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Italia > Società

Tra Spy Files e Spy Adalgisa: quanti spioni

di Carlo Genovese

- Fonte: Città Nuova

Tra le notizie sempre più frequenti di intercettazioni informatiche, uno sguardo ai bei tempi andati…

spy files

Tutti ci spiano, ci intercettano, ci osservano, ci controllano. Almeno ce ne fosse uno, dico uno, che ci aiutasse nel nostro lavoro, invece no! Ci spiano e basta. È la notizia del giorno. Quotidianamente vengono intercettati milioni di miliardi di dati: telefonate, mail, sms finiscono nella rete creata da centinaia di aziende private. Ci sono gli Spy Files, che dal nome sembrerebbero più il gruppo sanguigno degli extraterrestri, o delle pillole che colorano le unghie delle teenager, o peggio ancora della crema depilante per pipistrelli. E invece gli Spy Files sono spie terribili, sanno tutto di noi: sanno persino quello che penserò domani, dopo che la mia squadra del cuore avrà perso la partita di campionato.

 

Ai miei tempi invece chi sapeva tutto era Spy Adalgisa, la bidella delle scuole media che con un dito muoveva una classe intera, prof e presidi compresi. Eravamo tutti ricattabili, e lei lo sapeva: così ne approfittava per ottenere aiuti nei lavori pesanti, che sennò a farli da sola sarebbe stato troppo faticoso. Spy Adalgisa aveva scritto su un foglio protocollo a quadretti “Dio ti vede”, e lo aveva attaccato alla parete con il nastro degli elettricisti. Noi entravamo nella stanza-magazzino che fungeva da sala caffè per i prof, deposito della cancelleria, per rubare i fogli di carta carbone e i gessi colorati – oltre ai cubetti dello zucchero e alla spuma – ai professori. Ci sarebbe anche piaciuto farci un buon caffè, ma ci voleva troppo tempo: c’era solo una moka da 6 tazze sul fornelletto elettrico. Ebbene, in quella stanza “Dio ti vede” campeggiava sulla parete, e una mano monella su un altro foglio protocollo – sempre rigorosamente a quadretti – aveva scritto “Adalgisa ti spia”, e lo aveva attaccato accanto all’altro.

 

Bei tempi, sereni, liberi, spensierati. Allora le “file” erano gruppi di persone incolonnate: ora è il nome di un documento “salvato” nel pc. Già allora ero in sovrappeso, adesso questi “file” pesano da un giga byte in su. Se li vuoi più magri li puoi comprimere. E non sai nemmeno se resteranno comunque in sovrappeso o meno. Adalgisa era attenta che tutto fosse pulito, spazzato. Mai una ragnatela al soffitto: era il suo motto Ora si parla di ragnatele elettroniche capaci di imprigionare milioni di miliardi di dati ogni giorno. Tutto può essere sorvegliato, non c’è scampo: dai telefoni ai computer, le tecnologie a cui affidiamo la nostra quotidianità possono trasformarsi in traditori che riferiscono ogni cosa. Colpa soprattutto della rete. E manco qui non ci siamo più: «Rete!!!» urlavamo felici, quando nell’intervallo tiravamo quattro calci al pallone. Ora dire “rete” vuol significa indicare dove viaggiano le informazioni sulla nostra vita. Assieme ad Adalgisa c’era la sua amica del cuore: Maria la bizzocchella, così la chiamavano tutti, per il suo attaccamento alla parrocchia. Era sempre presente a tutte le funzioni, così conosceva, vita, morte e pure i miracoli di tutti gli abitanti del paese. Ma a parte loro due, tutto il resto girava nella norma. Ora la norma è girare tra mail, sms, YouTube. Ormai le nostre esistenze sono digitali. E possono essere rubate con enorme facilità: Adalgisa, Maria, aiutoooo! Non seguitemi, mi sono perso anch’io.

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