L’Istituto Universitario Sophia ha compiuto 18 anni. È l’ultima opera del Movimento dei Focolari che la sua fondatrice, Chiara Lubich, ha visto nascere. L’obiettivo dietro a questo progetto: essere una scuola che insegni la Sapienza. Arrivata a un’età di “matura adolescenza”, l’Università vive un periodo di trasformazione in cui definisce il suo carattere, adattandosi alle esigenze del presente in continuità con il suo ideale originario.
L’atto di inaugurazione dell’anno accademico 2025-2026, svoltosi all’Auditorium di Loppiano il 16 gennaio, si è aperto con i saluti del gran cancelliere dell’Università, mons. Gherardo Gambelli, arcivescovo di Firenze, e della vice gran cancelliere e presidente del Movimento, Margaret Karram.
«Viviamo in un tempo complesso, segnato da crisi ambientali, conflitti, disuguaglianze, trasformazioni tecnologiche – ha affermato Karram –. Il mondo ha bisogno di persone che sappiano pensare, dialogare, costruire ponti. Ha bisogno di competenza e valori, professionalità e umanità».
Per questo, indirizzandosi agli studenti, ha evidenziato: «Sophia vuole prepararvi non solo a un lavoro, ma a una missione: contribuire a una società più fraterna, a un mondo che non guarda solo al proprio angolo di terra, ma che supera i confini […] Il vostro studio è un investimento non solo per voi stessi, ma anche per la società, per la Chiesa, per l’umanità».
Con un modello di insegnamento che favorisce la collaborazione, il dialogo e la pace, i percorsi di studio mirano a «formare professionisti e cittadini responsabili, capaci di incidere nella società globale», unendo solidità culturale e apertura al mondo, in consonanza con il carisma dell’unità dell’Opera di Maria.
«Mentre viviamo pienamente ciò che già esiste, prepariamo qualcosa di nuovo che vedrà la luce nel prossimo anno accademico». Queste le parole pronunciate dal rettore di Sophia, Declan O’Byrne, prima di annunciare la nuova offerta accademica: un Baccalaureato in Filosofia e Scienze Umane e una Licenza in Filosofia, Economia di Comunione e Ambiente.
Secondo O’Byrne, la scelta della filosofia risponde a una «necessità di senso» in un’epoca caratterizzata dalla «frammentazione del sapere». Insieme a essa, la teologia e la psicologia rimangono due dimensioni centrali del percorso formativo. In questo contesto, la proposta dell’Università di Sophia si presenta come «un laboratorio culturale che guarda allo studente come persona intera: razionale, emotiva, relazionale, spirituale», ha evidenziato il rettore. E ha aggiunto: «Il successo di Sophia non si misurerà solo nei numeri, ma nella capacità dei suoi laureati di essere fermento di unità nelle fratture del mondo».
Durante la cerimonia di inaugurazione, uno spazio è stato dedicato agli studenti, rappresentati dalla sottoscritta. Attraverso la mia esperienza di studio e di vita a Sophia, ho voluto far partecipi i presenti del senso profondo racchiuso nel formarsi in questa università e della svolta nella visione della realtà che ne scaturisce, e incoraggiare coloro che cercano di perfezionarsi professionalmente e di ampliare le proprie conoscenze a scegliere un istituto universitario come Sophia.
Questo il discorso pronunciato in sala:
Buonasera a tutti,
è per me un onore e una gioia essere qui oggi a rappresentare gli studenti di Sophia.
La mia conoscenza dell’Università è avvenuta in un modo naturale, e che in certa maniera dà senso alla mia professione di giornalista: ho letto un articolo su una rivista che raccontava dell’esperienza a Sophia, e ne sono rimasta affascinata. Da lì in poi ho iniziato a desiderare di studiare qui. All’epoca però stavo per completare la mia laurea magistrale in Migrazioni e Mediazione Intermediterranea, e sembrava essere arrivato il momento di iniziare a lavorare.
Ho conosciuto per pura provvidenza la rivista Città Nuova e sono entrata a far parte della redazione. Man mano ho conosciuto anche il Movimento dei Focolari, Chiara Lubich e l’ideale dell’unità, che contiene valori universali come la fraternità che già da prima mi appartenevano. In questo tempo, il desiderio di studiare a Sophia rimaneva nel mio cuore e nella mia mente, e continuava a pulsare, a volte con più forza, a volte meno, ma sempre costante.
Poi, dopo 4 anni di lavoro, ho avuto l’opportunità di venire qui e avverare il mio sogno. Ero attratta, dal punto di vista accademico, dal dialogo interreligioso e interculturale. E dal punto di vista esperienziale dalla convivenza con persone di ogni parte del mondo. Così, quello che studiavamo a lezione veniva poi verificato con quanto vissuto a casa, ma anche al contrario, l’esperienza formativa fatta nelle residenze universitarie era fonte di ulteriori spunti da trattare in aula.
Tornando sulla proposta formativa di Sophia, ciò che mi interessava di questa università era la formazione umana che vi intravedevo, con corsi di psicologia, pedagogia, sociologia, risoluzione pacifica dei conflitti e comunicazione dialogica e generativa, che secondo me mi avrebbero aiutata sia a livello personale, sia a livello relazionale, spingendomi a conoscere e accogliere meglio chi incontro nel mio cammino.
Perciò, mi piace dire che Sophia è una scuola di relazioni. Lo si vede, per fare un caso concreto, nei momenti di condivisione: una volta a settimana ci incontriamo per ascoltarci tutti, professori e studenti, e poi condividere il pranzo insieme. E lo scambio fra di noi non è unicamente accademico, ma umano. Ho apprezzato, in questo tempo trascorso qui, che docenti, compagni di classe, personale amministrativo si preoccupassero di sapere come sto, come mi sento, cosa sto attraversando, e che dedicassero del tempo a fermarsi e ad ascoltarmi. Ciò accade in un contesto che è quello della cittadella di Loppiano, dove questi incontri avvengono nel quotidiano, con persone che man mano veniamo a conoscere e con cui si creano dei legami, anche loro attente ad accoglierci e a scoprirci.
Vedrete, a Sophia non si viene pensando a svolgere una determinata carriera, ma si viene con la motivazione di fare ciò che ci piace, di aprire la mente e allargare gli orizzonti, di seminare le nostre energie in ambienti che danno senso alla nostra vita e che poi daranno frutto in chissà quale parte del pianeta, di imbarcarci in progetti che cambiano il mondo, il modo di relazionarci e di agire, di trovare la giusta strada, forse personalizzata, unica, e possibile.
Sophia dà speranza che ciò che portiamo nel cuore si possa realizzare, che quello che prima era un sogno in realtà possa materializzarsi. E la cosa migliore è che non s’ha da fare da soli, ci sono altre persone prima e dopo di noi disposte ad affiancarci, pronte ad essere coinvolte o già impegnate in settori simili. Per questo, mi verrebbe da dire: non smettete di sognare, non accontentatevi di seguire i percorsi di studio che vi daranno un’apparente sicurezza economica accantonando i vostri veri desideri, ma quei percorsi che vi daranno la vita e vi permetteranno di eccellere là dove siete chiamati a fiorire.
Coraggio nei passi a venire, e grazie.