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Italia > Società

Segni tra le pagine

di Rosanna e Daniele Siddi

- Fonte: Città Nuova

Diamo uno sguardo al nuovo numero della rivista, ricchissimo di spunti e riflessioni con un Primo piano dedicato al Genfest di Budapest, con esperienze di impegno e solidarietà, e l'invito alla prossima edizione di LoppianoLab

Città Nuova rivista n. 17

Torna Città Nuova nelle nostre cassette postali, così come sono tornati nelle loro città i 12 mila giovani di tutto il mondo che hanno partecipato alla 10ª edizione del Genfest che si è svolto a Budapest dal 30 agosto al 2 settembre, all’insegna dello slogan “Let’s bridge”. All’evento è dedicato il Primo piano della rivista, curato dall’inviata Maddalena Maltese, che già dal titolo lancia “Le provocazioni del Genfest”.
 
Provocazione da guinness è il patto che da Budapest, attraverso il flashmob più numeroso e internazionale mai svoltosi su un ponte, giovani di tutte le nazionalità propongono al mondo intero: «Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te, vivi la regola d’oro, comincia da chi ti è vicino e vedrai il cambiamento».
 
È quanto ha fatto Annamaria, “provocata” da 300 profughi libici destinati a Marco di Rovereto, nel Trentino, e confinati in un campo con tanto di pali e reti di recinzione. La loro storia, “Dalla Libia a Trento”, è raccontata da Aurelio Molè a pagina 20: «Annamaria non ci sta […] e scrive una lettera, anche se non è una cattolica praticante, in cui dice: “Dov’è il prossimo, se non qui?”. In tanti raccolgono il suo invito. […] I 300 provenienti dalla Libia, infatti, sono smistati in tanti paesini della provincia. […] Una riunione stabilisce in che direzione procedere e come creare una rete di solidarietà».
 
Provocazione è anche la «granitica certezza nell’amore che sa trasformare e aprire varchi in muri che sembrano ispessirsi costantemente, soprattutto in Medio Oriente»: viene da Nura, musulmana di Gerusalemme, che sul palco dello SportArena della capitale ungherese testimonia che solo in Dio «si può trovare la forza per superare il dolore, l’ingiustizia e le divisioni». Esperienza universale. Colta da Michele Zanzucchi anche in Guatemala, nelle parole di Magdalena, madre di quattro figli, di cui tratta a pagina 38: «Sì, lo so, qui c’è stato e c’è ancora molto razzismo, e i ladinos considerano noi indigeni come inferiori. Ma Gesù ci ha indicato l’amore per tutti, incondizionato. Quindi debbo amare anche il ministro, anche il presidente, ogni ladino».
 
Una provocazione destinata a durare nel tempo è «l’idea di proporre su scala globale lo United World Project (www.unitedworldproject.org), un percorso che dovrà censire le azioni di fraternità nel mondo e istituire un osservatorio che le valuti e le faccia conoscere».
 
A Napoli, ad esempio, ci sta pensando l’associazione “Homo faber” – impegnata dal 1989 a favore dei diversamente abili, degli anziani, dei malati e dei minori a rischio – che «ha deciso di aprire un sito web che mostrasse il volto positivo di Napoli». Scrivono Giulia e Raffaele Aversano a pagina 30: «Attraverso il sito è iniziata la diffusione di fatti e notizie incoraggianti, con l’obiettivo di abituarsi a vedere la città con uno sguardo ottimista, contribuendo a costruire una “nuova” polis: per farlo era necessario acquisire e diffondere una mentalità adeguata. Il sito www.napulevetrina.com ha così offerto un’opportunità di diffondere notizie buone».
 
«Beatrice del Burundi, lungo la marcia che percorre il centro della città [di Budapest], non può non ricordare quando Chiara Lubich invitava i giovani a portare Dio per le strade, nei palazzi, nelle cantine. Anche questa è una provocazione».
 
Aiuta a raccoglierla Piero Coda che, nello scritto a pagina 51, suggerisce uno stile di pensiero: «La vulnerabilità di chi ama e pensa nell’amore, infatti, genera incontri veri e da essi vita nuova […]. L’auspicio, e l’impegno, è che tutti gli ambienti di vita, di formazione e di lavoro che ci vedono protagonisti nella sequela della fede e nel servizio che essa suscita, diventino palestre efficaci di questo stile di pensiero».
 
Anche Maria Voce, presidente del Movimento dei focolari, ha la sua provocazione per i 12 mila di Budapest: «Non abbiate paura! Il vostro contributo è unico, irripetibile. I problemi del mondo che ci circonda, per noi sono bisogni da soddisfare, domande di giustizia, di verità, di amore». E senza lasciarsi abbattere dalle grandi sfide che li attendono suggerisce di cominciare da chi sta più vicino, da piccoli passi, per continuare a costruire ponti».
 
Lo si farà anche a Loppiano (Fi) che dal 20 al 23 settembre ospiterà la terza edizione di LoppianoLab, il cui tema è così spiegato da Paolo Lòriga a pagina 14: «Italia Europa. Un unico cantiere tra giovani, lavoro e innovazione –, consapevoli tutti che dalla profonda crisi (che non è solo economica e finanziaria) si può uscire solo assieme: non una generazione rispetto alle altre; non il Nord Italia senza il Mezzogiorno; non la Penisola staccata dall’Europa; e non il Vecchio continente frammentato ma gli Stati Uniti d’Europa».

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