A Betlemme rinasce la speranza

Mancano pochi giorni a Natale ed il pensiero corre a Betlemme, alla piazza della Mangiatoia che ho visitato pochi mesi fa. Con un piccolo gruppo attraversavamo le strade semideserte e il silenzioso sagrato della Basilica della Natività. E pensare che esattamente due anni fa questa piazza era stata occupata dai carri armati, in un assedio di quasi quaranta giorni che sconvolse il mondo. Al cessare dei colpi di mortaio, tra le altre espressioni di giubi- lo, quella del papa: Il messaggio universale di Betlemme è: amore, giustizia, riconciliazione e pace. È su queste basi che si può costruire un futuro rispettoso dei diritti dei popoli israeliano e palestinese, nella fiducia reciproca. È il messaggio del Natale, che torna anche quest’anno a Betlemme, dove però la pace è ancora lontana. Il Natale era un giorno di festa – dice Rima, una mamma di Betlemme -; gli addobbi e le luci ne erano un’espressione. Ma ormai non è più così. Adornerò la casa solo perché le mie figlie sentano che è un giorno speciale. Colme di amarezza anche le parole del parroco della chiesa greco cattolica padre Yacoub Abu Saada: Ci vuole la pace, ma adesso ci sono poche speranze. Dovrebbero cambiare tanti cuori… Noi cerchiamo di fare quello che possiamo affinché i cristiani non vadano via, ma continuano ad emigrare. C’e il rischio che in pochi anni non rimanga nessun cristiano in Terra Santa. Si comprendono gli appelli ai cristiani del mondo intero perché ritornino nella terra di Gesù, come afferma anche il Custode di Terra Santa padre Pierbattista Pizzaballa: È importantissimo che i pellegrini vengano. Ma non solo per una ragione economica. Ce n’è soprattutto una umana: possono portare la fiducia nella vita. Ed è ciò di cui, oggi qui, abbiamo tutti più bisogno. Molti hanno già risposto: secondo il ministero del Turismo israeliano i visitatori in Terra Santa nel 2004 sono stati oltre 78 mila, di cui 21 mila italiani, con un incremento del 54 per cento rispetto al 2003. Sono dati confortanti se si pensa al tracollo del turismo con l’inizio dell’Intifada 4 anni orsono. Durante il Giubileo i soli pellegrinaggi cristiani rappresentavano il 70 per cento di tutto il movimento turistico israeliano; sono scesi al 48 per cento nel 2001 e al 30 per cento nel 2002. I danni sono stati enormi per l’economia palestinese, in termini di disoccupazione. Betlemme in particolare ha attraversato una crisi che ha ridotto in povertà migliaia di famiglie. Sono segni importanti quindi i pellegrinaggi di intere diocesi italiane nel 2004, portatori di gesti concreti di solidarietà. Come l’inaugurazione della scuola materna intitolata a Mariele Ventre e Giorgio La Pira, realizzata con i contributi della Cei, dell’Antoniano di Bologna, di alcune diocesi toscane, ed altri enti. L’asilo per 300 bambini cristiani e musulmani è stato costruito tenendo aperto quello che è stato definito il cantiere della speranza: ha garantito il lavoro a una cinquantina di operai e di conseguenza la sopravvivenza di altrettante famiglie. Nel segno del gemellaggio iniziato un anno fa con la cittadina palestinese, il comune di Sant’Anastasia invierà anche quest’anno 10 mila euro a sostegno dell’unico giardino verde per l’infanzia, oltre ad altre iniziative per le famiglie di Betlemme. Tra gli spiragli di speranza la recente dichiarazione congiunta dei ministri del Turismo israeliano e palestinese con la quale, nell’approssimarsi del Natale, si impegnano a garantire ai pellegrini in Terra Santa sicurezza e tranquillità. Ma come si vivrà questo Natale 2004 a Betlemme? Pur in mezzo a tante sofferenze, ingiustizia e difficoltà economiche, ci sono delle cose che non si toccano come le processioni e la santa messa, perché il Natale si celebra a Betlemme in un modo privilegiato – ci ha detto padre Shwaki Baterian, cancelliere del patriarcato latino di Gerusalemme -. Quest’anno, dopo la morte del presidente Arafat, la municipalità di Betlemme, come in tutte le città in Palestina, ha deciso di non decorare le strade. Però, le cerimonie religiose tradizionali rimangono e vogliono dimostrare che la presenza cristiana a Betlemme è ancora viva. Per George oggi non c’è molta differenza rispetto a duemila anni fa: Tanta gente come allora ha problemi di lavoro, di ingiustizia. Gesù è nato in un contesto simile ed ha scelto 12 discepoli per portare il suo messaggio d’amore nel mondo intero. Mi auguro che in questo Natale possiamo avere la forza di vivere e di poter trasmettere agli altri, come veri discepoli di Gesù, l’amore che lui ha portato sulla Terra. Forse Betlemme è fra le poche città che non sarà addobbata a festa – gli fa eco Elen – e senz’altro non ci saranno tante celebrazioni come in altri posti del mondo. Però Gesù ha scelto questo luogo per nascere. Per me questo Natale è un forte richiamo a ricominciare da noi a vivere la pace e l’amore vero. Ne sono convinta: se non ci sarà pace a Betlemme non ci sarà vera pace nel mondo. VIAGGI, FONDI E ARTIGIANATO Oltre ai viaggi, realizzabili con varie agenzie, ad un costo di circa 1000 euro comprensive di volo aereo Roma-Tel Aviv o Milano-Tel Aviv, vitto e alloggio, per un soggiorno di una settimana/10 giorni, proponiamo ai nostri lettori le seguenti iniziative di solidarietà. Sostegno alla vendita di prodotti in legno di ulivo di artigiani di Betlemme, realizzazione di un Catalogo dei prodotti (costo previsto: euro 5.000,00). Creazione di un Fondo di Solidarietà: per sostenere attività in loco. Adeguamento delle attrezzature per artigiani del legno (costo totale per ampliamento locale e acquisto macchinari usati: euro 9.400,00). Per partecipare ai progetti si può versare il proprio contributo su uno dei seguenti conti: c/c postale n. 81065005, oppure c/c bancario n. 640053 presso San Paolo IMI Ag. Grottaferrata (RM) ABI 01025 CAB 39140, causale: Fraternità per la Terra Santa, intestati a: Associazione Azione per un Mondo Unito – Onlus, Via di Frascati, 342 00040 Rocca di Papa (RM). L’Amu è un’organizzazione non governativa (Ong) riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri. I contributi ad essa versati sono deducibili nella misura del 2 per cento del reddito oppure, in alternativa e fino a euro 2.065,83, possono usufruire della detrazione di imposta. Per informazioni: sui viaggi in Terra Santa: sgmu@focolare.org; sulle iniziative di solidarietà: amu@azionemondounito.org MONS. MARCUZZO Non dimenticate questa terra Per i cristiani della Terra Santa vivere il Natale è un momento molto forte, perché sono coloro che custodiscono i luoghi santi, che rendono viva la memoria presso il luogo dove è avvenuto il Mistero , ci dice mons. Giacinto Boulos Marcuzzo, vicario patriarcale latino per Israele e vescovo a Nazareth. Ma quest’anno, a motivo della situazione locale, le festività assumono un particolare significato: Abbiamo un estremo bisogno di riconciliazione, di perdono, di pace e di giustizia, il nostro Natale è essenzialmente una richiesta al Signore che ci dia il dono della pace. Nello stesso tempo è un impegno: tutti i cristiani di Terra Santa sono molto impegnati per la pace a tutti i livelli ed in tanti modi. Vi sentite soli? Natale per noi è una grande festa di speranza. Non siamo soli, siamo con Colui che è venuto, Dio con noi, con l’Emmanuele. C’è una stella davanti a noi verso la quale ci orientiamo e che ci riempie sempre di luce, di forza e di coraggio per andare avanti. Non siamo soli anche perché molti cristiani pensano alla Terra Santa e questa comunione è molto importante più di quella materiale ed economica, di cui noi siamo molto riconoscenti a tutti coloro che hanno lavorato per la Terra Santa. Ma è soprattutto questa comunione di fede, questa unità che ci sostiene, che ci dà coraggio e ci aiuta a rimanere, ad incarnarci sempre più in questa terra, in questa situazione. Come si traduce l’impegno dei cristiani in Terra Santa a livello di dialogo per la pace e la fraternità? Il nostro ruolo è quello di essere un ponte tra tutti. È un impegno che viviamo sia a livello ecclesiale e comunitario che di fedeli, e si può riassu- mere in una frase: abbattere il muro di separazione. È una frase che abbiamo scelto già negli anni Novanta come emblema per il dialogo tra di noi e in mezzo ai musulmani e agli ebrei, in questo contesto di mancanza di pace e di richiesta di giustizia. C’è un’altra iniziativa da non dimenticare: la conferenza episcopale dei vescovi del Medio Oriente unita a quella dei vescovi dell’Africa del Nord hanno inviato un messaggio a tutti i vescovi, e tramite loro ai fedeli, affinché chi vuole si associ a un giorno di preghiera e di digiuno il mercoledì 22 dicembre, per la pace e la giustizia in Terra Santa. Anche aderendo sempre più ad iniziative simili, si può contribuire a creare un’opinione pubblica che può aiutare le due parti a mettersi al tavolo del negoziato per la pace. Qual è, secondo lei, il messaggio dei cristiani di Terra Santa ai cristiani di tutto il mondo in questo Natale? Non dimenticateci! Non dimenticate la vostra terra. È la terra di Gesù, di Maria, degli apostoli, la terra dove sono le radici della nostra fede. Vorrei invitare i cristiani del mondo intero a non dimenticarci facendosi pellegrini presso i luoghi santi. Venite in Terra Santa, non abbiate paura, conosco bene la situazione, ma i luoghi santi sono in posti sicuri ed il pellegrino, nella mentalità orientale, sia dei musulmani come degli ebrei e dei cristiani, è una persona di pace, che cerca Dio, non ha niente a che fare con il nostro conflitto ed è, per così dire, un intoccabile. Il pellegrinaggio è non solo un grande investimento spirituale, ma anche un modo per mostrare amore, unità e solidarietà verso la Chiesa della Terra Santa sotto tutti i punti di vista, anche economico, ma soprattutto spirituale e umano. Dunque, venite numerosi senza paura!.

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