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Mondo > Europa

Una casa per tutti

di Fabio Di Nunno

- Fonte: Città Nuova

Fabio Di Nunno, autore di Città Nuova

La Commissione europea riconosce l’emergenza abitativa e propone un piano casa, mentre in Italia si mobilitano gli amministratori locali

Con il primo piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili, la Commissione europea risponde a una delle esigenze più urgenti dei cittadini dell’Unione Europea (Ue): l’accesso ad alloggi economicamente accessibili, sostenibili e di buona qualità. Nell’ottobre 2025 il Consiglio europeo aveva invitato la Commissione europea a presentare un ambizioso piano per gli alloggi a prezzi accessibili che rispetti la sussidiarietà e le competenze nazionali. Infatti, con un aumento medio dei prezzi delle case di oltre il 60% e degli affitti di oltre il 20% negli ultimi 10 anni, milioni di europei faticano a trovare una casa che possano permettersi.

La Commissione europea sosterrà gli Stati membri, le regioni e le città intervenendo laddove ciò possa apportare un valore aggiunto dell’Ue. Il presente piano si concentra sull’aumento dell’offerta di alloggi, sull’avvio di investimenti e riforme, sulla gestione degli affitti a breve termine nelle zone soggette a stress abitativo e sul sostegno alle persone più colpite.

Il piano propone misure per un settore delle costruzioni e delle ristrutturazioni più produttivo e innovativo, per affrontare lo squilibrio tra l’offerta e la domanda di alloggi attraverso la strategia europea per l’edilizia abitativa. Il pacchetto comprende anche una comunicazione e una raccomandazione del Consiglio dell’Ue sul nuovo Bauhaus europeo, per favorire la transizione pulita, l’innovazione e la bioeconomia, sostenendo progetti sostenibili, a prezzi accessibili e di alta qualità.

La modifica delle norme europee in materia di aiuti di Stato renderà più facile per gli Stati membri sostenere finanziariamente alloggi sociali a prezzi accessibili. La Commissione europea, inoltre, collaborerà con le autorità nazionali, regionali e locali per semplificare le norme e le procedure che limitano l’offerta di alloggi, con particolare attenzione alla pianificazione e al rilascio delle autorizzazioni. Una nuova iniziativa legislativa sugli affitti a breve termine sosterrà le zone soggette a stress abitativo.

Finora la Commissione europea ha mobilitato 43 miliardi di euro nell’edilizia abitativa e continuerà a farlo nell’ambito del prossimo bilancio a lungo termine dell’Ue. Inoltre, sta sviluppando una nuova piattaforma europea per gli investimenti in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti, le banche nazionali e regionali e altre istituzioni finanziarie internazionali.

Una nuova Alleanza europea per l’edilizia abitativa tra Stati membri, città, regioni, istituzioni europee, fornitori di alloggi e associazioni, parti sociali, industria e società civile guiderà l’attuazione del piano. Inoltre, la Commissione europea ha annunciato il primo vertice dell’Ue sull’edilizia abitativa nel 2026.

In Italia, risale a dicembre la proposta di un Piano Casa Nazionale, presentato dall’Alleanza municipalista per il diritto alla casa, un gruppo di assessori di vari partiti, che riconoscono che ormai l’emergenza abitativa è un problema non più rinviabile.  

Sono 10 i punti sui quali gli amministratori chiedono al governo nazionale di intervenire. Innanzitutto, si chiede che l’abitare sia riconosciuto come un livello essenziale delle prestazioni, obbligando lo Stato a garantire standard minimi su tutto il territorio, ma anche a limitare gli affitti brevi con una legge nazionale per limitare lo spopolamento dei centri storici causato dalle piattaforme turistiche.

Poi si chiede di lavorare per il recupero del patrimonio edilizio, in particolare gli edifici di edilizia residenziale popolare esistenti e l’assegnazione gratuita ai comuni degli immobili pubblici inutilizzati, come vecchie caserme o uffici statali dismessi.

I firmatari chiedono il ripristino dei fondi per la locazione e la morosità incolpevole, considerato vitale per prevenire gli sfratti, ma propongono anche di differenziare la cedolare secca per favorire chi affitta a canone concordato e penalizzare (tramite tassazione o IMU) chi mantiene immobili agibili sfitti, istituzionalizzando intermediari pubblici che garantiscano i proprietari privati in cambio di affitti calmierati.

Per quanto riguarda le questioni più propriamente sociali, si chiede di fermare i finanziamenti pubblici per studentati privati che applicano prezzi di mercato ma anche la creazione di fondi immobiliari a regia pubblica per l’acquisto o l’affitto agevolato per giovani lavoratori. Infine, si chiede il superamento dei dormitori temporanei a favore di un inserimento immediato in casa per le persone senza dimora. Al contempo, si chiede l’uso di tecniche prefabbricate e sostenibili per ridurre tempi e costi di costruzione del social housing.

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