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Persona e famiglia > Felicemente

La sedia della nonna: quando la nostalgia supera la voglia di vivere

di Dorotea Piombo

Dolore
(Foto: Pexels)

A volte succede di osservare vecchi oggetti, sentire antichi profumi, notare dei colori familiari, che richiamano alla mente momenti di comunione con i propri cari, che rimangono indelebili nella mente e nel cuore. Poi possono capitare quei momenti in cui, intenzionalmente, prendiamo dal cassetto qualcosa che ci fa tornare indietro nel tempo, proprio per ricontattare vecchie sensazioni ed emozioni che oggi ci sembrano lontanissime e quasi impossibili da rivivere. Quando perdiamo una persona cara, il dolore diventa quasi un passaggio obbligato dell’amore e, a volte, si trasforma in una vera e propria prigione del cuore. Però è possibile trasformare il ricordo da catena dell’anima a risorsa vitale.

A volte alcuni oggetti come una sciarpa, un orologio o una vecchia sedia, assumono un valore emotivo quasi totalizzante dopo una perdita. La nostra mente, per far fronte all’angoscia da separazione, può trasferire sugli oggetti inanimati il legame di attaccamento e questo diventa un meccanismo di difesa fisiologico che ha la funzione di mitigare il senso di vuoto, dandoci l’illusione di poter ancora entrare in contatto con chi abbiamo perso. La nostalgia non è un’emozione che deve preoccuparci, anzi è naturale e ci aiuta ad adattarci alla nuova situazione per trovare un nuovo equilibrio. Chiaramente, se dovesse trasformarsi in un pensiero ossessivo, compromettendo il funzionamento sociale, familiare e lavorativo, sarebbe consigliabile chiedere l’aiuto di un professionista esperto.

Qual è la differenza tra il sano ricordo e il blocco esistenziale?

Se consultiamo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, DSM-5-TR (APA, 2022) vediamo che esiste il Disturbo da lutto prolungato. Questo quadro clinico viene descritto da una reazione disfunzionale al lutto che persiste almeno per 12 mesi (negli adulti) caratterizzata da intensa nostalgia, incredulità sulla morte della persona cara, torpore emotivo e difficoltà a reinserirsi nelle attività della vita quotidiana.

Invece un sano ricordo non esclude il dolore, ma include un movimento attivo in cui si cerca di ricollocare psicologicamente, la persona defunta, nella propria vita.

Vi racconto la storia di Sofia, una donna di 34 anni che tre anni fa perse sua nonna, che rappresentava la figura di attaccamento primario della sua infanzia. Sofia tiene in salotto la poltrona di velluto in cui sua nonna si sedeva sempre, per ricamare e guardare la tv. La poltrona è posizionata esattamente come la teneva la nonna, vicino la finestra. Inizialmente era impossibile, per Sofia, sedersi su quella poltrona, la fissava, sentiva ancora l’odore di talco e lavanda. Il tempo passava e Sofia riuscì ad utilizzare quella poltrona che, però, si trasformò in una vera e propria prigione emotiva: dopo il lavoro si sedeva lì, accarezzava il velluto, piangendo e rivivendo con la mente i momenti più felici, i ricordi più intensi. Sofia ha smesso di andare in palestra e uscire con i suoi amici. Il presente le sembra grigio e senza senso. Appare evidente il fatto che non stia avvenendo la fisiologica elaborazione del lutto.

Come gestire una situazione simile?

Prova a ristrutturare il legame trasformando l’assenza della persona in una presenza interiore attiva, come ad esempio ricreare antiche ricette fatte dal defunto/a.

Prova a pianificare piccoli “ritorni alla vita”, come una piccola uscita di 10 minuti al giorno fatta con costanza.

Prova a mettere un “confine” alla tua memoria, dedicando solo alcuni momenti al ricordo, in modo da non lasciare che la tristezza possa invadere tutta la tua giornata. In questo modo ricordi a te stesso/a che sei tu padrone/a del tuo tempo.

Chiedi aiuto ad uno psicologo che possa aiutarti nel percorso di attraversamento del lutto.

È vero che certi oggetti ci legano al passato, ma possiamo trarre da loro la forza per poter ricominciare a vivere passo dopo passo, con coraggio e determinazione ed allo stesso tempo onorare la memoria di chi abbiamo amato. Come scrive la celebre autrice Isabel Allende: “Non esiste separazione definitiva finché c’è il ricordo”. Allora proviamo a fare in modo che questo ricordo possa essere per noi un motore e non una catena.

Riproduzione riservata ©

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