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Interviste > Intervista

“Sempre Persona”, ponti di fraternità

di Raffaele Natalucci

- Fonte: Città Nuova

Per Emanuele Fortuzzi, «vedere come piccoli gesti possano fare la differenza dà un senso profondo al nostro impegno e cambia il modo di guardare le periferie»

Emanuele Fortuzzi
Emanuele Fortuzzi

Nelle periferie di Roma, tra difficoltà economiche e marginalità sociale, opera Sempre Persona, associazione nata oltre 25 anni fa, per sostenere detenuti, ex detenuti e le loro famiglie. Il progetto accompagna chi ha vissuto l’esperienza del carcere portando aiuti concreti e costruendo relazioni di fiducia sul territorio. Ne parliamo con Emanuele Fortuzzi, presidente di Sempre Persona.

Che cos’è Sempre Persona e da quale visione nasce questa associazione?
Sempre Persona nasce dalla convinzione che ciascun individuo abbia una sua dignità e valore intrinseco. La storia dell’associazione inizia con Alfonso Di Nicola, fondatore e mediatore in carcere per 30 anni. Un amico giudice gli affidò alcuni nominativi chiedendogli di incontrare quelle famiglie e star loro vicino. Da quell’esperienza Alfonso, insieme ad altri volontari, ha iniziato a visitare le famiglie dei detenuti nelle periferie, offrendo aiuti materiali e supporto umano. Ancora oggi, il progetto si concentra sul rafforzamento dei legami sociali, sulla costruzione di ponti di fraternità e sulla promozione di una cultura dell’incontro.

Qual è il senso delle vostre attività, in particolare degli aiuti alimentari, e che tipo di rapporto cercate di avere con le famiglie?
Gli aiuti materiali, come i pacchi alimentari, rispondono ai bisogni concreti delle famiglie. Ma il nostro obiettivo principale è instaurare relazioni di fiducia e vicinanza. Quando visitiamo le famiglie ascoltiamo le loro storie e condividiamo un vissuto personale. Essere presenti significa creare occasioni di incontro in cui ognuno possa sentirsi accolto e riconosciuto.

Quale impatto hanno oggi le vostre iniziative sulle famiglie e sui territori in cui operate?
Raggiungiamo più di 60 famiglie tra Roma e Lazio. Gli aiuti materiali alleviano le difficoltà contingenti, ma la possibilità di condividere la vita quotidiana favorisce la costruzione di legami più duraturi. In questo modo, nelle periferie si creano reti di sostegno, dove le famiglie si sentono più integrate nella comunità. Giovani, adulti, famiglie ed ex detenuti partecipano insieme alla realizzazione di questa comunità. C’è chi si dedica a creare e coltivare relazioni con le famiglie dei carcerati e chi si occupa di raccogliere beni di prima necessità. In questo modo si viene a creare una circolarità virtuosa che ha un impatto positivo non solo sulle famiglie, ma anche su noi volontari.

Dall’esperienza sul campo, quali sono le principali difficoltà che colpiscono le famiglie di ex detenuti e quali frutti emergono dal vostro lavoro?
Le famiglie affrontano spesso povertà e isolamento. Ogni persona che incontriamo porta con sé il proprio bagaglio di sofferenze e implicitamente chiede di fermarsi, di ascoltare, di fare un pezzo di strada insieme. Questa iniziativa mi ha permesso soprattutto di incontrare volti, non stereotipi: persone che ho avuto la fortuna di conoscere e che mi hanno trasmesso molto, fino a diventare vere amicizie capaci di trasformare la mia vita. In queste relazioni mi sono sentito accolto, dentro un’esperienza concreta di amore reciproco, in cui il semplice gesto di fare il primo passo ha aperto legami profondi, capaci di arricchire entrambe le parti.

Dal punto di vista personale, cosa lascia questo progetto?
Il percorso con Sempre Persona lascia un segno profondo. Ogni incontro ha arricchito il mio sguardo e il mio cuore, insegnandomi ad andare oltre le difficoltà e le etichette, per riconoscere la dignità, la complessità e la bellezza di ogni storia. Ho imparato che le periferie non sono solo luoghi segnati da povertà, fragilità o violenza, ma territori attraversati da forti contraddizioni, dove accanto al dolore esistono relazioni autentiche, umanità viva e una bellezza spesso nascosta, incarnata nelle persone che le abitano.

Come si inserisce l’esperienza di Sempre Persona nel tuo percorso di fede?
È stato un cammino di fraternità costruita nella vicinanza quotidiana e nella costanza dei piccoli gesti, che fanno davvero la differenza. Questa esperienza mi ha anche permesso di toccare con mano un Dio profondamente umano e un’umanità attraversata dall’amore di Dio: un Vangelo che non resta solo sulla carta, ma diventa carne nelle storie, nei legami, negli sguardi e nelle parole condivise. Tutto questo ha cambiato il mio modo di guardare le periferie e le persone che le abitano, dando un senso nuovo e più profondo al mio impegno e alla mia vita.

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