Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Cultura > Musica

Turandot cinese

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

L'opera di Puccini eseguita dalla Cina National Opera House è uno spettacolo sgargiante per costumi, scene e recitazione. Squillante la direzione di Yu Fen

China Opera house

Puccini non riuscì a finirla, nel 1924, causa la malattia mortale. Così l’opera oggi si esegue con la conclusione scritta, sui suoi appunti, da Franco Alfano. Ma Toscanini, che la diresse per primo, non la volle utilizzare. A ragione, perché l’opera con un finale “aperto” segna sia il fatto che l’autore non seppe come terminarla (non solo a causa della scomparsa), lasciando così allo spettatore d’immaginarsi la fine – Calaf e Turandot si ameranno, staranno insieme? – e sia anche la fine di un’epoca. Con Turandot si chiude la storia dell’opera lirica, come unità di canto melodico e strumenti. Daquel momento il Novecento si esprimerà con altre vie.

Turandot certo è donna glaciale ma piena di passione, vuol dominare  il dramma – come tutte le eroine pucciniane – ma questa volta ne è dominata. E si smarrisce. Da femme fatale a creatura fragile, una volta svestita della sua crudele imperturbabilità. Puccini ha davvero capito il nostro tempo, in anticipo.

L’Opera Nazionale di Pechino arrivata con 240 persone ad aprire il decennale della Sinfonica di Roma, ha allestito uno spettacolo sgargiante per costumi, scene, recitazione misurata, direzione sullo squillante (fin troppo) dell’esperto Yu Feng, e voci belle, con buona dizione italiana: la tenera Liù di Yao Hong, l’eroico Calaf di Li Shuang e la forte Turandot di Wang Wei. Voci belle, fresche, curate, recitano e cantano con passione equilibrata. Ci sanno fare questi cinesi, anche col nostro melodramma. Dopo tante sperimentazioni, un allestimento che punta a farci rivedere il mondo cinese come lo immaginava Puccini: colorato, fastoso, violento anche nelle tinte, sospeso tra elegia, gioia di soffrire e glacialità. Il mondo di Giacomo, a ben vedere. Successo intenso domenica 30 settembre e lunedì 1 ottobre per il gemellaggio Pechino-Orchestra Sinfonica Romana.
 

Riproduzione riservata ©

Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876