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Persona e famiglia > Salute

Gli Usa di Trump lasciano l’Oms

di Paolo Crivelli

La decisione americana avrà conseguenze pesanti anche per il resto del mondo

Il logo dell’Oms. EPA/SALVATORE DI NOLFI

Poche ore dopo aver iniziato il suo secondo mandato come presidente degli Stati Uniti, nel gennaio 2025, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per lasciare l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Già nel precedente mandato, nel luglio 2020, Trump aveva tentato di portare avanti questa decisione, che poi il suo successore Joe Biden aveva fermato. L’addio è arrivato ad un anno esatto ed è divenuto effettivo la scorsa settimana, sebbene l’Oms potrebbe non accettare la richiesta in quanto gli americani non hanno completato i pagamenti arretrati dovuti negli scorsi due anni. Qualcuno ha commentato che “sono scappati senza pagare il conto”.

Il governo americano aveva notificato all’Oms l’intenzione di ritirarsi appunto un anno fa, facendo così scattare un periodo di preavviso di dodici mesi previsto da una risoluzione congiunta del Congresso del 1948. Nella pratica però il disimpegno era stato immediato: l’amministrazione di Trump aveva interrotto tutti i rapporti con l’Oms già al momento dell’annuncio.

Nel motivare la sua decisione, il presidente statunitense aveva ribadito diverse critiche espresse in passato, legate alla gestione della pandemia di Covid-19. In realtà la risposta globale alla pandemia del Covid è ritenuta dai più autorevoli rappresentanti della sanità pubblica un successo tecnico straordinario che ha raggiunto obiettivi scientifici molto rimarchevoli, compresa la produzione dei vaccini.

La perdita dei finanziamenti dagli Stati Uniti – sia quelli previsti che quelli futuri – rappresenta un duro colpo per l’Oms. Già da un anno l’Organizzazione ha immediatamente iniziato a ridurre le spese, congelando le assunzioni, limitando i viaggi, spostando tutte le riunioni online, rallentando il rinnovamento delle dotazioni informatiche e sospendendo i lavori di ristrutturazione degli uffici. Ma soprattutto l’agenzia ha avviato una riduzione del personale lasciando numerose posizioni vacanti. Stat News riporta che l’organico dell’Oms è destinato a diminuire del 22% entro la metà di quest’anno.

In occasione di una recente conferenza stampa, il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha parlato del ritiro americano come di una decisione destinata ad avere conseguenze negative tanto per il Paese quanto per il resto del mondo. Gli Stati Uniti, ha spiegato, perderanno l’accesso ai dati sulle malattie infettive e avranno meno influenza sul controllo dei focolai, e nel complesso la sicurezza sanitaria globale ne uscirà indebolita.

L’Organizzazione impiega più di 9.400 dipendenti divisi tra 6 uffici regionali e dispone di un budget annuale di circa 4 miliardi di dollari. In tutti questi anni sono stati raggiunti importanti obbiettivi. L’eradicazione del vaiolo dal mondo è stato un fiore all’occhiello dell’Oms. Un’altra importante collaborazione è cominciata nel 1974 quando l’Oms e altri partner internazionali hanno lanciato un programma di immunizzazioni per aiutare la prevenzione di 6 malattie infettive pediatriche: la poliomielite, la difterite, la pertosse, la tubercolosi, il tetano neonatale e il morbillo.

Ho lavorato in qualità di PHC Project officer per 7 anni alle dipendenze dell’Unicef. Ho portato avanti questi programmi di vaccinazioni in diversi Paesi dell’Africa, in particolare in Somalia ed in Gambia. Mi sono reso conto che con queste attività di salute pubblica si sono salvate migliaia e migliaia di morti e sono state prevenute ancor più disabilità infantili. Tutti questi progetti sono stati portati avanti in questi decenni anche con l’aiuto dei preziosi fondi americani. Adesso, con questa decisione del presidente degli Stati Uniti, questi progetti saranno penalizzati seriamente soprattutto nei Paesi più fragili. La stessa terapia antiretrovirale per l’Hiv così efficace oggi, e che previene anche la nascita di bimbi sieropositivi, verrà gravemente penalizzata.

Un’altra disastrosa iniziativa del tycoon è stata quella di smantellare l’agenzia americana USAID. Un’interessante pubblicazione uscita lo scorso anno nella rivista Lancet ha stimato che negli ultimi vent’anni l’agenzia, con i suoi programmi di salute pubblica, è stata capace di prevenire la morte di circa 90 milioni di persone, compresi 30 milioni di bambini sotto i 5 anni. Anche se la sua efficienza di implementazione dei programmi a detta dei più non è stata sempre ottimale, ha pur sempre avuto un impatto più che prezioso per l’umanità più fragile.

L’epidemiologo Brooke Nichols, che lavora presso l’Università di Boston, ha stimato che questo provvedimento ha già causato la morte di circa 750.000 persone, prevalentemente bambini.

Fin dal 1952 l’Oms ha garantito una piattaforma utilissima per la sorveglianza delle malattie contagiose, condividendo le informazioni e dando una assistenza diagnostica fondamentale per l’isolamento dei patogeni emergenti. Anche questa preziosissima attività verrà penalizzata.

Il direttore dell’Oms ha così concluso la sua recente conferenza stampa: «Mi auguro che gli americani ci ripensino». È quello che ci auguriamo tutti quanti, per il bene comune della nostra umanità.

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