Accanto alla gente

Ragazzi
Un bicchiere di vino rosso sul cornicione di un antico palazzo dialoga con un graffito dall’oscuro significato. Addossate nel vicoletto, cosa ci fanno in un posto così improbabile le porte di un campo di calcio? Sbocco in una piazza, quella dove si affacciano il prestigioso Istituto orientale e la quattrocentesca Cappella Pappacoda: sulla cuspide del portale marmoreo, un san Michele svetta tra degrado e bellezza, abbinamento purtroppo non raro qui, nel centro storico della Neapolis greco-romana. Proprio accanto alla Cappella, spicca su un portoncino la targa Suore del Bambin Gesù, dove sono atteso. Calda è l’accoglienza di Annamaria, Daniela e di due Anna. Mentre una è intenta a preparare il pranzo, ci trasferiamo in un terrazzino, oltre il quale spunta il san Michele ricciuto: così vicino, l’arcangelo sembra ascoltare ciò che ci andiamo dicendo. Il quartiere e la gente che ci vive sono nel cuore di queste figlie di padre Nicola Barré, arrivate qui nel ’92, accolte da padre Gennaro Acampa, parroco di San Giovanni Maggiore in Santa Maria dell’Aiuto. Queste suore – ha detto, presentandole alla comunità – sono l’espressione di una congregazione che ha fatto la scelta preferenziale dell’annuncio del Vangelo agli ultimi; vengono da noi per ricordarci, con il loro esempio, che l’impegno per una nuova evangelizzazione del nostro quartiere continua. Qui hanno trovato una ricca e grande umanità nella gente, e l’hanno sperimentata subito nella loro calorosa accoglienza. La singolare stratificazione sociale del posto registra la presenza di tanti studenti (l’Università Federico II è a due passi) e vede convivere nello stesso palazzo, nel basso, chi talvolta stenta a tirare avanti una fa- miglia, e nei piani alti il professionista. Ma è fra la gente semplice più forte la solidarietà, per cui il problema di uno diventa di tanti. Tutti i giorni, infatti, sono da conquistare, causa disoccupazione, povertà, precarietà di strutture e spazi… I più vulnerabili, quei minorenni lasciati a sé stessi, la cui casa è la strada e l’unico amore il pallone. Inizialmente la gente rimane perplessa e incuriosita davanti a queste suore senza abito religioso, ma vedendole semplici e vicine, le accosta con fiducia aprendo loro il cuore. Il nostro carisma ci porta a condividere le vicende liete o dolorose del quotidiano, e ciò al di là di quello che riusciamo a fare concretamente. Talvolta, quando ci vengono a confidare difficoltà veramente grosse, ci sentiamo impotenti, capaci solo di ascoltare e far nostro quel dolore. Questo comunque ci ha spinte a cercare e conoscere le varie risorse sul territorio e a lavorare in rete, come nel caso di mamme in attesa di un bimbo che abbiamo indirizzato al Centro di aiuto alla vita. L’ascolto e la condivisione della Parola ci aiutano ogni giorno a guardarci nuove e a vivere nell’amore reciproco gesti semplici fraterni; questo è per noi il mistero dell’Incarnazione oggi, sperimentare la sua presenza. In questi anni, le suore si sono adoperate, con la fantasia dell’amore, per creare momenti di aggregazione: feste, campi scuola, gite… Come quella volta sul Vesuvio con alcuni ragazzini che non erano mai usciti non dico da Napoli, ma dal loro stesso quartiere, e si stupivano perfino davanti ad un fiore insolito. Anche la festa di Carnevale, svolta in una piazza troppo spesso regno solo di alcuni di loro, si è trasformata in un momento di gioia e di coinvolgimento attivo delle loro famiglie e di altri (anche di chi a volte cerca di distruggere anziché costruire). Sui volti di ciascuno la meraviglia e il desiderio di essere lì insieme per realizzare un quartiere più bello. L’anno scorso, con alcuni giovani che avevano manifestato il desiderio di fare una esperienza missionaria in Africa, siamo partiti per realizzare insieme ai loro coetanei di lì un progetto per i ragazzi del Camerun. Significativa pure l’iniziativa di un torneo di calcetto interparrocchiale, realizzato col sostegno e l’animazione di alcuni giovani e adulti. È servito a insegnare come giocare con lealtà e attenzione all’altro a ragazzini abituati ad essere violenti verso chi proviene da un quartiere diverso. A questo proposito suor Anna, coinvolta in Sportmeet, sottolinea come una via preferenziale per la costruzione di un mondo più fraterno e giusto sia appunto lo sport: Con altri cerchiamo di diffondere una cultura positiva dello sport, sia nei piccoli ambienti parrocchiali o in società sportive, sia anche nella scuola attraverso corsi per insegnanti e momenti agonistici o nei convegni in collaborazione con università. Da sempre le suore hanno uno sguardo privilegiato per i ragazzi e i giovani attraverso l’animazione nella catechesi in parrocchia e nel sostegno scolastico. La provvidenza ci è venuta incontro attraverso una sala messa a disposizione dalla Curia arcivescovile. Così, tre anni fa, in un vicoletto a due passi da qui, è nato quello che sarebbe poi diventato il Centro Aquilone. Questo centro, che si regge sul volontariato, accoglie nel pomeriggio una decina di ragazzi che fanno recupero scolastico ed altre attività sportive e manuali. Di positivo c’è questo aspetto di prevenzione, ma anche di coinvolgimento delle famiglie. Tutte ricordano con gioia l’evoluzione di uno dei primi ragazzi del Centro, che inizialmente camminava sempre con la testa bassa, faticando ad entrare in relazione con gli altri. Ora è diventato un altro, riuscendo addirittura ad affrontare l’esame di terza media, ostacolo per lui insuperabile. Suor Daniela, che insegna in una scuola elementare statale del territorio, mi racconta dei suoi alunni piuttosto vivaci e delle difficoltà dovute alla realtà personale e familiare: Sono un dono per me: mi aiutano ogni giorno a vivere con uno sguardo contemplativo che sa vedere oltre l’apparenza, oltre il disagio, quelle potenzialità positive che ciascuno porta in sé. È una sfida entusiasmante accompagnarli in questo cammino di crescita che li incoraggia a scoprire i loro doni e valorizza i progressi o le conquiste anche più semplici. Che commozione quando riescono a vivere gesti di attenzione verso un compagno che fa fatica, o a esprimersi vincendo paure e blocchi, o a riconoscere che il risultato ottenuto è frutto della collaborazione, ma soprattutto quando scoprono il gusto di imparare che li motiva a frequentare con gioia e assiduità. Attualmente suor Annamaria è inserita nel mondo della pastorale carceraria, a Poggioreale, dove lavora in équipe con altri religiosi e laici: segue alcuni gruppi di catechesi e si dedica a colloqui personali prevalentemente con giovani, spesso extracomunitari. Sono ragazzi fragili, bisognosi di tutto, anche di una semplice stretta di mano o di una pacca sulla spalla. Per me è un continuo esercitarmi in quella arte di amare appresa da Chiara Lubich e che mi aiuta a vivere nel mio servizio il carisma del nostro fondatore, il beato Nicola Barré. Mi accompagnano le sue parole Chi accoglie una persona povera ed abbandonata, accoglie doppiamente Gesù Mi fa leggere l’ultima lettera ricevuta da un ex detenuto che la chiama mamma: Quando penso a te mi sento bene, non so cosa mi succede. Da quando ti ho conosciuta il mio amore verso il Signore è diventato più vero. Prima non dicevo le preghiere, non facevo neppure il segno della croce, adesso grazie a te ho imparato un pochino a parlare con Gesù e faccio sempre il segno della croce. Sempre a Poggioreale – continua suor Annamaria – ho ritrovato il ragazzo affidatoci dai servizi sociali che aveva fatto con successo un cammino di recupero: per una sciocchezza era finito dentro di nuovo. Piangeva a dirotto nel dirmelo. Di fronte a questo e ad altri episodi dolorosi verrebbe da scoraggiarsi: si uscirà mai da questa spirale di povertà materiale e morale? Poi mi ritorna alla mente una frase di padre Barré: Occorre sperare contro ogni speranza perché non esiste una situazione chiusa: bisogna ricominciare sempre, essere quel segno di speranza perché il futuro è nelle mani di Dio. A Poggioreale, suor Annamaria ha trovato il terreno già preparato da Città nuova, che arriva in numerose copie grazie all’iniziativa di alcuni membri dei Focolari. Non contenta di quelle in circolazione, fotocopia per i suoi ragazzi, che se le passano di cella in cella, le esperienze scaricate da Città nuova on line e dal sito dei Focolari: Sono storie belle, positive, che li incoraggiano a potercela fare anche loro. I nostri colloqui sono fatti di questi argomenti. Leggeranno anche questo articolo? In tal caso, giunga a loro la simpatia e l’augurio di tutta la redazione.

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