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Persona e famiglia > Sport

Ritrovarsi grazie allo sport

di Marco Catapano

- Fonte: Città Nuova


Robin e Jordan, separate dalla nascita, si sono conosciute “per caso” mentre gareggiavano ad un meeting di atletica leggera

Jordan Dickerson e Robin Jeter

Vi siete mai chiesti cosa sarebbe potuto succedere in un determinato momento della vostra vita se aveste scelto di fare una cosa diversa da quella che poi avete effettivamente fatto? Se, ad esempio, vi foste iscritti a quel particolare corso di studi piuttosto che a un altro, se aveste accettato una determinata opportunità lavorativa piuttosto che un’altra. Oppure, più semplicemente, cosa sarebbe successo quel giorno che avete perso quel treno, se invece foste riusciti a prenderlo.

Probabilmente adesso, nel leggere queste poche righe, qualcuno di voi starà pensando al film Sliding Doors, vero?  All’inizio di questa fortunatissima commedia del 1998, che prese spunto da un’idea del regista polacco Krzysztof Kieslowski, la protagonista Helen Quilley, alias Gwyneth Paltrow, dopo essere stata licenziata si dirige infatti in tutta fretta verso la metropolitana, per prendere un treno. Da qui in poi il film si sviluppa su due dimensioni parallele: una ci racconta di cosa avviene successivamente nella vita di una Helen che riesce a prendere quel treno, mentre un’altra ci narra cosa succede ad una Helen che quel treno non riesce a prenderlo. E, con qualche inevitabile forzatura cinematografica, ne vengono fuori due storie profondamente diverse.

Su questo tema, alcuni credono che tutto dipenda solo dal caso. Altri, al contrario, pensano che siamo noi a determinare con le nostre scelte, magari ispirate dall’alto, gran parte del nostro destino. Fatto sta che in queste ultime settimane Robin e Jordan quella domanda se la sono posta più volte. Cosa sarebbe successo se entrambe non avessero deciso di praticare atletica? La risposta è semplice: probabilmente non si sarebbero mai conosciute. Invece, fortunatamente, sia Robin che Jordan hanno “assecondato” la loro passione per questa disciplina sportiva e, scegliendo di praticarla, hanno “instradato” il loro destino verso un incontro davvero inaspettato. 

Eh già, perché c’è voluto lo sport per unire queste due ragazze, queste due sorelle divise dalla nascita. Hanno vissuto per diciassette anni nella stessa città, Washington D.C., senza mai conoscersi, senza mai incontrarsi nonostante frequentassero scuole non troppo distanti tra loro. Oggi Robin Jeter ha diciotto anni, e frequenta l’ultimo anno alla Friendship Collegiate Academy, mentre Jordan Dickerson, di un anno più giovane, è iscritta alla Woodrow Wilson High School. Robin, dopo aver vissuto per un po’ con la madre naturale, è stata assegnata alle cure di Istituti per minori e ad un tutore legale, mentre Jordan è stata adottata subito, poche settimane dopo essere venuta al mondo.

Il 9 gennaio scorso, anche se i media americani hanno portato alla luce questa storia sono nelle ultime settimane, a Washington era in programma un meeting di atletica leggera a cui hanno partecipato le rappresentanze delle loro scuole. Molti dei presenti hanno subito notato la somiglianza tra le due ragazze. In effetti, a vederle da vicino, sembrano due gocce d’acqua. Stesso sorriso, simile taglio dei capelli, identico sguardo. Così, gli amici di Jordan hanno fatto osservare la cosa alla loro compagna di squadra che, incuriosita, si è avvicinata a Robin chiedendole come si chiamava. «Robin Jeter, perché?». Sono seguite altre domande, quasi un interrogatorio. Alla fine Jordan è scoppiata a piangere. Tutto tornava. «Sapevo che ero stata adottata e che il mio cognome naturale era Jeter, così ho fatto presto a capire che la ragazza che avevo di fronte, così simile a me, era proprio mia sorella».

Da quel giorno le due si sentono in continuazione. Appena possono, cercano di incontrarsi. Ne hanno di cose da raccontarsi, da condividere. Robin e Jordan, inoltre, hanno scoperto di avere altri fratelli e sorelle (pare siano almeno quattro). «Siamo disposte a tutto pur di trovarli, e cercarli insieme sarà più semplice. È una strana sensazione, come se non fossimo mai state divise. Adesso ci aiuteremo ad affrontare i problemi una al fianco dell’altra, e dobbiamo dire grazie all’atletica: senza aver deciso di praticare entrambe questo sport forse non ci saremmo mai incontrate».

Riproduzione riservata ©

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