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Persona e famiglia > Salute e benessere

Acqua vietata ai minori di tre anni

di Sara Fornaro

- Fonte: Città Nuova

Sara Fornaro

Nell’acqua potabile di oltre cento città ci sono elevati valori di arsenico e di fluoruro: dopo l’ok dell’Unione europea, il ministero della Salute ha concesso una nuova deroga. Ma per i prossimi mesi cosa dare da bere ai neonati?

Simboliche acqua

Nell’acqua potabile fornita in oltre 100 comuni italiani dagli acquedotti ci sono valori di arsenico e di fluoruro superiori ai limiti previsti dalla legge. Un problema noto, visto che per consentire agli enti locali di adeguarsi, e per evitare il blocco dell’erogazione dell’acqua, si è arrivati nei giorni scorsi alla terza deroga del governo. In pratica, dopo aver ottenuto quella che dovrebbe essere l’ultima autorizzazione dell’Unione europea, il ministero della Salute, insieme a quello dell’Ambiente, ha concesso alle regioni Campania, Lazio, Lombardia e Toscana e alla provincia autonoma di Trento la possibilità di continuare ad erogare l’acqua incriminata fino, al massimo, al 31 dicembre del 2012.

 

Nonostante la deroga, però, è obbligatorio adottare delle precauzioni. Innanzi tutto per i più piccoli. E così, nei comuni interessati dal problema, l’acqua è vietata per i bimbi da zero (dunque anche per le gestanti) ai tre anni. Viene da chiedersi, a questo punto, chi fornirà alle famiglie acqua che sia davvero potabile o chi rimborserà il costo delle bottiglie di minerale acquistate in alternativa. Delle particolari precauzioni dovranno inoltre essere adottate anche dalle imprese alimentari.

 

I COMUNI

 

In Campania la deroga riguarda il comune di Nola, frazione Tossici, dove i livelli di fluoruro potranno arrivare a 2,5 mg/L.

 

Nel Lazio la deroga riguarda i livelli di arsenico, che potranno essere al massimo di 20 ug/l nei comuni di: Aprilia, Cisterna di Latina, Cori, Latina, Pontinia, Priverno, Sabaudia, Sermoneta, Sezze, Albano Laziale, Anzio, Ardea, Ariccia, Bracciano Vigna di Valle, Campagnano di Roma, Castel Gandolfo, Castelnuovo di Porto, Ciampino, Civitavecchia, Formello, Sacrofano, Genzano, Lanuvio, Lariano, Magliano romano, Mazzano romano, Nettuno, Santa Marinella, Trevignano, Tolfa, Velletri, Acquapendente, Arlena di Castro, Bagnoregio, Barbarano, Bassano in Teverina, Bassano romano, Blera, Bolsena, Calcata, Canepina, Canino, Capodimonte, Capranica, Caprarola, Carbognano, Castel S.Elia, Castiglione in Teverina, Celleno, Cellere, Civita Castellana, Civitella d’Agliano, Corchiano, Fabrica di Roma, Farnese, Gallese, Gradoli, Grotte di Castro, Ischia di Castro, Latera, Lubriano, Marta, Monte romano, Montefiascone, Monterosi, Nepi, Onano, Orte, Piansano, Proceno, Ronciglione, San Lorenzo Nuovo, Soriano nel Cimino, Sutri, Tarquinia, Tessennano, Tuscania, Valentano, Vallerano, Vasanello, Vetralla, Vignanello, Villa San Giovanni in Tuscia, Viterbo, Vitorchiano.

 

Anche in Lombardia la deroga riguarda i valori dell’arsenico per i comuni di Dumenza, Maccagno e Sesto Calende (qui la deroga era fino al marzo 2011), e fino al 31 dicembre 2011 per Marcaria, Roncoferraro, Viadana.

Deroga per l’arsenico anche in Toscana, fino al 31 dicembre 2012, per i comuni di Campiglia marittima, Campo nell’Elba, Capoliveri, Marciana, Marciana marina, Piombino, Porto azzurro, Rio marina, Rio nell’Elba, Suvereto, Pomarance, Castelnuovo in val di Cecina, Radicondoli.

 

Per la provincia autonoma di Trento la deroga per l’arsenico è stata concessa fino al 31 dicembre 2011 per i comuni di Trento-Laste/Cantanghel, Canal San Bovo-Gobbera, Fierrozzo. Tuttavia, assicurano i responsabili degli acquedotti trentini, nel loro territorio il problema è stato superato già da qualche mese e il divieto per i bambini non è più necessario.

 

Da sottolineneare che nel decreto, emesso lo scorso 11 maggio e ufficializzato con la pubblicazione sulla Gazzetta del 1 luglio, si concede la possibilità (e non l’obbligo) della deroga, anche perché alcuni enti locali sono già riusciti a risolvere il problema, investendo delle risorse per ottenere una migliore qualità dell’acqua. È il caso, ad esempio, di Sermoneta e (come già scritto) dei comuni trentini, che hanno installato specifici impianti di dearsenificazione o stanno utilizzando acque di altre fonti e con differenti miscelazioni.

 

 

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