A chi interessa il Sud Italia? A conti fatti, è questa la domanda principale che emerge dalle proteste dei lavoratori dissanguati dall’aumento dei carburanti, dovuto alla guerra avviata da Usa e Israele all’Iran. Sono settimane che protestano, senza essere ascoltati dal governo. Solo oggi c’è stato l’incontro in Prefettura a Milano con i rappresentanti degli autotrasportatori, e il vicepremier Matteo Salvini ha promesso il rapido stanziamento di 480 milioni di euro.
Della difficile situazione in corso abbiamo parlato con l’arcivescovo di Matera Irsina, Benoni Ambăruş, presidente della Commissione Episcopale per il servizio della carità e la salute e, di conseguenza, anche presidente di Caritas Italiana.
Presidente, in Italia ci sono quasi 5 milioni e mezzo di persone in povertà assoluta. La Caritas è molto impegnata nel portare aiuto ai poveri. Qual è la situazione dal vostro punto di vista?
Va ripensato radicalmente il Welfare, perché non è più sostenibile questa modalità dei bonus, dei piccoli contributi senza soluzioni strutturali. Ripensare radicalmente il Welfare significa avere il coraggio d’immaginare un altro schema, perché qui non è più questione di fare differenza tra stranieri e italiani. Il problema è che l’ascensore sociale è rotto. Questo significa che c’è qualcuno che sta scendendo sempre più in basso e lo stiamo vedendo con le manifestazioni degli agricoltori di questi giorni. Quando la gente arriverà a sentirsi disperata, scatterà anche la violenza, che non è mai giustificabile. Io vedo la situazione di disperazione in Basilicata. Bisogna avere il coraggio di pensare uno schema radicalmente nuovo, una ridistribuzione della ricchezza. Non è più questione di fare piccoli aggiustamenti.
Avete dei suggerimenti concreti in questo senso?
Io penso che la società basata sull’economia del profitto stia facendo impazzire il Welfare e stia facendo impazzire letteralmente troppe persone. Servono criteri di redistribuzione della ricchezza, una tassazione diversificata. Significa uscire fuori dalla follia del fare parti uguali tra disuguali. Chi ha di più, chi guadagna di più, deve dare molto di più, perché oggi la gran parte delle persone viene completamente schiacciata.
Eppure, si esita tanto a tassare gli extra profitti delle banche…
Non entro nei tecnicismi della tassazione delle banche. Di certo però, oggigiorno c’è troppa gente che guadagna tanto e paga poco rispetto a quanto guadagna. E tanta gente che guadagna poco e paga fino all’ultimo centesimo. Questo non è giusto. Per di più, l’aumento del costo della vita non è stato seguito immediatamente da un aumento delle entrate per le fasce più deboli. Stiamo rischiando veramente che le persone si spezzino dentro…

Scaffali vuoti, pesce e merce fresca assente e prodotti come latte e farina in esaurimento in un supermercato (Eurospin) a Bari, a causa dello sciopero dei trasportatori. Bari 18 ottobre 2026. ANSA/Donato Fasano
Lei ha parlato delle proteste degli agricoltori, come anche dei trasportatori, dei pescatori e così via. Lei è l’arcivescovo di Matera Irsina, in Basilicata, quindi conosce bene la situazione. Una sua lettura di questa grande mobilitazione?
Io penso che la gente che ha i calli sulle mani, come gli agricoltori, sta arrivando sulla soglia della disperazione, perché loro si alzano di notte e vanno a coltivare la terra, a curarla quando piove, quando fa caldo o fa freddo. Sono gli umili della terra che fanno sì che le nostre tavole possano essere apparecchiate. Noi andiamo al supermercato e acquistiamo prodotti scontati senza pensare che, in realtà, quell’offerta, con i prodotti in vendita ad un prezzo stracciato, significa che l’agricoltore è stato umiliato. Questo perché la commercializzazione dei prodotti agricoli è diventata speculazione. E quelli che guadagnano di meno, quelli che sono pagati di meno, sono proprio quelli che faticano di più. E questo per me è profondamente ingiusto.
E questo è ciò che li spinge a protestare…
I lavoratori adesso stanno dicendo che stanno arrivando ad un livello insopportabile. Non si possono schiacciare queste persone. Quando dico che non si possono fare parti uguali tra disuguali significa che a loro, che affrontano tanti sacrifici, bisogna dare un sostegno significativo. Non è più possibile girarsi dall’altra parte. Non sono dati statistici! Se, banalmente, dovessero veramente smettere di coltivare la terra cosa accadrebbe? Io vedo cosa accade nei campi. A Scanzano Jonico (provincia di Matera, ndr) un agricoltore che ha i frutteti e i campi, diceva: «A me conviene di più non raccoglierli che venderli» e piangeva quando lo diceva. Questo non è possibile.
In Italia gli stranieri provenienti dai Paesi poveri vengono descritti come quelli che rubano il lavoro, spacciano, delinquono e violentano le donne. Come si può trasformare questa percezione?
Ai politici chiedo di smetterla di fare giochetti, con la manipolazione delle persone semplici, perché i politici le manipolano a proprio tornaconto elettorale. Alla gente faccio questo invito: andate ad incontrare le persone reali, anche i migranti. Vedrete che non sono come ve la raccontano i politici. Non può esserci un’analisi della questione dell’immigrazione perché ci sono gli algoritmi. Non è questa la vita vera. Non è né la realtà né la vita vera delle persone. Usciamo dalla bolla degli algoritmi.
