A proposito di pillole

È arrivata “ellaOne”, che può essere assunta fino a cinque giorni dopo un rapporto sessuale.
La nuova pillola "EllaOne"

Anche in Italia può essere acquistata in farmacia, dietro presentazione di una ricetta medica non ripetibile, ellaOne,  o “pillola dei cinque giorni dopo”, così denominata perché può essere assunta fino a cinque giorni dopo un rapporto sessuale ritenuto fecondante. La nuova pillola, che appartiene allo stesso gruppo farmacologico della RU 486, oggi in uso in Italia solo in ambiente ospedaliero per l’aborto chimico, è una molecola con spiccata azione contro il progesterone (pro gestationem), ormone fondamentale per lo sviluppo della gravidanza e quindi con effetto abortivo sul concepito.
Gli esperti sostengono che non si tratta di un farmaco abortivo ma di un anticoncezionale d’emergenza con la capacità di posticipare l’ovulazione, se assunta nei giorni che la precedono, mentre, se presa a concepimento avvenuto  ̶  dicono  ̶ , non funzionerebbe.
Vi è un unico studio che valuta l’efficacia di ellaOne (ulipristal acetato 30 mg per os) sull’ovulazione (Brache V., Human Reproduction 2010;25) e dimostra che l’ovulazione risulta ritardata solo in quelle donne che hanno assunto la pillola quattro o cinque giorni prima dell’ovulazione, mentre nelle altre, trattate in prossimità dell’ovulazione, cioè nei due giorni che la precedono e che sono i più fertili del ciclo mestruale, ellaOne non è più in grado di interferire con l’ovulazione, che si verifica regolarmente e senza alcun ritardo. La pillola, invece, interferisce sulla maturazione dell’endometrio, il terreno fertile presente nell’utero e che costituisce il primo nido dell’embrione, che risulterà così del tutto inadeguato all’annidamento.

In conclusione, le donne che assumono il farmaco dopo un rapporto sessuale avvenuto nel periodo fertile prevalentemente ovulano e possono concepire. L’endometrio, però, è irrimediabilmente compromesso, indipendentemente dal momento in cui il farmaco venga assunto, e l’eventuale concepito non può annidarsi. Siamo in presenza di un meccanismo post-concezionale anti-annidamento che agisce cioè dopo l’ovulazione impedendo l’annidamento dell’eventuale concepito.
 
Il presidente della Pontificia accademia per la vita, Ignacio Carrasco de Paula, a proposito del via libera arrivato dal Consiglio superiore della sanità sulla pillola dei cinque giorni dopo, aveva affermato: «La Chiesa non è aprioristicamente avversa alla contraccezione d’emergenza. Ma bisogna tener conto del fatto che non è stata sviluppata ancora una procedura che consenta la diagnosi immediata dell’avvenuto concepimento.
«Che una donna – precisa Carrasco – che subisce violenza sessuale possa disporre di un farmaco che, bloccando l’ovulazione, impedisca un eventuale concepimento, è una prospettiva ragionevole e auspicabile. Il discorso cambia se il farmaco, invece d’impedire il concepimento, bloccasse la crescita del neoconcepito o addirittura provocasse l’espulsione; in questo caso ci troveremmo di fronte a una tecnica aggiuntiva, molto raffinata, di cancellazione della vita umana».
A nostro parere far passare come mero contraccettivo un prodotto che agisce fino a cinque giorni dopo il rapporto sessuale e che può svolgere un’azione che impedisce l’annidamento dell’embrione, non solo è antiscientifico, ma rappresenta l’ennesima riprova di una deriva culturale che veicola messaggi fuorvianti.

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