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Italia > Dibattiti

Dove va il sindacato al tempo della globalizzazione?

di Francesco Lauria

- Fonte: Città Nuova

A Firenze, sabato 31 gennaio, un incontro nazionale per ragionare su come fermare il declino del sindacato per rigenerare la democrazia

Manifestazione diritto di sciopero nella filiera del tessile ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI

Dove va il sindacato, in Italia e nel mondo? Perché si ha sempre più l’impressione che non sia più in grado né di rappresentare efficacemente il lavoro (o i lavori…) né di costituire un baluardo di partecipazione di fronte all’incombente declino, generale e generalizzato, della democrazia?

Come rigenerare meccanismi, processi, spazi e tempi per una necessaria e urgente inversione di rotta?

Di tutto questo si discuterà il prossimo 31 gennaio a Firenze, a Villa La Stella, sulla strada che, dal capoluogo toscano porta a Fiesole e a Barbiana.

Una sfida, a pochi, pochissimi passi dal Centro Studi Cisl di Fiesole, un tempo luogo di elaborazione, dibattito e formazione libera. L’incontro, in forma di agorà aperta, è organizzato dalle Associazioni Prendere Parola (un nome che fa eco a Don Lorenzo Milani e alla sua scuola), presieduta dall’ex segretario generale Cisl Savino Pezzotta, e Sognare da Svegli (una espressione ripresa dall’indimenticato segretario generale Cisl Pierre Carniti).

L’incontro è strutturato in due diverse sezioni: la prima, al mattino, dedicata alla crisi della democrazia e partecipazione, al sempre più forte “patriarcato” imperante non solo nelle relazioni tra le persone, ma nei meccanismi organizzativi, persino in quelli istituzionali; la seconda, nel pomeriggio, che si occuperà, più specificamente, del declino del sindacato, della contrattazione, della rappresentanza del lavoro.

Numerosi i relatori previsti: dal docente dell’Università di Parma Marco Deriu, all’ex leader del consiglio di fabbrica di Mirafiori Adriano Serafino, ad una dirigente pubblica come la “pasionaria” Simona Laing, fino a Gaetano Sateriale, ex sindaco, sindacalista e saggista, Simona Baldanzi, scrittrice e sindacalista, a Mattia Scolari, leader di un sindacato di base, la Cub di Milano, che si ispira alla migliore tradizione contrattualista della Fim e della Cisl degli anni ruggenti.

Come si legge nella lettera di convocazione: «oggi, la globalizzazione, la rivoluzione tecnologica e la finanziarizzazione hanno frammentato il lavoro: produzione dispersa, subordinazione mascherata e lavoro precario sono la norma. La contrattazione collettiva tradizionale fatica a tutelare chi opera in contesti instabili o digitali. Il processo di individualizzazione e la crisi del lavoro come fatto sociale e relazionale intreccia la rivoluzione digitale con la crisi antropologica ed ecologica del nostro tempo, intreccia l’economia di guerra, alla ricerca di nuovi spazi di dialogo e interlocuzione, “arma” di pace, pur senza trascendere, archiviare il conflitto, quando necessario».

Continua il documento delle due associazioni promotrici: «La diminuita partecipazione alle decisioni interne ha rafforzato le oligarchie sindacali e politiche. Assemblee poco frequentate e consultazioni rare aumentano il distacco tra base, delegati e dirigenti, generando sfiducia e delegittimazione. Oggi la legittimità e la tenuta morale del sindacato sono spesso messe in discussione più della sua utilità concreta».

Il paradigma neoliberale ha trasformato il lavoratore, anche subordinato, in “imprenditore di sé stesso”, indebolendo la solidarietà collettiva.

Isolamento e competizione rendono difficile costruire identità plurali, oltre le solitudini. Tuttavia, le pratiche quotidiane, gesti di solidarietà informale e strategie silenziose, rappresentano micro-resistenze reali. Integrare queste dinamiche nella strategia sindacale e non solo, questo uno degli obiettivi dell’incontro, significa trasformare il lavoro dei singoli in partecipazione collettiva e rappresentanza concreta.

Negli ultimi decenni, la professionalizzazione sindacale ha trasformato il sindacato in strumento di carriera permanente per alcuni dirigenti, generando distacco dalla fatica quotidiana, percezione di privilegi e uso della posizione come trampolino politico. La soluzione richiede una riforma morale, inspirandosi ai modelli e ai “santi minori” del sindacalismo italiano: ristabilire un’etica del servizio, sobrietà e responsabilità, abolendo oligarchie e ricollegandosi alle esigenze dei lavoratori,

La decisione collettiva non può che nascere dal basso, con processi trasparenti e inclusivi.

Il sindacato deve promuovere welfare territoriale condiviso, servizi interaziendali collettivizzanti (dalla dimensione dell’io a quella dell’io fra noi), formazione e reti di assistenza, costruendo contrattazione e coesione sociale, nuovo mutualismo e senso di comunità.

Dietro queste azioni deve esserci una visione morale anche se non moralistica: il sindacato come istituzione e movimento che genera cultura, coscienza civica, responsabilità speranza, sogno.

Il futuro del sindacalismo (ma anche della politica e dell’associazionismo) non può essere la mera sopravvivenza.

Per restare rilevante, per contribuire, più in generale alla rigenerazione della democrazia, il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici deve integrare tradizione e innovazione, strutture organizzative e micro-resistenze quotidiane, strumenti digitali e reti di solidarietà concreta, reale. Profezia, come suggeriva papa Francesco.

Solo così il sindacato: “fare, essere giustizia insieme” potrà riconquistare credibilità, efficacia e capacità di incidere nella costruzione di nuovi diritti e solidarietà nel lavoro contemporaneo.

Appuntamento, quindi, con umiltà, ma anche, tanta, tanta Speranza e determinazione a Firenze.

Sulle orme anche di padre Balducci, in un contesto di incontro, sapere condiviso, apertura internazionale di pace e giustizia.

Tutte le informazioni e il programma sono reperibili sui siti internet: www.prendereparola.it,  www.sindacalmente.orgwww.il9marzo.itwww.fiesolebarbiana.blogspot.com 

Per le modalità di iscrizionehttps://sindacalmente.org/content/firenze-idee-per-rigenerare-sindacato-e-democrazia/

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