Agostino di Ippona

Da sempre vicino ai grandi intellettuali, ai comuni credenti e agli spiriti più inquieti in cerca della verità, del bene e della felicità

La data di oggi, 28 agosto, dies natalis – cioè della morte, paradossi cristiani! – di sant’Agostino, è fra quelle da ricordare per i tantissimi devoti e ammiratori che conta in tutto il mondo il più grande fra i Padri della Chiesa. Quest’anno però la ricorrenza ha per così dire un valore aggiunto. Martin Lutero era un monaco agostiniano, lettore entusiasta dell’Ipponate e intriso della sua spiritualità. Perciò ricordare in questo V Centenario le 95 Tesi di Wittenberg e l’inizio della Riforma, che ha preso avvio dagli scritti e dal pensiero di Lutero, significa pure riproporre e approfondire l’influsso di sant’Agostino sulla teologia e la vita cristiana degli ultimi cinque secoli, fino a oggi.

Il figlio di santa Monica (ieri era anche la sua di festa, ma è stata “oscurata” dalla liturgia domenicale), vicino da sempre ai grandi intellettuali, ai comuni credenti e agli spiriti più inquieti in cerca della verità, del bene e della felicità, si può rivelare oggi come uno dei grandi referenti e degli autori-base del dialogo e del riavvicinamento ecumenico.

Le sue opere, prima fra tutte le Confessioni, best-seller mondiale da 16 secoli, continuano a parlare alla mente e al cuore degli uomini e delle donne di ogni epoca, come quelle di un autore che nella sua ricca e a volte tormentata esistenza ha incarnato tutte le identità: giovane ribelle, anticristiano convinto, lettore appassionato, spirito in ricerca, innamorato delle ideologie di moda, ambizioso e carrierista tenace, convivente more uxorio, padre, scopritore del Vangelo e della fede, grande convertito, cristiano fervoroso e, infine, paterno e illuminato pastore d’anime che ancora ispira le omelie dei nostri parroci.

Ma c’è dell’altro. Anni fa ho fatto un viaggio-pellegrinaggio in Algeria, pure a Tagaste, il paesetto di Agostino, pranzando con il sindaco musulmano. E ho capito quanto gli islamici, specie magrebini, amino e stimino l’autore della Città di Dio. Anche per il dialogo interreligioso, dunque, Agostino ci può aiutare: altro che guerra di religione!

E ancora uno spunto. Agostino fu testimone vivo e sofferto del 410 (sacco di Roma!) e di quello che rappresentò per la gente del tempo. La fine di tutto, l’apocalisse. Ma lui vide, e propose a tutti di vedere tutto questo sfacelo in un modo nuovo, rasserenante, palingenetico, con gli occhi della fede e soprattutto della speranza. Impariamo da lui, e rileggiamolo.

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