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Mondo > In profondità

Trasfigurare la vita quotidiana in scintille di luce

di Michele Genisio

- Fonte: Città Nuova

Come contrastare il male dilagante? Per Israel ben Eliezer, noto come Baal Shem Tov, è possibile facendo il bene.

 

Nonviolenza e guerra (AP Photo/Giannis Papanikos)

Il male è incontrollabile. Ce ne rendiamo conto guardando alle nostre vite, allo scenario geopolitico mondiale. Ma il bene è nelle nostre mani. L’antica tradizione ebraica, affermando che tutto ha origine in Dio, gli affibbia pure indirettamente la responsabilità del male, se non altro perché l’ha permesso sin dall’inizio, e in seguito non gli ha impedito di agire. Il male s’è attorcigliato all’evoluzione stessa del mondo e degli esseri umani. Lo sperimentiamo continuamente.

Ma, sempre la tradizione ebraica, viene fuori con un detto sorprendente: «Il Santo benedetto decreta, e lo zaddiq annulla». Lo zaddiq è l’uomo giusto, la donna giusta. La Bibbia porta alcuni esempi. Abramo contratta con Dio per annullare il decreto di distruzione di Sodoma e Gomorra. Mosè ai piedi del Sinai annulla il decreto di condanna sull’intero popolo che danza attorno al vitello d’oro e lo adora. Ester annulla il decreto di sterminio degli ebrei progettato dal perfido Aman. Alla ricorrenza dello Yom Kippur ogni ebreo ancor oggi, mediante il pentimento, chiede all’Onnipotente di annullare il giudizio di condanna, risolvendolo in misericordia.

Non entro in disquisizioni teologiche e filosofiche sull’origine del male. Ce ne sono state e ce ne sono a bizzeffe, e non sempre chiariscono l’argomento. La cosa interessante è che, da qualunque parte venga, il male si può contrastare. Con il bene. Per compierlo occorre però essere giusti. Come fare?

Spero mi perdoniate se resto ancora all’interno dell’ebraismo. Israel ben Eliezer, noto come Baal Shem Tov, vissuto in Ucraina nella prima parte del ‘700, è stato un tipo con un carisma dirompente. Da top-ten nella storia della religione mondiale. Come tanti dei grandi, Baal Shem Tov non ha lasciato nulla di scritto, se non qualche lettera. Delle poche che ci sono pervenute ce ne sono due, scritte di suo pugno a un suo cognato tra il 1747 e il 1752.

In queste lettere racconta due episodi straordinari che gli sono accaduti. Due esperienze mistiche di salita al cielo. Non sto a riportare il suo resoconto. Quello che è interessante è ciò che rispondeva alla gente che, curiosa, gli chiedeva come era potuto accadere una cosa del genere, quel viaggio miracoloso. Lui spiegava che era alla portata di tutti.

Ogni persona, diceva, indipendentemente dal sesso, dal grado di studio, dall’età, dalla condizione sociale, può accedere ai livelli più alti della santità senza abbandonare la propria vita lavorativa e familiare. Come? Trasfigurando gli aspetti più umili e banali della vita quotidiana in momenti di cielo. In scintille di luce. Questo è il modo più immediato per diventare giusti. E mettere in campo quel bene che annulla o almeno contrasta il male. Quel bene di cui c’è un disperato bisogno.

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