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Persona e famiglia > Storie

«Siamo solo quel che resta di noi»

di Patrizia Carollo

- Fonte: Città Nuova

Di Antonio Ennio Minuto, scomparso a soli 15 anni, sono rimasti gli scritti che testimoniano doti non comuni per un adolescente.

«Siamo solo quel che di noi resta», scriveva Antonio Ennio Minuto nel suo diario che è divenuto ora un libro, “Lungo la strada”, per le edizioni Palumbo. Una frase importante che racchiude la sensibilità di un ragazzo speciale che in soli 15 anni, prima di morire, ha saputo condensare in “poesie, racconti e riflessioni” lo stupore di un bambino, la vivacità e sagacia di un adolescente e la maturità di un adulto innamorato della vita eppur pronto alla dipartita.

Antonio Ennio Minuto era affetto da una cardiopatia grave, in cura all’ISMETT, l’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) per la cura e la ricerca delle insufficienze terminali d’organo, a Palermo. Un istituto all’avanguardia, una struttura d’eccellenza, ma ciò non sempre basta. Un cuore sostitutivo non è giunto in tempo a salvare Ennio ed è, così, volato via.

La sua morte ha gettato tanti nello sconforto. Eppure, quanti hanno avuto l’onore di conoscerlo sentono, oggi, la “grande presenza della sua assenza”. Giacché, questo giovane amante della musica, vive ancora. Non solo nei suoi preziosi scritti, ma nell’amore incondizionato dei suoi genitori, nei ricordi dei compagni, degli amici più cari, dei suoi padri spirituali.

La sua sofferenza celata sempre dal sorriso e da una “parola gentile” per ognuno è divenuta, infatti, fonte di riflessione. E in tanti (giornalisti, preti, psicologi, musicisti), negli ultimi mesi, a Palermo e provincia, hanno voluto ricordare la sua brevissima, intensa vita, il suo essere «un ragazzo moderno, eppure – sempre – fuori dal tempo, lontanissimo dal cliché dell’adolescente dei nostri giorni, che corre veloce verso l’effimero…».

Di lui è stata, anche, ricordata – ciò che più ci ha colpito – la certezza, che sentiva dentro come cosa ovvia, dell’immortalità dell’anima, la consapevolezza che questa vita non sia che un tratto, uno stadio di vita eterna. Pensieri importanti, in un corpo e una mente che sarebbero dovuti essere ancora in divenire rispetto al mistero cristiano della vita e di “sorella morte corporale”. E che la dicono tutta della sua maturità e capacità di celebrare la bellezza insita nelle piccole cose, nella natura e in un Dio che lascia anche nella prova, solo per superarla, crescere nella fede e divenire “suoi collaboratori”.

Dentro la prova, dilaniati dalla rabbia, ma pieni ugualmente di riconoscenza, sono stati poi, di certo, i familiari stretti di Ennio, la sua mamma e il suo papà, che di lui hanno scritto: «Un figlio è un dono. Perciò tu sei dono due volte: perché sei il nostro figlio adorato e per quello che sei, per come sei, per noi e per tutti. […]. L’amore supera il vuoto che hai lasciato, vuoto di mancanza ma non certo di morte. Allora condividiamo Te, ormai non solo nostro, ma di tanti… con tutto l’amore possibile».

Antonio Ennio Minuto amava tantissimo il mare. Nel suo testo, lo cita all’infinito.  Mai una volta, invece, ha fatto accenno alla sua situazione di salute, definendosi soltanto “un animale ferito ma mai stanco. Ecco, qualche stralcio dal suo diario:

«Vivi, Vivi, Vivi, perché sol vivendo ti renderai conto di vivere. Piangi, grida, corri, stai fermo, arrabbiati, sorprenditi… Vita è la sola parola. Vivere è l’immortalità» (9 marzo 2015).

«Il vento. Accoglilo. Annusa ciò che ti porta, respiralo, sii avido di li, osserva ciò che ti mostra, ascolta le sue parole, nutriti di ciò che ti infonde, abbandonati alle sue carezze, perché il vento porta con sé la pace» (11 aprile 2016).

«Vivere vuol dire provare: provare come osare e provare come cogliere emozioni, sapendo che un giorno tutto finirà, perché morirà di morte fisica ma, paradossalmente, è la morte fisica che apre le porte all’immortalità… Il senso di vivere è provare, il senso della vita è lasciare che qualcosa di sé, non materialmente ma come esempio per quelli che verranno dopo, e il senso della morte è far sì che coloro che hanno imparato da te possano compiere le proprie scelte considerando i tuoi passi… perché siamo solo quel che di noi resta!».

Informazioni sul piccolo manoscritto di questo giovane uomo, arricchito dalla sue foto e dalle dediche che i suoi amici fraterni hanno speso per lui, su www.palumboeditore.it; i proventi saranno destinati ai programmi di ricerca per le cardiopatie analizzate presso l’Istituto ISMETT di Palermo.

 

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