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Italia > Scenari

Spionaggio e rispetto dello Stato, dei diritti delle persone e del bene comune

di Sara Fornaro

- Fonte: Città Nuova

Sara Fornaro

Dopo i giornalisti, gli operatori umanitari e gli altri professionisti spiati, anche il lavoro di giudici e pubblici ministeri potrebbe essere controllato, secondo un’inchiesta della trasmissione Report di Rai 3. C’è un’urgenza democratica che richiede chiarezza su quanto sta accadendo nel nostro Paese. Le parole di papa Leone XIV ai membri dell’intelligence italiana

Il ministro Carlo Nordio. Foto ANSA/FABIO FRUSTACI

Sono stati spiati diversi giornalisti, da Nello Scavo di Avvenire a Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino di Fanpage, a Roberto D’Agostino di Dagospia. Con Graphite, un sofware (spyware) prodotto dall’azienda israeliana Paragon, sono stati spiati anche Luca Casarini, tra i fondatori di Mediterranea Saving Humans, impegnata nel salvataggio dei migranti, e il cappellano di bordo, don Mattia Ferrari, molto vicini al defunto papa Francesco.

Nell’elenco degli spiati, nel nostro Paese, ci sono anche diversi professionisti, dall’imprenditore Gaetano Caltagirone a Francesco Nicodemo, già responsabile della comunicazione del Pd, a capo di una società che si è occupata delle campagne elettorali di diversi esponenti del centrosinistra. Adesso, secondo un’inchiesta della trasmissione Report di Rai 3, circa 40 mila dipendenti pubblici dell’amministrazione giudiziaria, quindi anche giudici e pubblici ministeri, potrebbero essere potenzialmente soggetti ad operazioni di controllo in tempo reale e di intelligence, attraverso un normale software di aggiornamento dei computer, senza che gli utenti se ne accorgano.

Sigfrido Ranucci nello studio televisivo della trasmissione Report di Rai 3, Roma 23 gennaio 2026. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

I programmi furono installati quando il ministro della Giustizia era Alfonso Bonafede del M5S, che ha dichiarato di non essere mai stato informato in proposito. L’attuale guardasigilli, Carlo Nordio, dice che invece quei programmi non sono mai stati usati per spiare. Una versione smentita dalla testimonianza del giudice Aldo Tirone, del Tribunale di Alessandria, che ha verificato più volte personalmente la possibilità di essere spiato grazie all’aiuto di un tecnico autorizzato. In quei casi, nessuna allerta è stata diramata dal Ministero. Quindi, se qualcuno spia un magistrato o un altro utente dell’amministrazione giudiziaria, o non viene segnalato o non viene detto alla vittima. Perlomeno, nei casi in questione, nessuno lo ha fatto.

Considerando che il “segreto” è fondamentale per lo svolgimento del lavoro dei magistrati, per evitare la diffusione di notizie, l’inquinamento delle prove, per tutelare le vittime, è facile capire il pericolo rappresentato da possibili infiltrazioni nei pc di chi conduce un’indagine. In ballo, c’è anche l’autonomia della magistratura.

Sulla vicenda, ovviamente, indagherà la magistratura. Con una nota, la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati (ANM), presieduta da Cesare Parodi, ha spiegato che «l’inchiesta di Report sulla sicurezza informatica dei sistemi utilizzati da tutti i magistrati italiani porta pesanti interrogativi e desta grave preoccupazione. Emergono profili di criticità rilevanti rispetto alla sicurezza e alla riservatezza, rimasti finora senza alcuna significativa spiegazione. Chiediamo un chiarimento al ministro Nordio e soprattutto un intervento immediato per garantire la necessaria segretezza di ogni indagine e delle attività di ogni giudice e pubblico ministero, impegnati nella tutela dei diritti di ciascun cittadino. E chiediamo altresì chiarezza in merito a quanto emerso rispetto al ruolo della Presidenza del Consiglio. È fondamentale ci sia piena e totale trasparenza, e che ogni soggetto istituzionale la garantisca per quanto di sua competenza».

Il presidente dell’Associazione nazionale Magistrati (ANM), Cesare Parodi. ANSA/FABIO FRUSTACI

Considerando anche le azioni di spionaggio rivolte verso giornalisti e attivisti, è davvero inquietante il controllo metodico di persone impegnate in inchieste “scomode”, alle quali non sono ancora state date risposte circa i mandanti e le motivazioni. Chi sta spiando? Per quale motivo? Con quali autorizzazioni?

A fronte di quanto sta avvenendo, risultano particolarmente attuali le parole pronunciate da papa Leone XIV lo scorso dicembre, nellincontro con i membri dei servizi segreti italiani, in occasione del centenario della nascita del Servizio preposto all’attività di intelligence nel nostro Paese. Un lavoro, ha sottolineato il pontefice, che richiede «competenza, trasparenza e insieme riservatezza», che serve a «monitorare costantemente i pericoli che potrebbero affacciarsi sulla vita della Nazione, per contribuire soprattutto alla tutela della pace».

Il papa ha esortato i membri dell’intelligence italiana «a svolgere il vostro lavoro, oltre che con professionalità, anche con uno sguardo etico che tenga conto almeno di due aspetti imprescindibili: il rispetto della dignità della persona umana e l’etica della comunicazione».

Papa Leone XIV con (da sinistra) il direttore dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna (AISI) Bruno Valensise, il direttore dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (AISE) Giovanni Caravelli, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Alfredo Mantovano e il direttore generale del DIS, Vittorio Rizzi, durante l’incontro con dirigenti e funzionari dell’Intelligence Italiana, Città del Vaticano, 12 dicembre 2025. ANSA/VATICAN MEDIA

Per Leone XIV le attività di spionaggio non devono mai violare il rispetto della dignità e dei diritti di ciascuno. In circostanze difficili, quando il bene comune sembra più necessario di tutto il resto, si può correre il rischio di dimenticare questa esigenza etica. Ecco allora che «è necessario che vi siano dei limiti stabiliti, secondo il criterio della dignità della persona, e che si resti vigilanti sulle tentazioni a cui un lavoro come il vostro vi espone». Per il papa «occorre che le attività dei Servizi siano disciplinate dalle leggi, debitamente promulgate e pubblicate, che vengano sottoposte al controllo e alla vigilanza della magistratura e che i bilanci siano sottoposti a controlli pubblici e trasparenti».

Per quanto riguarda l’etica della comunicazione, Leone XIV sottolinea l’importanza «di vigilare con coscienza critica su alcune questioni di vitale importanza: la distinzione tra la verità e le fake news, l’esposizione indebita della vita privata, la manipolazione dei più fragili, la logica del ricatto, l’incitamento all’odio e alla violenza. Occorre vigilare con rigore affinché le informazioni riservate non siano usate per intimidire, manipolare, ricattare, screditare il servizio di politici, giornalisti o altri attori della società civile. Tutto ciò vale anche per l’ambito ecclesiale». In molti Paesi, infatti, anche la Chiesa è vittima di servizi di intelligence che agiscono per opprimerne la libertà.

Il papa ha incoraggiato i membri dei servizi segreti «a portare avanti il vostro lavoro avendo sempre di mira il bene comune, imparando a valutare con giudizio ed equilibrio le diverse situazioni che si pongono davanti a voi, restando saldamente ancorati a quei principi giuridici ed etici che mettono al di sopra di tutto la dignità della persona umana».

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