Addio all’allenatore gentiluomo

Gigi Simoni, ex tecnico di Inter, Cremonese e Napoli fra le altre, è morto venerdì scorso all’età di 81 anni. Il mondo del calcio lo ha omaggiato, esaltando le sue grandi qualità umane
Gigi Simoni (Foto Stefano Cavicchi/LaPresse)

Sette promozioni dalla Serie B alla Serie A, una Coppa Uefa conquistata con l’Inter nel 1998 assieme al rimpianto di uno scudetto solo sfiorato, svanito sul più bello. Gigi Simoni è stato un pezzo di storia importante del calcio italiano: da giocatore ha vestito le maglie di Mantova, Napoli, Torino, Juventus, Brescia e Genoa, dando poi spazio a una lunghissima carriera in panchina. Il suo percorso da allenatore è fatto di tanti successi in provincia (indimenticabili i due salti in A col Pisa e i tre anni di massima serie con la Cremonese) e di un picco nel grande calcio, rappresentato dall’esperienza all’Inter.

Il suo arrivo in nerazzurro, nell’estate del 1997, coincide con uno dei colpi di mercato più clamorosi di quell’epoca: l’acquisto del brasiliano Luis Nazario da Lima, al secolo Ronaldo, dal Barcellona. Il presidente Massimo Moratti aveva voglia di portare la sua creatura ai fasti del passato: per arrivare all’obiettivo aveva deciso di prendere il più forte su piazza, un campionissimo che avrebbe fatto sognare le folle con i suoi meravigliosi gesti tecnici, seppur per un periodo limitato. La migliore annata del Fenomeno brasiliano in Italia, anche a causa dei gravi problemi fisici che ne hanno costellato la carriera, è stata proprio la prima.

Il pragmatico Gigi Simoni aveva costruito la squadra attorno alla punta verde-oro, con un sistema di gioco basato sulla marcatura a uomo e il ritorno del libero in difesa: compito affidato alla bandiera Beppe Bergomi. Un capolavoro tattico che aveva finito per esaltare le caratteristiche della rosa a sua disposizione, consentendo a Ronaldo di esprimere un potenziale devastante. I risultati sono stati il già citato successo europeo, con la Lazio battuta in una finalissima tutta italiana e, soprattutto, un lungo testa a testa in campionato contro la corazzata Juventus. Il finale non ha arriso all’Inter: sarebbe stato il punto esclamativo per la carriera di Simoni che, da lì in poi, non avrebbe più toccato quelle vette.

I successi, però, non possono né devono essere l’unico metro di paragone per comprendere il lascito di un grande uomo di sport. Basta leggere i messaggi di cordoglio arrivati da tutto il mondo del calcio italiano per capire la grandezza dell’impronta lasciata da Gigi Simoni. La notizia della sua morte, avvenuta lo scorso 22 maggio all’Ospedale di Cisanello di Pisa a causa delle complicanze legate all’ictus che lo aveva colpito nel giugno 2019, non ha lasciato indifferenti i calciatori da lui allenati e le società in cui aveva lavorato. «È stato un grande protagonista della storia dell’Inter – ha ricordato l’ex presidente Moratti – un tecnico gentiluomo verso il quale provavo grande stima e affetto». Bergomi ricorda Simoni come «un grande uomo che ha avuto meno di quanto meritasse. Non aveva pregiudizi: mi disse “per me sono tutti uguali, 18 enni o 35 enni, è il campo a decidere”».

La testimonianza forse più toccante è proprio quella di Ronaldo, a cui Simoni fece da padre putativo nel suo primo anno in Italia: «Per me non è stato solo un allenatore – ha precisato il brasiliano –. Se oggi penso a lui, penso a un uomo saggio e buono, che non ti ordinava di fare le cose, ma ti spiegava perché quelle cose erano importanti. Penso a un maestro. Lo ricordo così, con quel sorriso, la sua voce sempre calma, i suoi consigli preziosi. Potevamo e dovevamo vincere di più – ha concluso l’ex calciatore – ma abbiamo vinto insieme, la cosa che ci raccomandava sempre».

Educazione, gentilezza, mitezza, grande misura nelle dichiarazioni verso l’esterno ed equilibrio nei rapporti con i giocatori che allenava. In un calcio dai ritmi sempre più esasperati, dominato da una comunicazione aggressiva e spesso iperbolica, una figura come quella di Gigi Simoni sarebbe stata ancora molto importante. Il ricordo di quanto fatto, però, continua ad essere presente e forte. “L’affetto che riceviamo da ogni parte d’Italia – ha detto la moglie Monica durante le esequie celebrate ieri – dai tifosi di ogni squadra, grandi campioni e presidenti, ci conforta tantissimo e ci allevia il dolore per una perdita enorme”.

 

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