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Cultura > Arte e Spettacolo

A Torino vince la solitudine

di Giovanni Salandra

- Fonte: Città Nuova


Una manifestazione vivace quella diretta da Gianni Amelio, con un grande successo di pubblico, oltre 76 mila ingressi in sala. Vince il film inglese "Shell" (nella foto), di Scott Graham

Sheel di Scotto Graham

Chiusa la trentesima edizione del festival diretto da Gianni Amelio. Che lascia, amareggiato perché ha saputo da altri di essere scaduto – in pole position c’è Gabriele Salvatores come successore –, ma che ha garantito alla manifestazione un grande successo. Torino è un festival per chi ama veramente il cinema: critici, spettatori, appassionati. Se Roma è stato quasi un flop annunciato, nonostante le divagazioni di Müller e amici con dei premi sconcertanti, Torino ha avuto un aumento d’incasso del 16 per cento, con oltre 76 mila ingressi in sala. Grande il numero di film, lungo e cortometraggi, e di documentari, e la rappresentanza internazionale. A cominciare da una giuria che pare guardare alla costruzione di una unità europea, prima di tutto, fra i cineasti: presidente Paolo Sorrentino con Karl Baumgartner (Germania), Franco Piersanti (Italia), Constantin Popescu (Romania) e Joana Preiss (Francia).

Vincitore è il film inglese "Shell" di Scott Graham, storia di solitudini e di dolori: sulle Highlands ventose, una figlia e un padre si confrontano con le loro solitudini delicate, morbose, silenziose e fragili. Un film sul disagio, sul corpo e l’abbandono. Un guscio che si apre alla libertà.

Il premio speciale della giuria va ex aequo a "Noi non siamo come James Bond" di Mario Balsamo e a "Pavilion" dell’americano Tim Sutton. Miglior attore, Huntun Batu del mongolo Darhad Erdenibulag per il film "The first aggregate".

Il festival ovviamente offre premi nelle diverse sezioni. Speciale quello della giuria composta da dieci lettori di “Torino sette” che ha premiato "I.D.” dell’indiano Kamal K.M. Un film toccante, sulla vicenda di una donna che vede morire un imbianchino di fronte a casa sua, ne cerca la famiglia. Il suo sguardo si apre su un'India diversa da Bollywood o dai viaggi turistici, quella della miseria materiale e morale, indagata con grande pietà.

Ecco, ancora una volta, come a Venezia, il tema della pietà di fronte alle solitudini. Torino ha intercettato l’onda dell’uomo contemporaneo, come sempre.

Riproduzione riservata ©

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