A canestro con un sorriso

A L'Aquila con gli Harlem Globetrotters, ambasciatori di apce attraverso lo sport.

 

«Voi siete il basket! Voi toccate il cuore della gente!». Le parole di apprezzamento di Dino Meneghin, leggenda del basket italiano, risuonano nella sala del Comando generale della Scuola della Guardia di finanza di Coppito, alle porte de L’Aquila, dove fra poche settimane si svolgerà l’incontro dei leader del G8, le potenze economiche mondiali. L’apprezzamento per gli straordinari Harlem Globetrotters, la squadra di basket più famosa nel mondo, in tournée in Italia, suona meritato: hanno voluto far visita alle popolazioni terremotate stupendo i presenti con alcune loro “magie” sotto canestro nella tendopoli di piazza d’Armi, mettendosi in coda con gli altri alla mensa del campo, distribuendo abbracci, sorrisi ed autografi. Di fronte a questi funamboli, Meneghin, oggi presidente della Federazione italiana basket, rievoca con commozione i suoi sogni giovanili: anche nella sua camera, da ragazzo, come nelle nostre, erano appesi alle pareti i loro poster ed il cestino della carta messo sopra l’armadio era il canestro a cui tutti tiravamo.

Gli Harlem Globetrotters non sono solo un mito a cui ispirarsi, ma un fenomeno unico nel panorama sportivo mondiale. Nati nel 1926 su iniziativa di Abe Saperstain, abile e lungimirante impresario artistico, gli Harlem Globetrotters furono inizialmente impiegati per intrattenere i clienti di una famosa sala da ballo di Chicago, la Savoy Hall, da cui presero il loro primo nome: Five Savoy. Offrendo un vivace intermezzo ai momenti di musica, si imposero ben presto per le incredibili evoluzioni con cui arricchivano il loro particolarissimo modo di giocare a basket. Spettacolo, ma anche una forma di protesta negli anni in cui ai neri era di fatto impedita la partecipazione ai campionati a stelle e strisce di basket e baseball, i due più importanti sport nazionali. Supportata dalle doti tecniche e atletiche dei suoi componenti, la fama degli Harlem (che nel frattempo, per enfatizzare la loro origine afro-americana, assunsero il nome del quartiere nero di New York) crebbe rapidamente, anche grazie alla vittoria del campionato professionistico del 1940.

 

Qualche anno più tardi, gli Harlem si ritirano dalle competizioni ufficiali, preferendo proseguire nell’interpretazione del basket in chiave spettacolare. Una scelta vincente, che li ha portati a calcare i parquet di tutto il mondo visitando 120 Paesi, mostrando le loro prodezze ad oltre 125 milioni di persone. Un giro d’affari, il loro, che li fa essere oggi, dopo il golfista Tiger Woods, la seconda potenza economico-sportiva degli Usa. Dal ’93 ad oggi sono stati ben 11 i milioni di dollari da loro devoluti a finalità sociali o caritative. Gli Harlem sono una squadra unica, piena di talenti provenienti dal basket professionistico ed universitario americano, tutti rigorosamente di colore, come la loro tradizione impone. Nel tempo hanno vestito la maglia del team grandi campioni, come il mitico Wilt Chamberlain, stella dell’Nba tra gli anni Sessanta e Settanta, e Earvin “Magic” Johnson. Per un gruppo che da 83 anni propone spettacoli sensazionali in tutto il mondo affermare che sono semplicemente una squadra di basket sarebbe davvero riduttivo: gli Harlem sono una parte importante della storia della pallacanestro mondiale, una squadra che ha contribuito a cambiare usi e costumi di una società.

 

Il loro attuale capitano, Special “K” Daley, panamense americano dal sorriso contagioso, ci spiega così la loro ragion d’essere: «Lo sport non è solo vincere o perdere, fanatismo e violenza: è prima di tutto gioco, divertimento. È il nostro messaggio e vogliamo che tanti possano crederci!». E mentre nella tendopoli i bambini si arrampicano, dapprima timorosi e poi divertiti, sulle loro robuste spalle, commenta: «Lo sport unisce la gente: lo sperimentiamo girando il mondo intero. Anche qui a L’Aquila siamo venuti per questo. Per dire a questa gente che siamo loro vicini». È per questo che l’Unesco li ha onorati del titolo di “ambasciatori della pace”.

La loro capacità di contribuire ad abbattere, in nome dello sport, le barriere interculturali, li ha portati a scegliere Fiaba, Fondo italiano per l’abbattimento delle barriere architettoniche, come partner della tournée italiana in cinque tappe durante la quale hanno offerto il loro coinvolgente spettacolo cestistico-circense a quasi 20 mila persone. Tappa finale il Palasport di Roma, dove hanno affascinato il pubblico con schiacciate spettacolari, palleggi funambolici, azioni di gioco impossibili, acrobazie fuori da ogni logica, il tutto sul filo di una comicità esilarante e coinvolgente. Sulle tribune ridono ed applaudono non solo i ragazzi, ma anche gli adulti, uomini e donne, anche quelli venuti allo spettacolo solo con l’idea di accompagnare i figli.

Per qualche sera gli Harlem sono riusciti nel loro intento di far dimenticare partite truccate, arbitri corrotti, tifosi intemperanti, doping e violenza. Mostrando quanto possa essere bello e coinvolgente lo sport.

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