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Italia > Società

La cena degli abbracci

di Emanuela Megli

- Fonte: Città Nuova

Un Natale sobrio quello della città pugliese, che ha scelto di far casa ai soli, ai separati e ai tanti immigrati del centro Cara

cara-bari

Quest’anno nel Natale Barese, non ci saranno “Le voci dell’anima- Incontri di Teatro e danza", di ResExtensa, Teatro della Centena di Rimini e L.AR.TE.S di Aversa, itineranti nei diversi quartieri della città a rallegrare e scaldare le persone, probabilmente a causa dei tagli al bilancio comunale.

 

Tuttavia, l’assessorato ai servizi sociali del comune di Bari ha organizzato il pranzo di Natale per i senza tetto della città e il 31 dicembre ci sarà la tanto attesa “cena degli abbracci” col pranzo del 1° gennaio 2012.

 

La cena alla quale partecipano ogni anno la pubblica amministrazione, le associazioni e i movimenti laicali, il mondo del terzo settore e le parrocchie, non si chiamerà più pranzo dei poveri, su richiesta di tanti volontari. Infatti tra queste persone sole, ci sono da alcuni anni soprattutto uomini divorziati e separati senza tetto, stranieri ed immigrati, che cercano proprio in questo periodo qualcuno con cui condividere il periodo di festività natalizie.

 

L’organizzazione delle cene è curata interamente dal comune, ma la presenza dei cittadini è la cosa più necessaria perché, mescolati in mezzo a questi indigenti, possano dare forza, speranza e solidarietà. I tavoli sono abbelliti dai fiori e l’atmosfera viene arricchita dalla musica e dalla bellezza che i volontari dei movimenti, tra i quali l’Associazione Igino Giordani, Sant’Egidio e i Francescani, si prodigano a diffondere nell’ambiente.

 

Accanto a questi eventi sociali, oggi si è svolta la celebrazione del Natale al Centro C.A.R.A. di Palese vicino a Bari, dove risiedono i migranti protagonisti delle numerose storie di cronaca degli ultimi mesi. Anche qui, una delegazione di movimenti laicali, con la presenza del prefetto e del vescovo della città, ha oltrepassato i cancelli che fino a qualche mese fa erano sbarrati ai volontari e alla stampa.

 

Domi Calabrese, presidente dell’associazione Igino Giordani, ci racconta lo stupore di tutti all’ingresso nel centro: “Un numero infinito di moduli, ossia le strutture nelle quali abitano gli immigrati, in un campo pulito e riscaldato, dopo gli episodi di giugno scorso, nel quale noi volontari abbiamo posto una bandierina, sperando in un cambiamento nel rapporto con le forze attive della città soprattutto ora con l’elezione di Andrea Riccardi, quale ministro all’integrazione. Dopo la messa celebrata dal vescovo – prosegue Domi -, io e Lucetta abbiamo sentito l’esigenza di cercare l’Imam, per celebrare anche una preghiera interconfessionale nella moschea eretta nel campo. Ricordando Chiara Lubich, infatti, abbiamo pensato che gli strumenti per entrare in rapporto con queste persone siano proprio l’inculturazione e l’integrazione, metodologie di progresso sociale. E l’amicizia con l’Imam è un primo passo verso questo obiettivo.”

 

La scarsità dell’abbigliamento per gli ospiti del centro di accoglienza è tutt’ora un problema, perché il kit che essi ricevono dipende dalla stagione in cui arrivano e non prevede integrazioni. A questo scopo, però, nel mese di dicembre è stata finalmente fondata l’associazione Equanima di raccolta di indumenti a Bari, con il Banco dell’Abbigliamento Solidale.

 

“La strada che si impone adesso – secondo la presidente Domi -, è quella del ‘fare insieme’, ciascuno con il proprio imprescindibile contributo, in una logica trinitaria”, in cui ogni organismo si dona continuamente e non cerca di affermare solo se stesso, collaborando quindi per una nuova società che ingloba tutti, restituendo la dignità ai cittadini vecchi e nuovi.

 

“Alla fine di questa giornata al CARA – conclude Domi -, mi si avvicina una giovane e bella nigeriana con una bambina in braccio, di quelle che generalmente finiscono sulla strada perché non riescono ad imparare l’italiano, e mi dice in inglese: ‘Io non ho casa’. Questo appello mi ha scosso e mi ha fatto capire che solo l’interazione tra il terzo settore, la Chiesa, le istituzioni pubbliche e le associazioni e i movimenti, può dare una casa a queste persone”.

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