A Librino un’altra Sicilia

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Per una volta tanto non si parla della Sicilia in forma di malessere. Sulle maggiori emittenti televisive siciliane dall’inizio del 2004 va in onda un’originale forma di pubblicità. Non si pubblicizzano prodotti da consumare. Né si tratta di pubblicità Progresso. Bensì di versi poetici. Da ascoltare e da vedere. Per nutrire la mente. Trenta secondi di poesia in forma di spot. Sono cinquecento, per un totale di trentasei ore di trasmissione per tutto l’anno. Parole e immagini affidate a bambini, adulti e poeti come Maria Luisa Spaziani, Elio Pecora, Mario Luzi, Aldo Nove, Luciano Erba. Protagonisti del progetto dal titolo È tempo di poesia, sono gli abitanti di Librino, un quartiere-dormitorio della periferia di Catania che sta conoscendo una originale forma di riscatto etico ed estetico dal degrado che accomuna tante periferie del mondo. Dallo scorso settembre, alunni e insegnanti delle scuole hanno selezionato alcune aree tematiche di riferimento, e per ognuna hanno elaborato i concept, scrivendo le sceneggiature e l’headline degli spot. Una troupe televisiva con la regista Fedora Sasso ha poi curato la produzione dei messaggi pubblicitari. Il risvolto di tale operazione è stato duplice. Per conoscere meglio il quartiere, infatti, è stato realizzato un censimento di tutte le strade, i condomini, le aree verdi, le chiese, le scuole, le istituzioni, le antiche masserie, le attività commerciali e ricreative. Il risultato dell’indagine, consegnato alle scuole come base per l’ideazione degli spot, è stato anche un mezzo per conoscere i disagi e i disservizi patiti dagli abitanti del luogo e per richiamare l’attenzione sugli interventi da realizzare. L’iniziativa è una tappa del più ampio progetto Terz’Occhio dell’Associazione Fiumara d’Arte, che mira a realizzare un grande museo dell’immagine all’aperto, a dimostrazione che è possibile trasformare il disagio in arte, il malessere in bellezza . Utopia? Di sicuro no, dato che il suo ideatore di queste utopie ne ha già realizzate molte. Antonio Presti, uomo di cultura, imprenditore e mecenate messinese, dall’ostinata e intransigente passione per l’arte, è fer- mamente convinto dell’importanza, nel nostro tempo, della semina silenziosa ma fattiva per educare alla bellezza, all’ascolto, a saper distinguere la parola di senso della poesia da quella vuota dell’effimero che ci bombarda e stordisce. È tempo di poesia è una delle tante utopie diventate silenziosamente realtà. Le più eclatanti sono state: l’aver trasformato una zona della Sicilia – tra Pettineo e Santo Stefano di Camastra, sulla costa e l’entroterra che va da Palermo a Messina – nel più grande museo d’arte moderna all’aperto, Fiumara d’Arte, con monumentali sculture, disseminate lungo un percorso a contatto con la natura, di artisti come Consagra, Festa, Melotti, Nagasawa, Dorazio; e la costruzione di un originale albergo, l’Atelier sul mare, a Castel di Tusa, vicino Cefalù, con stanze ideate da artisti internazionali. Ma la fantasia di Presti non si è fermata qua. Ha creato un evento senza precedenti, coinvolgendo alcuni dei più importanti poeti italiani nella più dirompente, per originalità e forza ideativa, iniziativa di poesia degli ultimi anni: L’offerta della parola (Il treno dei poeti). Treni in partenza da Catania per tutta la Sicilia su cui nel marzo del 2001 cinquanta poeti (tra cui Sanguineti, Orengo, Baudino, Spaziani, Loi, Sicari) si sono alternati per un mese incontrando nelle carrozze pendolari, passeggeri normali e frotte di scolaresche, per declamare versi e parlare di poesia, con soste e incontri nelle scuole, nelle case, nelle biblioteche, nei pub. Tutto questo, come il resto, realizzato senza soldi pubblici, ma solo con i fondi dello stesso Presti, coinvolgendo magari la gente del posto, facendo ospitare i poeti a pranzo e a cena dalle famiglie siciliane. A questa iniziativa si è aggiunto un altro progetto attualmente in corso: una sorta di Grand Tour di noti scrittori stranieri con tappa conclusiva a Librino e la scrittura di un racconto. I primi ad intraprendere il viaggio sono stati il messicano Paco Taibo II a Gela, e l’israeliano Meir Shalev a Catania. Seguiranno, tra gli altri, Joseph O’Connor, Daniel Chavarria, Aminata Traoré, Daniel Pennac. Due le motivazioni: restituire alla contemporaneità un’immagine altra della Sicilia, e dare centralità culturale a Librino. Ne parliamo con Antonio Presti. Da quale riflessione è nata l’idea di ispirarsi ad un quartiere periferico? Esistono nella contemporaneità i non-luoghi, quelle sterminate periferie urbane dove, come a Librino, vengono spostate migliaia di persone, senza che la società più se ne occupi; intere generazioni crescono, perciò, senza un rapporto di appartenenza alla memoria storica e alla vita della città. Alle prese con i più elementari bisogni di interventi urbanistici, si trovano spesso a vivere in un continuo stato di necessità, identificando l’essere cittadini col chiedere. Chiedere sempre. E – quasi sempre – senza nulla ottenere. La fogna, le strade asfaltate, l’ascensore, l’asse attrezzato, sono richieste legittime, un diritto, ma soprattutto un dovere a cui un paese civile dovrebbe assolvere; e nel momento in cui si ignora tale dovere, si crea uno stato di subordinazione al potere, di profonda frustrazione sociale ed esistenziale. La cultura può scardinare questa logica, ricordando a questa gente che esiste un diritto negato e un dovere mai esercitato ai fini del rispetto della loro dignità di persone. Noi lavoriamo da più di tre anni in questo quartiere, e possiamo affermare che, tra le sue tante necessità, prioritario è il bisogno di un’identità culturale; ridare cioè, a questi cittadini negati, la consapevolezza della loro dignità, reinnestando nell’anima la giusta condizione, il giusto spirito. Che non è solo quello della richiesta, ma anche quello della coscienza: di essere uomini e cittadini a pieno titolo. Protagonisti degli spot sono ragazzi e poeti. Un connubio ricercato. Quali i motivi? In una società al servizio del consumo, che al primo posto pone sempre la comunicazione mercificata – cioè la non comunicazione -, è avvenuto un azzeramento del valore dell’uomo e del suo linguaggio. Valore e linguaggio che bisogna riaffermare, con forza. Da qui la scelta della poesia e dei bambini. Là dove la poesia si pone come una fra le più alte forme d’arte e di comunicazione in grado di restituire autenticità alla parola – quella poetica, appunto – diventando poi pensiero, azione; e i bambini, che per loro stessa natura così puri e recettivi, sono in grado di assorbire valori originari. Dopo le precedenti iniziative,Poeti a Librino, il Chilometro di tela, adesso gli spot e il Viaggio in Sicilia. Come procede questa nuova semina culturale a Librino? Sento il dovere come cittadino – non di Catania ma del mondo – di dare a Librino la possibilità di rinascere attraverso la cultura. Da anni siamo impegnati nel quartiere in un grande lavoro didattico, sociale, culturale, rapportandoci con la scuola, la chiesa, il mondo delle associazioni. Abbiamo fatto un censimento del quartiere, per dar modo a tutte le realtà presenti nel territorio di esprimersi, realizzando – con gli artisti e con la troupe di Fiumara d’Arte – questi spot, che registrano tutti gli aspetti della vita collettiva. Una pubblicità che ignora la merce, e ripropone l’essere umano nel suo contesto sociale. Tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione delle maggiori emittenti regionali che hanno offerto ai nostri spot gli spazi di migliore audience all’interno dei loro palinsesti, gratuitamente. Un’occasione per condividere una televisione al servizio soprattutto del pensiero. Non trova una profonda contraddizione nel far interferire poesia e pubblicità? È un’azione che capovolge la logica del mercato: ascoltando ogni giorno queste parole di senso, qualcuno potrà riprendersi uno stato emozionale, riaccendere una parte spirituale ma sopita di sé. A me pare che proprio adesso – in questo periodo di crisi, di occultamento del valore dell’umano – è più che mai tempo di poesia. Al termine di questo periodo spero di poter dare inizio alla realizzazione del museo di arte contemporanea che, quando sarà inaugurato, trasformerà Librino in una meta di interesse culturale. Un suggerimento che da Catania vorrei dare agli uomini di cultura: ritrovare il senso del fare e le ragioni dell’utopia.

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