Accuse all’Unrwa e blocco degli aiuti a Gaza

Mentre si tergiversa per una tregua a Gaza (e intanto si continua a sparare), un duro colpo, anche se formalmente legale, è stato inferto in questi giorni all’Onu. Sull’onda di un’accusa israeliana di complicità con Hamas di alcuni dipendenti Unrwa, 13 Paesi hanno sospeso i contributi all’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi.
Attivisti libanesi e palestinesi protestano in solidarietà con Gaza davanti all'Ufficio della delegazione dell'Unione europea in Libano nel centro di Beirut, 7 febbraio 2024. Foto: EPA/WAEL HAMZEH via Ansa

La denuncia da parte del Dipartimento di Stato americano è del 2 febbraio: 12 (dodici) membri del personale dell’Unrwa a Gaza sono stati accusati dal governo israeliano di coinvolgimento o complicità con Hamas negli attacchi del 7 ottobre che hanno provocato la morte di 1.100-1.200 israeliani e il rapimento dei circa 240 ostaggi. Il governo israeliano afferma di avere le prove (che comunque non sono state rese pubbliche) di questa complicità.

Ma il fatto veramente grave è che gli Usa abbiano annunciato l’immediata sospensione dei finanziamenti all’Unrwa; e che altri 12 Paesi abbiano aderito allo stop dei contributi all’Agenzia dell’Onu per il Soccorso e l’Occupazione dei Rifugiati Palestinesi (questo è il nome di cui Unrwa è l’acronimo). I Paesi che hanno bloccato i loro contributi sono, oltre agli Usa: Canada, Australia, Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Svizzera, Norvegia, Finlandia, Romania, Giappone, che rappresentano più del 50% dei fondi destinati all’Unrwa. Oltre il 90% di quei finanziamenti provengono da “contributi volontari” dei Paesi membri delle Nazioni Unite. Nel 2022 l’Agenzia Onu ha ricevuto oltre 1 miliardo di dollari in donazioni. Il contributo maggiore, di 344 milioni di dollari, era stato quello degli Usa.

E non conta a quanto pare nulla che l’Agenzia delle Nu abbia immediatamente sospeso i 12 dipendenti accusati e dichiarato che chi di loro verrà ritenuto coinvolto, sarà rinviato a giudizio.

Inoltre, una Dichiarazione del Segretario Generale delle Nazioni Unite, del 5 febbraio, stabilisce la nomina di un «gruppo di revisione indipendente per valutare se l’Agenzia sta facendo tutto ciò che è in suo potere per garantire la neutralità e per rispondere alle accuse di gravi violazioni quando vengono avanzate. La revisione sarà guidata da Catherine Colonna, ex ministro degli Affari esteri francese, che lavorerà con tre organizzazioni di ricerca» indipendenti, e dovrà presentare un primo rapporto alla fine di marzo, e un rapporto finale, che sarà poi reso pubblico, entro aprile 2024.

Sono circa 6 milioni i rifugiati palestinesi che hanno potuto finora beneficiare dell’assistenza Unrwa: 2,4 milioni in Giordania, 580 mila in Siria, 487 mila in Libano, 900 mila in Cisgiordania e soprattutto 1,7 milioni a Gaza. A questo riguardo, il «Segretario Generale [Antonio Guterres] sottolinea che queste accuse giungono in un momento in cui l’Unrwa… sta lavorando in condizioni estremamente difficili per fornire assistenza salvavita a 2 milioni di persone nella Striscia di Gaza che dipendono da essa per la loro sopravvivenza». In queste condizioni, con lo stop ai contributi di 13 Stati, l’Unrwa potrebbe non essere in grado di fornire assistenza a Gaza dopo la fine di questo mese. Unica per ora eccezione all’andazzo che di fatto “condanna” la popolazione palestinese di Gaza alla fame (e non solo) in nome di un’amara “giustizia”, la decisione del governo spagnolo di fornire un contributo di 3,5 milioni di euro all’Unrwa per sostenere le sue attività a breve termine.

Occorre precisare che la maggior parte dei 30 mila dipendenti Unrwa sono palestinesi, di cui 13 mila residenti a Gaza. E 150 di loro sono stati uccisi nelle violenze e nei bombardamenti dei mesi scorsi. Solo 300 sono i funzionari internazionali dell’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi.

Daniele Frison di Asianews (il sito del Pime) ha chiesto al Direttore di Caritas Jordan, Wael Suleiman, cosa pensa della sospensione dei finanziamenti volontari a favore dell’Agenzia Onu, attuata negli ultimi giorni da parte degli Stati Uniti, seguiti a ruota da altri 12 Paesi (nove europei tra cui l’Italia). Suleiman ha risposto fra il resto (l’intervista completa si può leggere in italiano su asianews.it in data 1° febbraio 2024) che si tratta di un’azione senza senso. «Questa resistenza soprattutto da parte dell’Europa è molto strana. Proprio da parte di quei Paesi che hanno educato il mondo all’importanza dei diritti, della giustizia. Oggi l’Europa non riesce ad essere ciò che ha insegnato al mondo; non ha una posizione propria, segue altre correnti. Così facendo tradisce le sue radici». E il direttore di Caritas Jordan aggiunge: «Anche se fosse vero che queste 12 persone hanno sbagliato, con questa scelta si va a distruggere l’unica speranza dei palestinesi, che da 75 anni subiscono ingiustizie».

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