A metterli in fila, i casi dell’ultimo mese fanno impressione. Un poliziotto indagato a Rogoredo, Milano, per aver ucciso un uomo e per aver chiesto pizzo e droga agli spacciatori. Magistrati e forze dell’ordine indagano per accertare altri eventuali coinvolgimenti tra gli agenti milanesi. Roma: 9 poliziotti e 12 carabinieri sono indagati, insieme ad altre 23 persone, nell’ambito di una serie di furti avvenuti in un negozio della stazione Termini. Sarebbero stati incastrati dalle telecamere installate. Continua a Verona il processo che vede imputati (anche) per tortura alcuni agenti: 12 sono stati rinviati a giudizio, tre condannati, una assolta. Sempre nella città scaligera 5, tra poliziotti e carabinieri, sono accusati di corruzione. Nel corso degli scontri di Torino, nell’ambito del corteo contro la chiusura del centro sociale Askatasuna, a fronte delle violenze scatenate da infiltrati armati di bastoni e fumogeni, che niente avevano a che fare con le migliaia di manifestanti pacifici, sono stati denunciati i comportamenti violenti anche di alcuni esponenti delle forze dell’ordine, che hanno manganellato manifestanti pacifici, compresi giornalisti e fotografi, e omesso di soccorrere alcuni feriti.

Il corteo nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna a Torino, 31 gennaio 2026. ANSA/Alessandro Di Marco
Parliamo di fatti di cui si è parlato sui media solo nell’ultimo mese e l’elenco potrebbe continuare, ma il punto non è contare gli agenti infedeli, quanto rendere giustizia a tutti quelli, tra polizia, carabinieri e guardia di finanza, che ogni giorno rischiano la vita, pagati poco, per fare il proprio dovere, spesso anche con gesti eroici. Bisogna inoltre tutelare anche i cittadini, che devono sapere che gli agenti disonesti non rimarranno impuniti.
Torna quindi la questione del numero identificativo che dovrebbe essere presente, ben visibile, sui caschi o sulle divise degli agenti delle forze dell’ordine. Siamo tra i pochissimi Paesi dell’Unione europea a non averli ancora resi obbligatori, nonostante i solleciti dell’Europa, petizioni (vedi quella di Amnesty international del 2022 con oltre 155 mila firme) e numerose iniziative legislative. I cittadini devono fidarsi delle forze dell’ordine ed essere loro grati, sicuri del loro impegno e della loro onestà. In loro devono poter confidare in caso di necessità. Ma devono anche avere gli strumenti per difendersi, quando qualcuno viene meno al proprio dovere e infanga la divisa che indossa.

Scontri tra manifestanti e forze dell’ordine durante il corteo contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Torino 31 gennaio 2026 ANSA/TINO ROMANO
Tornando alle forze dell’ordine, il governo dovrebbe ascoltare il loro grido di aiuto. In particolare, sembra forte l’insoddisfazione della polizia, che secondo i sindacati sarebbe discriminata di fronte alle altre forze dell’ordine. Qualche giorno fa, infatti, cinque sigle sindacali della polizia, (Silp, Sap, Fsp Polzia e Coisp Mosap) hanno scritto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni criticando la prevista assunzione di 12mila carabinieri ausiliari annunciata dal ministro della Difesa Guido Crosetto.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto fa visita al Comando Provinciale Carabinieri di Torino, 1 febbraio 2026. ANSA/US Ministero Difesa.
«Siamo i primi a rilevare l’esigenza di rafforzare il presidio del territorio e di garantire maggiori condizioni di sicurezza ai cittadini, ma – hanno affermato – riteniamo che l’intervento annunciato rappresenti una scelta profondamente squilibrata e potenzialmente lesiva dell’assetto complessivo del comparto Sicurezza e difesa». L’istituzione e il potenziamento della figura del carabiniere ausiliario, «destinata ad affiancare il personale già in servizio nell’ambito di un modello di sicurezza a marcata impronta militare, rischia di determinare una frattura strutturale nel sistema delineato dalla Legge 121/1981, che ha sancito il principio della smilitarizzazione e dell’equilibrio tra le diverse forze di polizia».
Il provvedimento, per i sindacati, «appare idoneo a ridisegnare il modello di sicurezza nazionale, penalizzando le forze di polizia a ordinamento civile e privilegiando, di fatto, una visione militarizzata della gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica». I sindacati ritengono poi incomprensibile che non venga previsto «in modo altrettanto incisivo, un piano straordinario per colmare la grave carenza di organico che interessa la polizia di Stato, stimata in circa 11 mila unità. Una disparità di questo genere rischia di compromettere ulteriormente l’efficienza del sistema sicurezza nel suo complesso, generando squilibri operativi e organizzativi difficilmente sostenibili». Le risorse economiche spiegano i sindacati, vanno ripartite in maniera equa e proporzionata tra tutte le forze dell’ordine. Chiedono quindi un confronto col governo, altrimenti, aggiungono, «ci vedremo costretti, nostro malgrado, a proclamare lo stato di agitazione, a tutela del personale che rappresentiamo e dell’equilibrio del sistema sicurezza del Paese».

Danni alla volante della polizia colpita con colpi di arma da fuoco da un uomo di origine cinese, Milano, 1 Febbraio 2026, Ansa/Andrea Fasani
A suscitare malessere negli agenti di polizia c’è anche un provvedimento di salvaguardia esteso dal governo alla guardia di finanza e non a loro, che pure lo avevano richiesto. Come denunciato dal segretario generale Felice Romano del Siulp, la cosiddetta riforma Nordio del 2024 ha modificato il Codice dell’ordinamento militare «nella parte in cui viene regolato l’avanzamento di carriera del personale delle Forze armate in presenza di avvisi di garanzia o procedimenti penali».
La novità principale riguarda la rimozione del blocco dell’avanzamento al grado superiore: prima avveniva con il semplice rinvio a giudizio. Ora, le promozioni si bloccano solo con una condanna in primo grado, o con il patteggiamento per reati non colposi. In più occasioni, il sindacato ha chiesto l’estensione di questo principio anche alla polizia, perché – spiega Romano – «diversamente dal più garantista trattamento riconosciuto al personale militare, con la richiesta di rinvio a giudizio» un agente «subisce gravose penalizzazioni nella progressione di carriera, che resta bloccata fino al momento della positiva definizione del procedimento penale che richiede anni. E ciò a tacere delle preclusioni alla partecipazione alle procedure concorsuali, sia quelle per l’avanzamento ai ruoli superiori che quelle selettive per la partecipazione a corsi di specializzazione».

La premier Giorgia Melonisaluta alcuni carabinieri e i militari dell’esercito in servizio alla stazione di Rogoredo, Milano, 6 febbraio 2026.ANSA/Uff stampa Palazzo Chigi
Oltre il danno – la mancata estensione del beneficio ai poliziotti – Romano lamenta la beffa: la sua estensione alla guardia di finanza. «Questa incresciosa, e davvero incomprensibile, scelta discriminatoria, ove non venisse rimeditata in sede di conversione in legge del decreto appena approvato, andrebbe ad accrescere il condivisibile sentimento di rabbia per il manifesto frustrante abbandono che soffre» la polizia, che «decisamente non merita di subire ulteriori umilianti ferite morali oltre che giuridiche ed economiche. Tali ingiustizie appaiono ancor più dolorose perché inferte da un esecutivo il cui programma, almeno in tutte le dichiarazioni e volontà di intenti sinora esternate, vedeva nella tutela del personale in divisa un asset fondamentale dell’azione di governo».
A fronte di un malessere crescente, Romano spiega che il sindacato darà vita a «momenti di protesta per denunciare l’inaccettabile e insopportabile situazione in cui si verrebbero a trovare solo i poliziotti ad ordinamento civile. Se non venisse raccolta la nostra richiesta ad equiparare la condizione dei poliziotti a quelle che valgono per i militari, non resterebbe che prendere atto di come tutte le divise sono uguali, ma quelle con le stellette sono più uguali delle altre».
