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Italia > Società

Benedetti super tacchi

di Aurelio Molè

- Fonte: Città Nuova


Una marca glamour americana di calzature tenta l’espansione globale delle scarpe con i tacchi alti

Scarpe Stuart Weitzman

Tacchi di tutte le fogge, forme e colori. Altezze sempre più stratosferiche che raggiungono i 17 centimetri. Più trampoli che scarpe. Eppure i tacchi tirano e la Stuart Weitzman, marca glamour americana delle calzature, nota per i sandali e i tacchi vertiginosi, sta cercando di invadere il mondo con una campagna pubblicitaria globale, riconoscibile su tutti i media per la protagonista Natalia Voladianova di cui, come sempre, le scarpe sono la cosa che attira di meno.  Come del resto in chi indossa il marchio Weitzman: Angelina Jolie, Eva Mendes, Jennifer Aniston, tanto per fare qualche nome.
 
Non solo il tacco ma anche il mercato delle calzature con tacco vola in alto con aumenti vertiginosi delle vendite. La Weitzman vende complessivamente due milioni di scarpe all’anno, in gran parte negli Usa, il 60 per cento, il 25 per cento in Europa e il 15 per cento negli altri Paesi del mondo. Da qui la necessità della campagna globale per espandere il marchio sul mercato internazionale.
 
È singolare il fatto che i tacchi siano un oggetto del desiderio sia maschile che femminile. Alle donne piace indossarli e sottoporsi a un precario equilibrio, alle volte doloroso per le articolazioni, perché il tacco slancia la silhouette, rende più belle, eleganti, è un simbolo di femminilità, attira l’attenzione e apre possibilità impensate di presentabilità. Agli uomini piace ammirare le scarpe con i tacchi, bianche o colorate, semplici o sofisticate. Abbiamo assistito a una crescita vertiginosa dei tacchi fino a raggiungere altezze impensate fino a qualche anno fa. Magari fosse cresciuto così, nel frattempo, il Pil.
 
Negli uomini, invece, i tacchi non hanno attecchito e sono in genere uno strumento di vergogna. Se li si indossa si ammette di essere bassi e di avere un complesso di inferiorità, nonostante le apparenze. Chi li indossa sta bene attento a non mostrarli. Sono tacchi camuffati, taroccati dietro scarpe apparentemente normali. Sia per gli uomini che per le donne sembra che essere più alti significhi essere più considerati, più importanti, più seguiti e sopra il livello degli altri. Non si conoscono indagini serie che spiegano i criteri evolutivi della considerazione dell’altezza.

Di certo, dalla notte dei tempi, l’altezza di donne, uomini e ominidi è sempre cresciuta. Chi è sopravvissuto nella specie umana è andato sempre avanti in conoscenze, saperi, abilità, manualità, ingegno e altezza. Sembra che mai né l’uomo né la donna siano decresciuti, alla faccia della teoria della decrescita di Serge Latouche.
 
La storia della moda comprende alcune ipotesi. La prima racconta che il tacco è stato indossato per la prima volta nel 1507 dalla misteriosa Monna Lisa di Leonardo per permettergli di dipingere una figura più slanciata e meno tracagnotta. Un’altra seria ipotesi investigativa, si fa per dire, racconta che la prima testimonianza di scarpa con il tacco indossata per vanità, risalga al 1533, quando la minuta Caterina de’ Medici scelse un paio di scarpe con il tacco per sposarsi, a Parigi, con il Duca D’Orleans.

L’origine, insomma, è incerta ma di sicuro i tacchi sono stati inventati non per motivi estetici ma funzionali. Nell’antico Egitto i macellai indossavano dei tacchi per evitare di sporcarsi i piedi con il sangue delle bestie uccise e i cavalieri mongoli per tenere ben alte le staffe.  Più praticità che vanità. Il contrario di oggi.
 

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