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Italia > Cinema

Donne coraggiose

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

La sindacalista ostinata di Isabelle Huppert e la moglie comprensiva nel film marocchino “Il caftano blu”. Forza e delicatezza

Isabelle Huppert a Venezia (Foto Matteo Rasero – LaPresse)

La verità secondo Maureen K. è uno di quei film dove la Francia – a differenza di noi – non ha paura di affrontare temi scomodi come la violenza contro le sindacaliste. Maureen, a cui dà voce e corpo la Huppert che a 70 anni raggiunge un vertice interpretativo – è vittima di uno stupro organizzato probabilmente dalla grossa multinazionale che vuole vendere il nucleare francese ai cinesi (come accadrà). La donna denuncia la violenza subita, ma nessuno, a cominciare dalla polizia che indaga, le crede. Anche il marito fatica ad accetta la “sua verità”, tanto più che Maureen ha subito un altro stupro da giovane ed è una ex alcolista. Mente, si è inventato tutto? Il film ruota intorno a questo dilemma. Il tribunale non le crede e lei perde il lavoro, condannata a cinque anni. La depressione si fa strada. Ma con l’aiuto di qualche amica decide di chiedere la revisione del processo. Il suo diventa un caso pubblico che sconvolge la politica e gli industriali, Maureen viene ancora minacciata, ma alla fine vince il processo. Lei, tosta, decisa e fragile, vittima nel 2017 di una violenza il cui autore non è mai stato trovato.

Un film forte è questo diretto da Jean-Paul Salomé cui corrisponde la denuncia per un sistema economico che non difende gli operai, vende sottobanco le risorse nazionali ai cinesi e impedisce la verità in modo aggressivo, sottopone chi cerca giustizia anche alla violenza mediatica. La corruzione vive da ogni parte, a quanto pare.

La Huppert è la donna forte e nevrotica, assistita da un marito comprensivo che la ama ed anche da alcuni colleghi che non si defilano per crederle. Un thriller che fa pensare, soprattutto al fatto che la storia non è finita, un inno alla combattività delle donne per una società giusta, andando controcorrente e pagando di persona.

Dalla Francia al Marocco, dove la regista 43enne di Tangeri Maryam Touzani regala un racconto raffinato ed intimo, sussurrato, si direbbe.

Il caftano blu è la storia di un sarto-artista, Halim, e di sua moglie Mina che guidano un negozio rinomato nella medina con decisione. Lui, il marito, è un uomo innamorato della moglie, tenero e silenzioso, lavora con una precisione antica vestiti meravigliosi, ora un caftano blu che la fotografia indaga nel fruscio vellutato della luce sul colore denso. La coppia assume un giovane apprendista, Youssef, che impara in fretta, è diligente, riservato. Ma la sua presenza turba la vita tranquilla della coppia perché le attenzioni omosessuali del ragazzo provocano disagio nel marito però anche una attrazione. La moglie, malata, osserva, soffre, ma poi capisce e non condanna, anche perché sa di essere destinata alla morte.

Quello che stupisce è come la regista tratti con una sobrietà e delicatezza non comuni un soggetto che il cinema occidentale spesso racconta con leggerezza eccessiva, mentre qui tutto è reso con piccoli gesti, sguardi, luci ed ombre poetiche. È un film che fa parlare sentimenti trepidanti ma con pudore e gentilezza, con rispetto nel ritmo pacato della narrazione. Un lavoro fuori dal tempo con la figura di una donna che ama così profondamente il marito da andare oltre quello che lui vive e di cui Halim, dolorosamente, gliene sarà grato.

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