A Verona. Guardando avanti. Con speranza

Ci siamo. L’appuntamento decennale della Chiesa italiana è alle porte. A Verona, dal 16 al 20 ottobre prossimi, i 2.700 rappresentanti della comunità cattolica nazionale si incontreranno per pregare e riflettere sui grandi temi che investono la società civile e la vita ecclesiale in questo turbolento inizio di millennio. Il termine speranza, presente nel titolo del convegno scaligero – Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo – sembra dirla lunga sulla necessità di ridare slancio e senso ad un Paese pervaso dalla precarietà del presente e dall’incertezza sul domani. La crisi non è solo economica, ma anche morale. I vescovi parlano di deriva etica, di soggettivismo, di posizioni laiciste, che influenzano le nuove generazioni e premono sulla famiglia. Un di più di speranza non guasta nemmeno all’interno della Chiesa italiana. Non solo a motivo di un problema specifico come quello delle scarse vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, ribadito nell’ultima assemblea dei vescovi. Ben altro c’è in ballo, se il card. Ruini, aprendo i lavori di quel consesso, si è spinto a indicare un inedito fronte: la costante insidia di una secolarizzazione interna della Chiesa stessa. In cosa consiste? Le spinte a condurre una vita che prescinda da Dio – ha chiarito il presidente della Cei -, largamente presenti nella società e nella cultura, non possono non avere un contraccolpo sulla comunità dei credenti. Grandi attese, dunque, su Verona. Come accadde anche per i convegni precedenti della Chiesa italiana, ad incominciare dal primo, tenutosi a Roma nel 1976, a cui seguirono, con cadenza decennale, le tappe di Loreto e Palermo, da cui sono emerse linee pastorali e strategie culturali. Con i rapidi mutamenti del nostro tempo, per di più in crescente accelerazione, dieci anni sono diventati un arco temporale enorme. Dall’assise ecclesiale di Palermo del 1995, il Paese e il contesto internazionale sono mutati. Anche la Chiesa italiana. Legittimo chiedersi come arrivi a Verona, se siano emerse novità nel cammino preparatorio, quali speranze animino i cattolici. Da qui, il dialogo con mons. Giuseppe Betori, segretario della Conferenza episcopale italiana dal 2001, riconfermato, nell’aprile scorso, per un secondo quinquennio. Mons. Betori, il cammino di preparazione è stato caratterizzato, oltre che da specifiche iniziative, anche dai contributi delle varie realtà ecclesiali in risposta al documento preparatorio. Quali attese le sembra siano emerse in questa fase? “Il cammino di preparazione ha fatto emergere un’immagine di Chiesa che non è ripiegata su sé stessa.Anzi, in ogni diocesi e in ogni associazione e movimento ecclesiale è emerso un percorso di convergenza maggiore rispetto ai tre precedenti convegni. La mia sensazione è che le stesse tappe di preparazione all’appuntamento veronese abbiano registrato un’attenzione ben oltre le aspettative. Anche dalle sintesi e dai contributi che sono pervenuti alla segreteria emerge il volto di una Chiesa che è innamorata del suo Signore, che osa pensare in termini progettuali per promuovere percorsi nuovi che aiutino a incontrare Gesù e ad esserne ogni giorno veri e credibili testimoni. Aggiungo di più: associazioni laicali, movimenti e aggregazioni ecclesiali hanno contribuito ad arricchire un cammino preparatorio accanto al percorso diocesano. Il quarto convegno ecclesiale nazionale registra una forte sintonia e convergenza di tutte le realtà ecclesiali che hanno saputo coniugare in modo organico e armonico il cammino nazionale con i percorsi particolari di ciascuna Chiesa”. Il convegno sarà intessuto di relazioni, lavoro nei gruppi di studio, visita e parola del papa. Ma da quello che lei ha intuito, quali note potranno caratterizzarlo? “Al centro di tutto c’è un protagonismo ecclesiale senza precedenti, grazie anche all’ulteriore slancio missionario che la Chiesa in Italia ha avuto negli ultimi dieci anni a partire dal convegno di Palermo nel ’95, attraverso la capillarità del Progetto culturale e le indicazioni degli Orientamenti pastorali dei vescovi Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. La Chiesa italiana di oggi è una Chiesa che vuole spendersi dentro la storia. Essa deve mostrarsi come luogo di illuminazione dell’esistenza e di apertura verso orizzonti nuovi di speranza; nonché come realtà istituzionale nella quale tale speranza diventa progetto ed esperienza. La verità cristiana, che si invera storicamente nell’esperienza di comunione dei credenti, è infatti capace di dare orientamento nuovo e autorevole – al di là delle opinioni diffuse – alla vita e all’ethos individuale e collettivo. Su queste convinzioni si inserisce con luminosità e forza il magistero del Santo Padre Benedetto XVI, che ci chiama a vivere la fede nella gioia e a testimoniarla a tutti nella sua ragionevolezza. Siamo certi che la sua parola a Verona darà ulteriore alimento a questa consapevolezza”. Il convegno è un’occasione privilegiata di partecipazione e corresponsabilità. In quale senso potrà essere vissuto come il camminare dell’intero popolo di Dio all’insegna della comunione? “Il convegno di Verona non si può ridurre alle sole relazioni o ai confronti comunitari. Il cammino della comunità ecclesiale in Italia verso Verona si colloca all’interno di questa dinamica e, in particolare, all’interno di una coscienza di Chiesa che esige di impegnarsi sul fronte di una più chiara identità della fede e su quello di un più coraggioso slancio missionario. Al convegno ecclesiale di Palermo, si chiese un salto di qualità congiungendo una più intensa spiritualità e una più coraggiosa presenza di Chiesa nelle vicende della storia: contemplazione e missione, appunto. Si tratta di fare passi avanti in questa direzione, con maggiore attenzione da una parte alla fonte della identità e della testimonianza, che è la persona di Cristo, e dall’altra alla condizione culturale di cambiamento in cui ci troviamo a rendere testimonianza. Questa prospettiva missionaria e testimoniale costituisce il terreno più solido per edificare la comunione tra le varie componenti ecclesiali”. Testimoniare il Risorto è vocazione della Chiesa nel suo insieme. Ma nelle sfide complesse di oggi emerge il ruolo dei laici cristiani e la loro peculiare esperienza. Cosa si augura emerga dal convegno? “Mi auguro che emerga la figura di un laico cristiano, mi permetta la provocazione, che abbia la spina dorsale di mettere in pratica il titolo stesso del convegno, capace cioè di essere testimone credibile del Risorto mediante una vita rinnovata e capace di rinnovare il mondo. La speranza è un dono ricevuto che deve essere coltivato, fatto crescere e portato coraggiosamente in ogni settore del vivere civile, sociale e culturale, cioè nello spazio di azione proprio in cui vive e opera il laico cristiano.Modelli di laici cristiani capaci di vivere l’anelito alla santità non ne mancano: basta scorrere i testimoni del Novecento indicati dalle regioni ecclesiastiche. Laici del calibro di Giovanni Palatucci, Rosario Livatino, Annalena Tonelli, Vittorio Trancanelli e altri. Testimoni di santità laicale che con la loro vita, il loro stile e le loro azioni hanno riscritto pagine moderne e affascinanti di Vangelo”. Il termine speranza, presente nel titolo, rimanda soprattutto ai giovani. Che ruolo giocheranno le nuove generazioni a Verona? “I giovani per la Chiesa italiana, e mi creda che non è una frase fatta, sono e saranno sempre il prezioso germe del futuro della comunità cristiana che è in Italia.Non mi riferisco solamente al popolo delle Giornate mondiali della gioventù. Quella è solo la punta di un iceberg. Penso ai ragazzi impegnati in parrocchia, nell’associazionismo, nei movimenti ecclesiali, e in tutti i contesti del vivere civile e sociale. Essi stessi nella Chiesa italiana sono generatori di speranza perché dimostrano una spiccata sensibilità e disponibilità ad intraprendere, alla sequela di Cristo, cammini di fede esigenti e impegnativi. Questa energia positiva però non è infinita e ogni tanto bisogna ricaricare le batterie per ripartire con slancio. Per i giovani italiani il convegno di Verona servirà a questo, anche perché si colloca, provvidenzialmente, all’inizio di un percorso triennale pensato dai vescovi per loro.Un percorso formativo articolato, segnato anche da appuntamenti a livello nazionale e internazionale: nel 2007 il grande incontro nazionale a Loreto, nel 2008 la Gmg di Sydney e nel 2009 un evento significativo realizzato però nelle realtà locali”. Dal convegno di Palermo ad oggi sono cresciuti la presenza e l’apporto dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità. Quali prospettive possono aprirsi per loro con l’assise veronese? “Negli ultimi anni abbiamo vissuto una nuova stagione di convergenza tra le diverse aggregazioni che compongono il mondo laicale cristiano. Le tensioni, che in passato avevano a volte pesato sul cammino ecclesiale, hanno lasciato il passo, più che a uno stile di pacifica convivenza, a un nuovo rapporto di stima e di collaborazione tra le associazioni e i movimenti stessi e tra aggregazioni ecclesiali e realtà parrocchiali e diocesane nel pieno rispetto dei carismi di tutti. Da Verona si possono aprire prospettive nuove di fraternità, di unità e di forte convergenza, come avvenuto di recente in occasione del referendum sulla legge 40, per rendere il contributo dei cattolici al bene comune sempre più forte e incisivo. Questo convergere convinto e fecondo delle aggregazioni sul piano della presenza dei cattolici nel Paese è una verifica importante di come la comunione ecclesiale si vada radicando nel comune servizio al Vangelo, pur nel rispetto dei carismi e anzi valorizzandoli per la comune edificazione”. IL 19 ARRIVA IL PAPA Il culmine del convegno ecclesiale sarà giovedì 19 ottobre: Benedetto XVI pronunzierà il suo discorso all’assemblea dei partecipanti. Nel pomeriggio, presiederà la celebrazione eucaristica. Il card. Ruini, il giorno successivo, terrà la relazione conclusiva. Il grande appuntamento ecclesiale sarà invece aperto, lunedì 16, dalla prolusione del card. Tettamanzi, presidente del comitato preparatorio. Il giorno dopo si entrerà nel vivo della riflessione con la relazione del teologo Franco Brambilla e gli approfondimenti spirituali (Paola Bignardi), culturali (Lorenzo Ornaghi) e sociali (Savino Pezzotta). I 2.700 delegati (di cui 1.800 dalle diocesi, 250 dalle aggregazioni nazionali) si ripartiranno in gruppi di studio nei cinque ambiti tematici: vita affettiva, lavoro e festa, fragilità umana, tradizione e trasmissione, cittadinanza. EGLI È VIVO UN CONTRIBUTO PER IL CONVEGNO “Qual è il modo di credere in questo tempo?”, si è chiesta Paola Bignardi, coordinatrice di Retinopera, intervenendo, nella sede dell’università Urbaniana sul colle romano del Gianicolo, alla presentazione del volume Egli è vivo, edito da Città Nuova. Credo sia quello qui presentato. Un modo di credere molto fecondo, perché dice il Risorto attraverso l’esperienza dell’unità. E oggi, in una stagione di forte individualismo, l’unità non può non colpire, è una delle forme sorprendenti dell’esperienza del Risorto. Esperienza che ben conosce Ernesto Olivero, fondatore del Sermig. Non avrei mai immaginato di iniziare nulla e invece abbiamo realizzato progetti in 126 paesi del mondo. Poi confida: La mia certezza assoluta è che Gesù è vivo oggi, e più il momento è buio, come adesso, più, con Lui, possiamo diventare luce. Come fare? Ascoltando Olivero, sembra tutto semplice: Lui ci chiama ad amare, ma ad amare sul serio. Guardate che il sigillo dell’amore è l’esagerazione. Un amore vero dev’essere esagerato. Solo allora è visibile. Perché questo è il punto, rendere visibile l’amore. Il nostro mondo – ha affermato il card. Antonelli, – non crede più alle idee e alle dottrine, esaspera la libertà, ma sente il peso della solitudine. L’amore reciproco salva la libertà e risponde all’esigenza di essere insieme . Per l’arcivescovo di Firenze, oggi è particolarmente significativa, perché visibile, la santità comunitaria, fondata sulla reciprocità dell’amore. Questa comunione può far compiere un salto di qualità alla vita della chiesa. E riferisce del suo cammino fiorentino: Il primo gesto è l’ascolto sistematico di tutte le componenti della chiesa locale. Non possiamo far calare dall’alto le linee pastorali, sia pure ben congegnate, magari dopo aver letto libri e attinto ad altre esperienze. Quando, come editrice e come Centro dei Focolari, siamo venuti a conoscenza del tema del convegno di Verona – Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo -, ci è sembrato doveroso portarvi il nostro contributo, ha ricordato Michel Vandeleene, focolarino teologo belga, curatore del libro. Gesù è vivo, si dicevano, in piena seconda guerra mondiale, Chiara e le sue prime compagne. Sono partite insieme e da oltre sessant’anni camminano insieme nell’amore reciproco. Ecco la dimensione comunitaria e trinitaria del carisma, che rende viva la presenza di Gesù. Il libro raccoglie scritti di Chiara Lubich e contributi di alcuni teologi del Centro studi dei Focolari, che evidenziano le radici scritturistiche, i fondamenti dottrinali e le prospettive ecclesiologiche della presenza del Risorto in mezzo ai suoi. Scrive p. Fabio Ciardi nell’introduzione: L’amore reciproco sembra il comandamento del terzo millennio. Dalla fuga del fratello per andare a Dio si passa alla ricerca del fratello per andare a Dio con lui, anzi per trovare Dio nella reciproca comunione.

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