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Italia > Società

Internet è il nemico

di Matteo Girardi

- Fonte: Città Nuova


Se la tecnica permette di intercettare le conversazioni, che fine fa la nostra libertà? E quando il controllo dei dati condiziona investimenti economici minacciando l'equilibrio tra Stati? Due le possibili reazioni: le leggi dell’uomo e quelle della fisica. DI Julian Assange per Feltrinelli

Internet è il nemico

Il dibattito sulla privacy in Rete tra Julian Assange, mente del sito WikiLeaks, Appelbaum, Muller-Maguhn e Zimmerman, è un viaggio nelle zone d’ombra dei cambiamenti politici, economici e sociali imposti dalla rivoluzione digitale.

Se la tecnica permette di intercettare le conversazioni, che fine fa la nostra libertà? Controllare un enorme flusso di dati (vedi il recente Datagate) rende possibile condizionare investimenti economici, energetici e produttivi, minaccia la libertà di espressione dei cittadini e gli equilibri politici tra gli Stati, mettendo a disposizione di qualcuno un potere inaudito.
Due le possibili reazioni: le leggi dell’uomo e quelle della fisica.

Attraverso le prime si può favorire il dibattito nei Parlamenti, creando una legislazione internazionale capace di controllare democraticamente la sorveglianza resa possibile da Internet.

Le leggi della fisica sono invece le possibilità offerte dalla crittografia, la comunicazione in codice oggi limitata ad alcuni settori strategici, come transazioni bancarie e comunicazioni tra multinazionali. Per soffocare il dibattito sulla privacy si invocano i cavalieri della cosiddetta “Infocalisse”: riciclaggio, droghe, terrorismo e pornografia.
Ma la risposta dei quattro dialoganti è netta: salvaguardare la libertà dei cittadini, imporre la trasparenza agli Stati e garantire la neutralità della Rete (cioè pari accesso all’informazione per tutti). Il cervello di chi accede è l’unico filtro possibile all’informazione stessa.

Manca, però, un accenno al fatto che non tutti hanno le medesime possibilità di “filtrare” le informazioni. E troppo poco si dice sulla questione dei minori e sul rischio di un accesso incontrollato a una quantità di dati difficilmente governabile.
Infine, la ricerca di soluzioni dovrebbe evitare di scivolare nella retorica dei buoni contro i cattivi, degli Stati contro i cittadini, dei sorvegliati contro i sorveglianti.

Riproduzione riservata ©

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