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In profondità > Chiesa cattolica

Abolire le barriere architettoniche nelle chiese

di Massimo Toschi

- Fonte: Città Nuova


Per il segretario della Cei, monsignor Galantino, i luoghi di culto devono poter accogliere tutti. Occorre dunque eliminare tutti quegli ostacoli che non consentono ai disabili, motori e psichici, di partecipare all'assemblea liturgica. Un commento

Un disabile

Il segretario della Cei, mons. Galantino, all’ultimo convegno promosso dal Cal (Centro azione liturgica), che si è tenuto la settimana scorsa ad Orvieto, ha tenuto una importantissima relazione sulla assemblea liturgica come luogo di preghiera, di accoglienza, di condivisione non solo per alcuni, ma per tutti e, in particolare, per i poveri, per i disabili motori e psichici, per i migranti, per quelli cioè che papa Francesco chiama la carne di Cristo, le piaghe di Cristo. Un linguaggio, questo, che rinvia al linguaggio di Gesù nella grande omelia sulla divisione dei pani nel vangelo di Giovanni.

Nel definire questo orizzonte, il segretario della Cei chiede a tutti particolari premure verso “malati sofferenti, persone disabili, ad esempio eliminando le barriere architettoniche  e riservando dei posti che si adattino alle condizioni fisiche e psicologiche dei malati,in particolare per le difficoltà motorie e uditive”.

Si legge nel vangelo di Luca (ma anche in quello di Marco, che contiene l’episodio con il dettaglio dello scoperchiamento): «Un giorno (Gesù) stava insegnando. Sedevano là anche farisei e dottori della legge, venuti da ogni villaggio della Galilea, della Giudea e da Gerusalemme e la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni. Ed ecco alcuni uomini, portando sopra un letto un paralitico, cercavano di farlo passare e metterelo davanti a lui. Non trovando da quale parte introdurlo a causa della folla, salirono sul tetto e lo calarono attraverso le tegole (l’evangelista Marco usa il verbo scoperchiare, ndr) con il lettuccio davanti a Gesù, nel mezzo della stanza».(Lc5,17-22).

Nessuno pretende di scoperchiare i tetti delle nostre chiese per far entrare i disabili, anche se il vangelo lo domanderebbe, ma l’appello di mons. Galantino è sorprendente e da accogliere senza incertezze, non solo per una questione di diritto, ma per una questione di fede. Come ricorda l'evangelista Marco, è per la fede dei suoi portantini che l’uomo viene guarito da Gesù (Mc.2).

E se non si raccoglie l'appello, vuol dire che non abbiamo fede, non che ci mancano i soldi per farlo o gli architetti per progettare o le sovrintendenza per dare la loro approvazione.

Quando papa Francesco alla messa di inaugurazione del suo pontificato fa fermare la vettura e scende per salutare una persona disabile, che aveva visto nella folla, lo ha fatto perché in questo disabile è il Signore che gli viene incontro. E papa Francesco vuole scendere in questo mistero che rende visibile la carne e le piaghe di Cristo.

Se i poveri sono sacramento di Cristo, sono segno efficace della sua presenza, non possono stare in fondo di chiesa o essere bloccati da scalini di ogni tipo, con il paradossale effetto di stare in basso, mentre i celebranti stanno in alto, quando Gesù è sceso, come il paralitico viene fatto scendere e non salire, perché Dio in Gesù da ricco che era si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà in una incarnazione fino alla morte. La povertà di Cristo ha nei poveri, nei disabili, il suo segno per eccellenza ed essi sono i segni del mistero di Gesù.

La chiesa per fede deve abolire le barriere architettoniche. Non c’è sovrintendenza che tenga. Non si può snaturare e ferire l’eucaristia per qualche laccio burocratico. Non si tratta di contentare qualche disabile massimalista, ma di comprendere che tra la carne e il sangue dei poveri e la carne e il sangue di Gesù c’è una perfetta sovrapposizione, perché la carne di Cristo è la carne dei poveri e la carne dei poveri è la carne di Cristo.

Allora coraggio! Troviamo soluzioni e permettiamo ai disabili, motori e psichici, ai poveri, ai migranti, ai ciechi, ai sordi di essere segno di Dio al centro delle nostre liturgie, così le nostre assemblee liturgiche avranno più sapore di Evangelo.

I disabili nella carne (motori e psichici) rivelano le disabilità dei nostri cuori. Chi è zoppo rivela la zoppia delle nostre comunità, che inciampano nel vangelo. Chi è cieco rivela le cecità delle nostre comunità, che non sanno vedere i loro fallimenti. Chi è sordo rivela la sordità delle nostre comunità rispetto alla parola di Dio. E allora i disabili diventano per noi maestri di vangelo.

Le barriere architettoniche rivelano le barriere culturali e civili che pure segnano grandemente la vita del nostro Paese: barriere di ricchezza, di potere, di conformismo, di presunzione e di forza.

Se aboliamo le barriere rinnoviamo le nostre chiese e cambiamo il Paese a misura della costituzione. Oggi si usa dire passo dopo passo, ma anche carrozzina dopo carrozzina, senza mettere catene alle piazze e alle chiese, anche se talora la catena alle piazze può portare al governo d’italia.

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