About a boy – Un ragazzo

Una commedia fresca e non banale, tratta dal romanzo Un ragazzo di Nick Hornby. Questa volta il film è riuscito a rimanere molto fedele allo spirito del libro, in grado di cogliere anche le sottigliezze della vita inglese. È stato ambientato in una Londra diversa da quella tradizionale, in un quartiere che si distingue per la combinazione di antico e moderno. L’ambiente umano è realistico, con personaggi pieni di problemi: mamme senza marito e con un figlio, una donna depressa che pensa al suicidio, un ragazzo spaesato che frequenta una scuola deprimente, degno frutto di una società in crisi. Tante persone che vivono la loro solitudine come isole. Hugh Grant, veramente in forma, rivela una maturazione delle proprie capacità interpretative. Ha lasciato il ruolo del giovane carino, interpretandone uno più complesso, ed ha collaborato alla sceneggiatura, in modo da mantenerla spontanea e vivace, consona alle circostanze rappresentate. È nella parte di un fannullone egoista, impigrito dalla televisione, che cerca solo esperienze sentimentali superficiali. Ma è fondamentalmente buono e privo di ogni forma di arroganza o presunzione, e saprà accettare l’amicizia di un ragazzo, che gli permette di entrare in una vita più ampia. Arriverà a pensare, così, che l’isola che ciascuno è può sentirsi parte di un arcipelago. Questo percorso dalla solitudine all’altruismo sfocia in atti di generosità vera e propria, suoi e del ragazzo. Ma l’intuizione più profonda del film è che la decisione di aprirsi agli altri nasce dalla presa di coscienza della propria povertà personale. È a partire da questa considerazione esistenziale che i due singolari amici riescono a dare la cosa più semplice, ma più preziosa, e cioè la propria vicinanza a chi ha più bisogno di loro. Ed è sul piano di una rinata socievolezza, originata dai due, che tutti, amici e parenti, riescono a stare insieme serenamente nella scena finale, pur nella diversità. Regia di Chris e Paul Weitz; con Hugh Grant, Toni Collette, Nicholas Hoult.

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