a pagare di più per capi ecofriendly e la richiesta è aumentata del 78% negli ultimi due anni – sono le cifre stimate da Cia -. Se la filiera degli Agritessuti venisse incoraggiata – osservano le Donne in Campo -, questa cifra potrebbe triplicare già nel prossimo triennio».

Tintura al cavolo rosso

Tintura al cavolo rosso

Si tratta di un’industria ancora in costruzione che potrebbe coinvolgere imprese produttrici di piante officinali, alcune anche tintorie, come lavanda e camomilla. Per la tintura dagli scarti dell’agricoltura sono ad esempio utilizzate: foglie dei carciofi, scorze del melograno, bucce della cipolla, i residui di potatura di olivi e ciliegi, i ricci del castagno, la pianta dell’Indigo, curcuma, avocado e cavolo rosso. Una produzione ad impatto zero che innesca un processo di cambiamento nel mondo dell’industria tessile che ancora oggi è la seconda più inquinante al mondo, responsabile del 20% dello spreco globale di acqua e del 10% delle emissioni di anidride carbonica.

 

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