Addio a Connery, non solo James Bond

L'attore scozzese è morto nella sua villa alle Bahamas, aveva compiuto novant'anni la scorsa estate. E' stato il più popolare e amato interprete di James Bond, ma è stato anche molto altro    
L'attore Sean Connery durante una conferenza stampa ad Amburgo, in Germania, nel 1992. (AP Photo/Christian Eggers, File)

L’eleganza, il fascino, una bellezza signorile, classica. La costante sicurezza, il controllo, l’audacia e una sensualità raffinata. La brillantezza sobria, mai volgare, mai aggressiva. Sono tratti fondamentali, parole chiave, è quel sapore inconfondibile, piacevole, del personaggio iconico a cui Sean Connery ha dato forma fisica, corpo, sguardi, movimenti e segni così profondi da rendere eternamente sua la creatura nata dalla penna dell’inglese Ian Fleming.

E chi è venuto dopo, finora, Sean Connery senza volerlo se l’è mangiato, e non solo perché fu il primo a portare sui grandi schermi di tutto il mondo il più famoso degli 007, a tatuarlo nell’immaginario collettivo degli anni sessanta e poi di sempre. Ma perché Sean e James hanno fatto scintilla, si sono ritrovati duo, coppia artistica perfetta. Fatti l’uno per l’altro.

E allora James Bond, quello vero, si usa dire, per certi versi l’unico, è stato Sean Connery, così alto, statuario e slanciato da arrivare terzo classificato al concorso di Mister universo, prima del successo col cinema partito nel 1962, proprio col primo capitolo di quella saga che ancora oggi prosegue e che divenne ultra popolare col tempo, grazie a Sean, sul quale in pochi avrebbero scommesso: era Licenza di uccidere e fu l’iniziò di vorticosi e meravigliosi giri del mondo tra hotel di lusso, automobili, donne bellissime, adrenalina e location da favola, di quelle che andare al cinema è anche spalancare gli occhi e volare come in un sogno su e giù per gli angoli suggestivi del pianeta.

Sean Connery nelle vesti di James Bond (AP Photo, FILE)
Sean Connery nelle vesti di James Bond (AP Photo, FILE)

Eppure Connery, nonostante le sette volte vestito da James Bond, tra separazioni e ritorni, ha fatto eccome per non farsi catturare dal suo inarrivabile e infallibile 007. E a ben guardare, l’attore di umili origini, di padre camionista e madre cameriera, di mille mestieri prima di divenire celebrità – fu bagnino, lavapiatti, modello e altro – almeno in parte c’è riuscito: scavando nella sua filmografia salta fuori facilmente una bella manciata di “ma certo”, “è vero”, “come no”, scoprendo i ruoli importanti dello scozzese che amava profondamente la sua terra e il pianeta stesso, partecipando alla battaglia culturale per la sua difesa.

Il primo refresh arriva ripensando a Jimmy Malone: il poliziotto irlandese de Gli intoccabiliBrian De Palma 1987 – che nella Chicago degli anni trenta ne aveva viste di brutte, tra sporcizia, degrado e corruzione, eppure riusciva a sconfiggere il cinismo e la rassegnazione e a combattere Al Capone, interpretato da Robert De Niro, rinnovando la speranza attraverso l’incontro con il giovane collega Eliot Ness (Kevin Costner). Ci vinse un Oscar da non protagonista, Sean Connery, con quel bellissimo film e quel personaggio.

Ma ancor di più, forse, la sua emancipazione da Bond passa per il sapiente e illuminato, intelligente e acuto Guglielmo da Baskerville: il frate francescano di Il nome della Rosa, il film di Jean Jacque Annaud del 1984 tratto dal romanzo di Umberto Eco. E poi ci sarebbero il Juan Sanchez di Villa Loboz Ramirez nel film Highlander e il padre di Harrison Ford in Indiana Jones L’ultima crociata.

Senza dimenticare che, andando a cercare tra il cinema americano dei grandi maestri, troviamo Sean Connery diretto diverse volte dal grande Sidney Lumet (La collina del disonore, 1965; Rapina record a New York, 1971; Assassinio sull’Orient Express, 1974; Sono affari di famiglia, 1989), da John Boorman (Zardoz,1974) e da John Huston (L’uomo che volle farsi re, 1975), più parecchi altri registi tra cui il Gus Van Sant di Scoprendo Forrester, del 2000, che è l’ultimo buon film interpretato da Connery prima del congedo, nel 2003, e del rifiuto di incarnare Gandalf in Il signore degli anelli e Albus Silente in Harry Potter.

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