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Italia > Società

Lavoratori in allerta anche a Genova

di Carlo Genovese


Lo stabilimento di Genova ha un'autonomia di quattro giorni, poi i 1.800 operai di Cornigliano resteranno senza lavoro

ilva genova

Torna la grande paura tra i 1.800 operai Ilva di Cornigliano all’annuncio della chiusura dello stabilimento di Taranto. Lo stabilimento di Genova, dicono i sindacati e gli operai, ha un’autonomia di pochi giorni, così come quello di Novi Ligure e Racconigi, tutti siti specializzati negli interventi di laminazione a freddo dell'acciaio prodotto nella fabbrica pubblica. Terminate le scorte ci si fermerà.

È la logica conseguenza della svolta data dai magistrati al caso Ilva, che ha portato all'arresto di sette persone con accuse a vario titolo di associazione per delinquere, disastro ambientale e concussione. Un caso che fa tremare anche tutti gli altri impianti produttivi. 

«Senza Taranto, i 1.800 operai di Genova hanno un'autonomia di quattro giorni – spiega il segretario della Fiom genovese Franco Grondona. – Aspettiamo di capire meglio quanto sta accadendo, ma una cosa è certa: non saremo gli agnelli sacrificali di nessuno. Siamo contrari a qualsiasi ipotesi di chiusura. Se così fosse, allora muoia Sansone con tutti i filistei». 

Stamani intanto gli operai di Genova scendono in piazza in occasione dello sciopero unitario dei metalmeccanici, un corteo dei lavoratori di Ansaldo Energia. Marceranno verso la sede del Consiglio regionale, dove è prevista una riunione straordinaria congiunta dei consigli comunale e regionale. Fim, Fiom, Uilm nazionali – si legge nella nota dei sindacati – «ritengono che la situazione che si sta venendo a creare per tutto il gruppo Riva sia gravissima e necessiti di risposte chiare e immediate da parte del Governo. L’annuncio da parte dell’azienda che intende mettere in libertà tutti i lavoratori dell’area a freddo dello stabilimento di Taranto,  coinvolgendo i siti di Genova con 1.800 occupati, quello di Novi Ligure con 800, di Racconigi con 80 occupati, di Marghera con 120 occupati, rende necessario che il Governo, dopo l’approvazione dell’Aia, dica a chiare lettere se vuole salvaguardare un patrimonio industriale e occupazionale essenziale per il Paese».

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