149 minuti acceleratissimi, che fanno venire in mente il film Prova a prendermi con un giovane DiCaprio. E Timothée Chalamet il vero DiCaprio lo sta sfidando agli Oscar come miglior attore. In effetti, è difficile dar torto a questo giovane attore dalla mille facce, rampante e perfetto anche come giocatore di ping-pong alla fine degli anni ’40 come il vero Marty Reisman, grande campione di tennistavolo.
Il film dunque racconta la storia di un giovane bravissimo commesso di scarpe che si allena di notte a ping-pong: ambiziosissimo, egoista, incantatore, capace di sfruttare tutti quelli che gli servono: la ragazza che mette incinta (Odessa A’zion), l’ex diva infelice Kay (Gwyneth Paltrow), la madre… Insomma, il mondo per affermarsi come campione mondiale, vincendo, con una strategia scaltra, il giapponese Koto Endo (Koto Kawaguchi) e umiliando il Giappone che voleva a sua volta umiliare gli Usa vincitori della guerra (un risvolto politico interessante).
Marty, cioè Timothée Chalamet, è il piccolo e smilzo, tutto nervi e astuzia, ebreo di New York che incarna il sogno americano di sempre: strafottente, ciarliero, amorale, puntato esclusivamente al proprio successo personale. Disposto a farsi umiliare pubblicamente da un miliardario pur di dimostrare la parabola vincente di un giovane furbo, sicuro di sé, che vuole che tutti ‒ uomini e donne – cedano davanti al suo fascino, anche quando perde, pur rialzandosi subito, come nelle scene con un gangster (il bravissimo Abel Ferrara).
Ma Marty-Chalamet non è dunque un perdente, sarà sempre un vincitore, fidandosi solo di se stesso anche nei momenti di apparente sconfitta. Astuto, intrigante e di una sicumera tale da regalare alla madre un frammento di pietra rubato alle Piramidi in Egitto, dicendole che «le Piramidi le abbiamo costruite noi» (cioè gli americani)!!
In verità Marty-Chalamet è un Trump giovanile di oggi, senza ipocrisie, sicuro della propria abilità di homo americanus che si è fatto da sé. Nel racconto, dallo stile eclettico che scivola da un genere all’altro, ben confezionato nei dettagli, effervescente, l’esile Chalamet dal viso di furetto gioca le sue ottime carte interpretative reggendo il rapporto con una icona come la Paltrow, ironicamente perfetta nel ruolo dell’ex star abbastanza delusa e cinica da darsi al ragazzo che la sfrutta, e con gli altri del cast.
Un film forse troppo rapido ed esteso per essere profondo, comunque vivacissimo, colorato e interpretato alla grande. Anche se resta un dubbio: i vari Marty spregiudicati e americani, ma non solo, non perderanno mai la partita della vita o risorgeranno sempre? Per il regista parrebbe di sì. Vedremo. Ma Chalamet può essere che l’Oscar lo vinca per davvero.