Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Italia > Storie

Ad Haiti per evangelizzare l’inferno

di Tamara Pastorelli

- Fonte: Città Nuova

Tamara Pastorelli

La Missione Belem sull’isola caraibica raccontata da tre registi, Luca Bonaventura, Marta Carino e Fernando Muraca. Dalla loro passione per la regia, dal loro desiderio di raccontare i più dimenticati, dal loro viaggio in quei luoghi, nascerà un resoconto giorno per giorno su Istagram e poi un film documentario, “Perché ti ho visto”, che servirà a raccogliere fondi per la costruzione di un ospedale.

Con immenso affetto, evangelizziamo l’inferno: è il titolo di un libro che racconta la storia della Missione Belem, nata diciotto anni fa nella città di San Paolo. È il 2000, l’anno del Giubileo: padre Giampietro Carraro, missionario veneziano, e una consacrata brasiliana, Cacilda Da Silva Leste, attraversano il cosiddetto ponte dello “Chà”. Sono disorientati, non conoscono niente della vita della strada, non sanno come fare ad avvicinare i “meninos de rua”, i ragazzi che vivono sulla strada, temuti e rifuggiti dai più.

Scrive padre Giampietro: «Solo Dio sa quanto desideriamo entrare nel mondo di questi bambini. Nella nostra testa danzano i dogmi invisibili della società: “questi ragazzini sono dei buoni a nulla, sono pericolosi, sanno solo rubare, a loro piace intontirsi respirando i vapori della colla e del diluente”. Ma qualcosa doveva succedere quella notte».

All’improvviso, alcuni bambini arrivano dalla parte opposta della strada: sono malconci, chiassosi. All’inizio, non li notano. Finché uno di questi non si stacca dal gruppo e va loro incontro. Sono amichevoli e incuriositi dai crocifissi e dalle medagliette che i religiosi portano al collo. Ne conquistano la fiducia, e alla fine, i bambini li portano a visitare il loro nascondiglio dentro il ponte, passando attraverso una fessura di 40 centimetri in una delle pareti.

«Venti ragazzini, poco più che bambini, sono là, abbandonati; bambine semi-nude in braccio ai compagni della stessa età, drogati dalla colla e dal tinner, un diluente. Un fortissimo odore di marijuana. È una scena infernale. Tutto scuro, brutto, triste. Davvero, questa diventerà per noi la prima porta dell’inferno». Così, nasce in padre Giampietro e Calcida, la consapevolezza della loro chiamata: evangelizzare l’inferno.

«A partire da quel momento, i sotterranei infernali della strada, dei marciapiedi e delle piazze, delle favelas… sono diventati la nostra casa e il “popolo della strada”, il popolo dei miserabili è diventato la nostra famiglia» raccontano.

Nel maggio del 2010, la Missione Belem giunge anche ad Haiti. Ricorda padre Giampietro: «Era previsto che, con i nostri missionari, arrivasse nelle coste della capitale di Haiti anche un terribile ciclone, e tutti sapevamo che il colera stava imperversando, mietendo decine di migliaia di morti. Nonostante tutte le difficoltà abbiamo scelto di partire e di dare la nostra vita a questo popolo martoriato dal terremoto e dalla miseria».

Qui, gli uomini e le donne della Missione Belem lavorano per salvare il popolo che abita una favela sorta sopra una discarica di spazzatura, dove i bambini muoiono a migliaia per le infezioni. Ci racconta il regista Fernando Muraca: «Dopo soli 5 anni, sono riusciti a costruire, strappando un pezzo di spazio all’oceano, con milioni di tonnellate di macerie del terremoto, le scuole di ogni ordine e grado. Ora, devono riuscire nell’impresa di prendere al mare ancora un pezzo per edificare un ospedale. Marta Carino, Luca Bonaventura ed io andiamo a fare per loro un documentario che possa aiutarli a mettere in piedi una raccolta fondi, perché ci vuole un milione di dollari per fare questo miracolo».

I tre registi, giorno per giorno, momento per momento, racconteranno anche la loro esperienza via Instagram, per diventare “virali” e far partecipare più persone possibili a questa storia di resurrezione. «Se vi state chiedendo perché lo facciamo – spiega Muraca –, è presto detto. Noi tre abbiamo età, provenienza ed esperienze diverse, ma quello che ci accomuna è la passione per la regia e il desiderio di raccontare i più dimenticati, quelli ai confini del mondo, che non vede e non sente nessuno. Noi vogliamo raccontare il loro grido di dolore che va oltre ogni barriera umana. Nessuno vuole vedere questo orrore. Noi sì, e lo metteremo in mostra nel film documentario: “Perché ti ho visto”».

 

Se volete seguire le loro avventure, e il proseguo di questa storia su Instagram, basta cliccare su: Perché ti ho visto.

 

Riproduzione riservata ©

Esplora di più su queste parole chiave
Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876