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Italia > Società

Un autobus solo per gli “indigeni”

di Paolo De Maina

- Fonte: Città Nuova


Alcuni episodi di razzismo hanno mostrato, nei giorni scorsi, un lato poco felice del nostro essere cittadini italiani. I casi di Busto Arsizio e Trapani

boateng milan contro razzismo

"A volte ritornano" titolava la prima raccolta di racconti di Stephen King e puntuale, come ogni fase lunare, rinasce una boutade sulla discriminazione, specie quella razziale. Non si sono ancora sopite le polemiche per i fischi a Boateng nello stadio della gloriosissima e mitica Pro Patria che in Sicilia, nella splendida Trapani, un consigliere comunale "stressato” dalle «numerose lamentele degli abituali viaggiatori indigeni (proprio così: indigeni, ndr) della tratta, i quali riferiscono di comportamenti poco civili adottati dagli immigrati che spesso creano e alimentano all'interno del bus un clima di tensione tale da lasciar presagire, prima o poi, il verificarsi di episodi spiacevoli», ha lanciato la sua proposta.

Una "brillante" idea di stampo sudafricano o stile sobborghi di Chicago anni sessanta, vale a dire «valutare l'ipotesi di istituire un servizio di trasporto esclusivamente dedicato agli immigrati, da sottoporre a controllo da parte della polizia, al fine di scongiurare i pericoli di ordine pubblico che potrebbero malauguratamente ingenerarsi».

Si sa che la politica a tutti i livelli, sia nazionale che locale, ama maggiormente parlare alla “pancia” dei cittadini, pensando che probabilmente porta più voti; ma certamente porta anche più vuoti di coscienza, di responsabilità e spesso di vero bene comune, tanto citato, ma di gran lunga meno praticato.

Tutti gli episodi che si stanno susseguendo indicano di un imbarbarimento profondo delle relazioni umane, di un malessere sociale che sta superando il livello di guardia.

Pesano tanti aspetti: politiche sull’immigrazione spesso inconcludenti o addirittura negative che alimentano alimentano la paura del diverso, visto come una persona da cui difendersi, ma anche calcolate politiche culturali o anche semplici e disastrosi preconcetti e pregiudizi, quasi che chi viene da fuori sia responsabile di tutti i guasti di una società in serie difficoltà come la nostra.

Le ricette per guarire da questa piaga che ogni giorno sembra diventare sempre più purulenta sono come quelle della nonna: semplici. Occorrerebbe guardarsi come persone, capire la vita e la cultura l’uno dell’altro, arricchirsi di ogni aspetto che non è il nostro.

Nel time-out proposto dai giovani dei Focolari alle 12 di ogni giorno per la pace del mondo, mettiamoci anche la pace per ogni coscienza che si apra alla vita dell’altro.

Riproduzione riservata ©

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