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Persona e famiglia > Inclusione

La montagna è un privilegio? Lo sci tra costi e alternative

di Gaia Bonafiglia

- Fonte: Città Nuova

Con le Olimpiadi invernali 2026 alle porte, è necessario fare una riflessione: lo sci è diventato un lusso per molte famiglie. Tra skipass costosi e spese accessorie, crescono le iniziative per rendere la montagna più accessibile. Promozioni dedicate e alternative come lo sci-alpinismo offrono nuove possibilità di vivere l’inverno

Foto di Chris Biron da Unsplash.

Mentre l’Italia si prepara alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 e le cronache celebrano la neve finalmente arrivata anche sulle Alpi centro-orientali, sorge spontanea una domanda: lo sci è ancora uno sport per tutti? Dietro l’entusiasmo e il richiamo mediatico dell’evento olimpico, si fa strada un problema concreto, ormai evidente e discusso da anni: l’aumento costante e poco sostenibile dei prezzi. Un fenomeno che non riguarda solo l’ultima stagione, ma che va avanti da almeno un decennio e che, anno dopo anno, sta ridisegnando il profilo del turismo invernale, mettendo in difficoltà molte famiglie e spingendo una parte crescente di appassionati a rinunciare.

Sciare oggi, soprattutto nelle località più rinomate, comporta una spesa rilevante già a partire dallo skipass. Nei grandi comprensori dolomitici, come Val Gardena, Cortina o Alta Badia, il giornaliero in alta stagione supera ormai gli 80 euro, con aumenti molto rapidi rispetto a pochi anni fa, quando si aggirava attorno ai 60–65 euro. In Valle d’Aosta, mete iconiche come Cervinia, Courmayeur o La Thuile si collocano poco sotto, con tariffe tra i 55 e i 65 euro. Per fare un paragone, 10 anni fa i prezzi erano decisamente più accessibili: nelle stagioni attorno al 2014–2015 un giornaliero costava circa 30–32 euro a Breuil‑Cervinia e circa 46 euro a Courmayeur, nelle Dolomiti, un giornaliero costava circa 50–54 euro.

A questi costi vanno aggiunti il noleggio dell’attrezzatura, che può superare i 30–40 euro al giorno a persona, le lezioni di sci, l’alloggio e i pasti. Il risultato è che una settimana bianca per una famiglia di quattro persone può facilmente raggiungere i 2.500–3.500 euro, con punte ancora più elevate nelle strutture più richieste. Anche gli abbonamenti stagionali raccontano la stessa storia: nelle Dolomiti si sfiora o si supera il migliaio di euro, mentre in alcuni comprensori valdostani collegati con la Svizzera si arriva a cifre prossime ai 1.800 euro.

Ma perché si è arrivati a questo punto? Le cause sono molteplici. Da un lato pesano i costi dell’energia, cresciuti in modo significativo negli ultimi anni, soprattutto per alimentare impianti di risalita e sistemi di innevamento artificiale sempre più estesi e indispensabili in un clima che cambia. Dall’altro, il settore è stato a lungo caratterizzato da forti investimenti sia pubblici che privati in infrastrutture imponenti, in alcuni casi sovradimensionate o in luoghi che ormai difficilmente godono di un buon innevamento, che hanno alimentato dinamiche speculative e aumentato l’indebitamento dei comprensori.

A questo si aggiunge un modello economico basato sulla “monocoltura dello sci”, che ha legato a doppio filo il destino di intere valli a una sola attività stagionale, senza sviluppare alternative solide. Una scelta che oggi mostra tutti i suoi limiti: non solo per la fragilità climatica, ma anche perché una parte crescente dei servizi viene esternalizzata a grandi gruppi che spesso non hanno nemmeno sede nei territori montani, riducendo ulteriormente i benefici economici locali.

Per contrastare almeno in parte questa barriera economica, alcune realtà alpine propongono promozioni e pacchetti pensati per facilitare l’accesso alla montagna. Nel comprensorio Dolomiti Superski, ad esempio, esistono formule come il “Superski Family”, che consente alle famiglie di acquistare carnet di giornate a prezzo ridotto e distribuirle tra i vari componenti, con un costo medio più contenuto nelle offerte base. Ci sono anche promozioni stagionali, come i Dolomiti Springdays, che combinano soggiorno, skipass e scuola sci in periodi specifici della stagione.

Anche in Valle d’Aosta sono nate iniziative per rendere la montagna più accessibile, come il Magic Skipass, valido per sei giorni nei piccoli comprensori regionali a un prezzo fortemente ridotto, con agevolazioni per ragazzi e bambini e alcuni servizi inclusi. Si tratta di tentativi concreti per alleggerire la spesa delle famiglie, valorizzare località meno conosciute e distribuire meglio i flussi turistici.

Parallelamente, cresce l’attenzione verso forme alternative di fruizione della montagna. Da anni realtà come il Club Alpino Italiano (CAI) e Legambiente promuovono modelli diversi, puntando su scialpinismo, escursionismo con le ciaspole e sci di fondo. Numerosi studi evidenziano come una gestione più diversificata del turismo possa essere non solo ambientalmente sostenibile, ma anche economicamente vantaggiosa, perché riduce la pressione sui grandi comprensori e distribuisce i visitatori su più territori e stagioni.

Lo scialpinismo, in particolare, sta conoscendo una forte crescita: permette di muoversi senza impianti, senza skipass costosi e con un impatto ambientale molto ridotto, riscoprendo un rapporto più diretto con la montagna, i suoi ritmi e i suoi silenzi.

Una filosofia distante da quella di molti grandi comprensori, che ormai puntano esplicitamente su una clientela alto spendente, accettando implicitamente di escludere una parte consistente della popolazione. Tattica che, per ora, pare peraltro essere supportata dai numeri: la scorsa stagione alcuni comprensori hanno riportato aumenti anche a doppia cifra delle giornate di sci vendute e dei passaggi (dati che però possono celare il fatto che chi se lo può permettere scia di più, non che non ci sia chi ha rinunciato per i costi), e un aumento delle presenze dall’estero.

In un anno che riporta le Olimpiadi invernali in Italia e che mostra, ancora una volta, quanto fragile sia l’equilibrio climatico delle nostre montagne, la sfida resta aperta: rendere lo sci – e più in generale la montagna – davvero accessibili. Tra promozioni mirate, piccoli comprensori, attività alternative e una pianificazione più attenta, le strade possibili esistono. Resta da capire se la politica e il settore turistico avranno la volontà di percorrerle, per evitare che la montagna diventi definitivamente un privilegio per pochi.

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