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Persona e famiglia > Salute

Al via la campagna vaccinale contro l’influenza, mentre il morbillo rialza la testa

di Chiara Andreola

Con il mese di ottobre sono disponibili i vaccini antinfluenzali, offerti gratuitamente ad alcune categorie di persone. Ma a preoccupare è anche il morbillo

La campagna vaccinale antinfluenzale 2026-2027 presso lo Stadio di San Siro a Milano, 3 ottobre 2026. ANSA/SALMOIRAGO

È partita anche in Italia, seppure con date leggermente diverse da Regione a Regione, la campagna vaccinale contro l’influenza – patologia che, non mancano di ricordare i medici, non è necessariamente banale: una percezione errata dovuta anche al fatto che sotto l’etichetta di “influenza” finiscono un po’ tutti i malanni di stagione, compresi quelli che si risolvono con un paio di starnuti. Stando ai dati dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), infatti, l’influenza propriamente detta causa tra gli 8 e i 10 mila decessi annui: e non si tratta unicamente, per quanto in massima parte, di soggetti anziani o con patologie pregresse – come se, peraltro, la morte di soggetti anziani o ammalati fosse per qualche motivo irrilevante.

Chi ha diritto al vaccino gratuito

Secondo quanto stabilito dalla circolare emanata lo scorso giugno dal ministero della Salute, la vaccinazione antinfluenzale viene offerta gratuitamente a tutte quelle fasce di popolazione considerate più a rischio: persone con più di 60 anni, donne in gravidanza o neomamme, persone affette da patologie croniche o che comunque mettono a maggior rischio il paziente (anche al di fuori di quelle elencate nella circolare se il medico lo ritiene), bambini dai 6 mesi ai 6 anni, familiari e contatti di persone fragili, ospiti di RSA, allevatori, donatori di sangue, veterinari, medici e personale sanitario, forze di polizia, vigili del fuoco, e altre categorie di lavoratori individuati dalle singole Regioni.

A livello locale possono essere infatti stabilite ulteriori fasce di gratuità: in diversi casi, ad esempio, è estesa a 12, 14 o 17 anni l’offerta gratuita del vaccino ai minori. È quindi utile informarsi se la propria Regione o Provincia Autonoma prevede misure in tal senso.

Rimane il fatto, specifica la circolare, che il vaccino può essere offerto gratuitamente una volta esaurite le categorie prioritarie: se quindi, una volta esauriti gli appuntamenti presi da queste categorie, saranno ancora disponibili presso i medici di medicina generale o i centri vaccinali dosi inutilizzate, queste potranno essere somministrate senza ticket a chi ne faccia richiesta.

Diversamente, è possibile ricevere il vaccino appunto pagando un ticket, ad un costo variabile nelle diverse Regioni o nelle diverse farmacie (se acquistato in farmacia): indicativamente, dai 15 ai 25 euro.

La copertura vaccinale e l’efficacia

Va detto che la copertura vaccinale per l’influenza in Italia non è elevata: l’Istituto Superiore di Sanità ha registrato, per la stagione 2024-2025, un dato nazionale del 19,6%, con oscillazioni che vanno dal 22,6% di Umbria e Toscana all’11,1% della Provincia Autonoma di Bolzano (dati mantenutisi sostanzialmente stabili nel post pandemia). La percentuale sale, ma rimane sotto la soglia raccomandata del 75%, se si prendono in considerazione solo gli anziani (oltre i 65 anni): dal 64,1% dell’Umbria al 33,4% di Bolzano.

L‘efficacia del vaccino, secondo i dati dell’Iss, va generalmente dal 70 al 90% nei giovani nel prevenire la malattia, mentre negli anziani si riduce anche fino al 30% – pur rimanendo efficace fino all’80% nel ridurre le forme gravi, che è la cosa che più interessa a livello di salute pubblica. Anche qui, la percezione dell’efficacia può essere falsata a ribasso dal fatto che molti virus presentano sintomi simili all’influenza: avere febbre e sintomi respiratori pur avendo fatto il vaccino non significa quindi necessariamente averla contratta, né che il vaccino, qualora effettivamente di influenza si tratti, non abbia prevenuto complicazioni anche gravi.

Il ritorno del morbillo

La campagna vaccinale in Italia parte nel momento in cui dagli Usa arriva la notizia del sesto decesso per morbillo nell’ambito della peggiore epidemia registrata a livello nazionale negli ultimi 35 anni, con quasi 4000 casi registrati fino a fine settembre scorso, di cui oltre 1000 nella sola Pennsylvania (dove è avvenuto l’ultimo decesso).

Un’epidemia che peraltro sta suscitando anche una vivace polemica politica: non solo perché il governatore della Pennsylvania, il democratico Josh Saphiro, ha accusato il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. di seminare confusione sui vaccini e di contribuire alla diffusione di una malattia che gli Stati Uniti hanno debellato più di 25 anni fa, ma anche perché c’è stata molta esitazione da parte del Center for Disease Control (CDC) nel registrare e diffondere i dati dei contagi e dei decessi.

La cosa impone di mantenere alta l’attenzione anche in Italia: se, stando ai dati del CDC, il tasso di vaccinazione completa (due dosi) per il morbillo negli Usa è del 91% contro la soglia del 95% considerata necessaria dall’OMS per garantire l’immunità di gregge, in Italia siamo solo all’84,45%. Il dato si spiega in parte con il fatto che, fino agli anni Novanta, era prassi fare una dose sola – che infatti ha ricevuto quasi il 95% degli italiani: solo poi, di fronte ad evidenze scientifiche per cui una seconda dose alza la protezione dal 95 al 99% (si stima infatti che per il 2-5% della popolazione non sia sufficiente una sola dose a sviluppare gli anticorpi), si è passati a farne due. Tutti coloro che sono nati prima, pertanto, a meno che non siano andati a chiedere il richiamo (sempre che fossero a conoscenza della cosa), non l’hanno ricevuto.

Aggiungiamoci pure che il vaccino per il morbillo è generalmente somministrato in forma trivalente con parotite e rosolia, o quadrivalente anche con la varicella: “mancare” una dose, quindi, significa anche abbassare la protezione contro queste altre malattie – per quanto la rosolia abbia incidenza bassissima (2 casi nel 2025, secondo l’Iss), mentre la parotite si attesta sui mille casi annui e la varicella oltre i 60mila.

La prova che ci siano sacche di mancata copertura (in Sicilia si scende al 67,88% di popolazione completamente vaccinata per il morbillo) sono i 653 casi di morbillo registrati dal 1 settembre 2025 al 31 agosto 2026, ossia – sottolinea un rapporto dell’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) – il 28% di quelli segnalati nell’intera Ue, quasi esclusivamente tra persone non vaccinate. Un dato che rende l’Italia il Paese europeo con più contagi – seguito da Bulgaria (564), Romania (255), Spagna (230) e Francia (146) – per quanto non quello a maggiore incidenza sulla popolazione (11,1 casi per milione di abitanti contro una media Ue di 5,1, ben lontano dagli 87,6 per milione della Bulgaria, che ha peraltro una copertura vaccinale simile alla nostra). Da osservare è che la forte accelerata si è avuta nei primi cinque mesi del 2026, con 472 casi, contro i 529 dell’intero 2025.

Volendo vedere il lato positivo della medaglia, parliamo quindi in Italia di un sistema sanitario che rispetto ad altri riesce a “reggere” bene, curando in maniera adeguata le persone contagiate (cosa non scontata viceversa negli Usa) e arginando i focolai.

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