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Italia > Politica

Fronteggiare la globalizzazione delle mafie

di Roberto Mazzarella

- Fonte: Città Nuova

Al meeting di Palermo 350 deputati da tutto il mondo discutono di criminalità e di soluzioni politiche e culturali che valichino le frontiere nazionali.

Pietro Grasso

Human, drug and weapons trafficking, cyber crimes, money laundering ovvero traffico di esseri umani, droga e armi, crimini informatici, riciclaggio di denaro sono ormai termini quotidiani quando si parla di crimine organizzato e rendono bene l’idea della complessità del fenomeno. Le mafie sono globalizzate e per fronteggiarle é indispensabile adottare strumenti globalizzati. Questi i temi del “meeting autunnale”  dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) che si è concluso a Palermo, a dieci anni dalla firma della “Convenzione di Palermo”, voluta nel 2000 dalle Nazioni unite.

 

Quella firma che attestava il raggiungimento di un obiettivo importante e comune metteva fine anche a visioni e prospettive differenti nella strategia di contrasto al crimine organizzato: mentre i Paesi in via di sviluppo in genere vedevano con entusiasmo una convenzione del genere, i Paesi sviluppati dimostravano freddezza per la difficoltà di armonizzare legislazioni troppo diverse. Oggi si parla tutti la stessa lingua perché in quella convenzione passò una definizione unica di criminalità organizzata accettata dalla Comunità internazionale nel suo complesso e tanti di quelli che battagliarono, allora, sono presenti a questa convention dell’OSCE.

 

L’argomento continua a restare spinoso, con problematicità sempre crescenti. Gli studi relativi ai Paesi produttori di oppio e cocaina, ad esempio, hanno evidenziato che il 49 per cento del PIL dell’Afganistan è frutto della vendita della pasta di oppio, mentre in Guinea Bissau le cifre sono superiori al 57 per cento. Conti alla mano il profitto derivante dal narcotraffico immette sui mercati (secondo stime per difetto effettuate dall’ Unit Nation Office on Drugs and Crimes) dai 1.000 ai 1.500 miliardi di dollari annui, cioè il 3 per cento dell’intero prodotto interno lordo mondiale. Anche il fenomeno del “riciclaggio” desta forti preoccupazioni: un “riciclatore” provetto riesce, nell’arco delle 24 ore, a far subire alla stessa somma di denaro ben 80 lavaggi, cioè 80 operazioni o passaggi di somme tutte inappuntabili.

 

Se questa è la fotografia della situazione, e non è una bella fotografia, celebrare i dieci anni della Convenzione di Palermo, poteva ridursi a semplice celebrazione senza alcuna prospettiva. Invece è stato l’intervento di Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, ad aprirne di nuove «Riteniamo – ha  detto Grasso – che come i criminali non hanno più frontiere per i loro traffici illegali, cosi debbano fare gli Stati per una concreta ed efficace cooperazione giudiziaria». Una profezia: la globalizzazione dei sistemi legali.

 

Il meeting dell’OSCE ha avuto il merito di mettere insieme 350 deputati provenienti da tutto il mondo che hanno dato al dibattito, un contributo interessante perché specifico e diverso nell’approccio politico e legislativo: parlavano a nome delle comunità di appartenenza. Insomma, Palermo ha vissuto nell’arco di una settimana due eventi eccezionali: la visita del Papa e questo meeting dell’OSCE. Il primo ha rilevato che il Vangelo è incompatibile con la mafia, quest’ultimo ha ribadito che l’attività politica e la vita di una comunità sono incompatibili con la corruzione.

Riproduzione riservata ©

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