Sia come sia, gli organizzatori della manifestazione sulla Poklonnaja avevano chiesto l’autorizzazione per 15 mila persone, e sono quindi stati multati per aver ampiamente superato questo limite; soglia varcata, come riferito da diversi quotidiani e confermato dalle nostre fonti locali, anche grazie alla partecipazione degli impiegati governativi e ai numerosi autobus fatti arrivare – anche pagando quanti si aggregavano – da altre zone del Paese. Tuttavia Putin, scrive la Rossijskaja Gazeta, ha «espresso solidarietà ai manifestanti nel rispondere alla legge»: in altre parole, ci spiegano da Mosca, aiuterà a pagare la multa. Un evento quindi molto più “pilotato” di quello della Bolotnaja, dove, scrive Utro.ru, «la gente è andata da sé, alcuni addirittura in costumi da carnevale».
Ancor più interessante della manifestazione anti-governativa al grido di “Per libere elezioni”, le cui ragioni e richieste sono da tempo note, è analizzare più in profondità quella pro-Putin. Se l’affermazione della Rossijskaja Gazeta che la manifestazione fosse «apartitica» sembra avere dell’incredibile, è significativo il fatto che molti degli slogan, più che un diretto sostegno all’attuale governo, manifestassero piuttosto la paura di un cambiamento fuori controllo: le fotografie mostrano cartelli come «Non vogliamo un ritorno agli anni Novanta», quando l’improvvisa caduta dell’Urss gettò il Paese nella crisi, e «No alla rivoluzione arancione», con riferimento a quanto accaduto in Ucraina. Non tanto una questione politica, dunque, quanto di timore.
Acquista dunque, se non una certa credibilità, quantomeno una comprensibilità, l’affermazione di Utro.ru che «le manifestazioni del 4 febbraio hanno diviso la società russa praticamente a metà». Divisione che, secondo le nostre fonti moscovite, vede tuttavia i giovani schierati quasi interamente dalla parte del cambiamento, mentre per una buona parte degli adulti e degli anziani la certezza che Putin verrà comunque rieletto si traduce in un sostanziale disinteresse dalla politica.