Africa nel cuore della Chiesa

La Chiesa scommette sull'Africa. L'Africa è attualmente il Continente con la più alta percentuale annua di crescita per la cristianità nel mondo.

Sono rimaste profetiche le parole di Paolo VI pronunciate il 31 luglio 1969, nel corso del suo viaggio in Uganda e a conclusione del Symposium dei Vescovi dell’Africa: “Voi Africani siete ormai i missionari di voi stessi. La Chiesa di Cristo è davvero piantata in questa terra benedetta… Noi vi diciamo, in nome del Signore, che insieme seguiamo ed amiamo, che voi ne avete la forza e la grazia, perché voi siete membra vive della Chiesa cattolica, perché siete cristiani ed africani”.

Vent’anni dopo, nella festa dell’Epifania 1989, Giovanni Paolo II convocava un Sinodo speciale per l’Africa che, celebratosi nel mese di aprile 1994, avrebbe indicato ai cristiani del Continente, con l’esortazione apostolica Ecclesia in Africa, il cammino per una più spedita e profonda evangelizzazione.

Ancora vent’anni dopo, Benedetto XVI programma un secondo Sinodo o Assemblea speciale per l’Africa sul tema della pace e della giustizia che “segni un ulteriore impulso nel Continente africano all’evangelizzazione, al consolidamento e alla crescita della Chiesa e alla promozione della riconciliazione e della pace”. Questa seconda Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi si celebrerà nell’ottobre 2009.

L’Africa non solo è presente nel cuore degli ultimi Papi, ma ha un ampio spazio nel cuore stesso della Chiesa. E per usare un’espressione di Paolo VI, l’Africa sente, dal canto suo, di essere oggi più che mai “nuova patria di Cristo, terra amata dall’eterno Padre”.

La Chiesa scommette sull’Africa. L’Africa è attualmente il Continente con la più alta percentuale annua di crescita per la cristianità nel mondo. Moltissimi africani ricevono il battesimo ogni anno. I seminari e i noviziati – ha affermato recentemente il card. Francis Arinze – hanno più candidati di quanti possano ragionevolmente accoglierne. Nuove parrocchie e nuove diocesi vengono create ogni anno.

Uno sguardo anche veloce alle statistiche della Chiesa cattolica non manca di suscitare stupore. Negli ultimi 10 anni, la Chiesa è cresciuta da 102 milioni di fedeli a 148, con un aumento del 30%. I Vescovi sono passati da 513 a 630. I sacerdoti diocesani hanno avuto un aumento del 58%, passando da 12.900 a 31.000. Anche le religiose sono aumentate notevolmente, passando da 46.000 a 57.000.

I dati numerici non sono però tutto. I Lineamenta del prossimo Sinodo sull’Africa, pur avvertendo che il dinamismo indicato dal sorprendente progresso della Chiesa ha bisogno di essere accompagnato da una crescita della fede e delle strutture ecclesiali, fanno particolarmente leva sugli aspetti positivi della cristianità africana.

L’Africa gode infatti di un forte dinamismo missionario. Dalle Chiese particolari vengono inviati in numero crescente figli e figlie ad annunciare il Vangelo in altre parti del Continente e in altre regioni del globo. La proclamazione della Buona Notizia viene accompagnata da significative iniziative nel campo della promozione sociale e dei diritti umani, nella lotta per la giustizia, la pace e la riconciliazione.

Giovanni Paolo II, nel suo primo viaggio in Africa nel 1980, così si rivolgeva ai giovani della Costa d’Avorio: “Custodite le vostre radici africane. Salvaguardate i valori della vostra cultura. Voi li conoscete e ne siete fieri: il rispetto della vita, la solidarietà famigliare e l’aiuto ai genitori, la deferenza verso gli anziani, il senso dell’ospitalità, la saggia conservazione delle tradizioni, il gusto della festa e dei simboli, l’importanza del dialogo e della parola per risolvere i diverbi.

Tutto ciò costituisce un vero tesoro da cui voi potete e dovete prendere del vecchio e del nuovo per la costruzione del vostro paese, elaborando un modello originale e tipicamente africano, fatto d’armonia tra i valori del passato culturale e i dati più recepibili della civiltà moderna”.

È questo un atto di fede, forte e coraggioso, rivolto dal Vescovo di Roma ai popoli del Continente, tutti protesi verso la costruzione di un futuro più giusto, libero, solidale e fraterno. È anche un atto di fede in una Chiesa che, rileggendo un secolo di evangelizzazione, trova che tante cose devono essere superate ma che, allo stesso tempo, percepisce la propria solidità e forza in quelle linee ormai ben marcate che segnano il suo profilo africano.

La missione della Chiesa, nel Continente africano, si fa presente nel concreto della storia umana, seguendo le orme del suo Signore che, pur essendo di natura divina, si è fatto carne e ha posto la sua abitazione in mezzo a noi. Ecclesia in Africa fa costante riferimento a questa verità che il Papa assume come fondante della missione cristiana nel Continente.

È un richiamo ricco di fede e di speranza, soprattutto quando si elencano gli innumerevoli indici di preoccupazione che lo stesso documento papale non manca di richiamare: “Una situazione comune è, senza dubbio, il fatto che l’Africa sia piena di problemi: in quasi tutte le nostre nazioni c’è una miseria spaventosa, cattiva amministrazione delle scarse risorse disponibili, instabilità politica e disorientamento sociale. Il risultato è sotto i nostri occhi: squallore, guerre, disperazione. In un mondo controllato dalle nazioni ricche e potenti, l’Africa è praticamente divenuta un’appendice senza importanza, spesso dimenticata e trascurata da tutti” (40).

Giovanni Paolo II, se fa ricorso alla parabola dell’uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico per ribadire che le popolazioni d’Africa hanno “un bisogno estremo di buoni Samaritani che vengano loro in aiuto”, non smette di ribadire che è l’Africa stessa a “raccogliere le proprie energie, per porle al servizio del bene comune” (41).

Essa possiede infatti “una molteplice varietà di valori culturali e di inestimabili qualità umane, che può offrire alle Chiese e all’intera umanità… Sono valori che possono favorire un’evoluzione positiva della drammatica situazione del Continente, ed avviare quella ripresa globale da cui dipende l’auspicato sviluppo delle singole nazioni” (42).

L’indole africana sembra avere realizzato un felice matrimonio con il messaggio cristiano. Infatti i tentativi compiuti da alcuni governi, in decenni passati, di introdurre con forza l’ideologia marxista non ha dato alcun frutto, mentre invece le Chiese cristiane hanno continuato ad attirare un numero crescente di aderenti con le loro liturgie traboccanti di gioia e freschezza.

I Vescovi africani confessano però che la Chiesa necessita in questo momento di un vero salto di qualità. Ha bisogno di vivere e proporre la propria fede cristiana con cuore africano, con sentimenti africani, con espressioni proprie. Il retaggio europeo nella nascita e nel primo sviluppo della Chiesa africana pesa ancora molto e non sempre positivamente. Il cristianesimo africano, sfigurato da troppe divisioni e dottrine, si manifesta purtroppo in molteplici forme di sincretismo, aliene alla purezza della fede e all’indole africana.

L’Africa cristiana, che ha percorso negli ultimi cent’anni un lungo cammino di evangelizzazione, affronta ora una crisi profonda che richiede una vera ricostruzione. Giovanni Paolo II ha avuto il merito di lanciare con coraggio il grande progetto di una nuova evangelizzazione, il cui contenuto sta proprio nella proposta di senso della fede cristiana per l’Africa del nostro tempo.

Questo numero della rivista propone ai lettori alcune riflessioni e una variegata gamma di esperienze, quale contributo e stimolo che le persone consacrate, animate dalla spiritualità dell’unità, hanno offerto e offrono alla evangelizzazione dell’Africa. I periodici drammi che colpiscono ora l’uno ora l’altro dei Paesi africani non mortificano l’impegno evangelizzatore della Chiesa, anzi stimolano a fare emergere, grazie al dono dello Spirito, il volto più bello di un’Africa “famiglia di Dio”, solidale e missionaria.

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