Con l’arrivo del 2026 sembrava che qualcosa sarebbe cambiato nel mondo, ma subito abbiamo capito che la musica era la stessa: guerre, fame, incidenti, disastri e quant’altro. In Myanmar, giusto per fare un esempio relativo alla regione, le elezioni che si stanno tenendo, divise in tre parti fra dicembre e gennaio, hanno già l’esisto scritto: i soli partiti ammessi alla campagna elettorale sono stati quelli favorevoli ai militari, al potere dal 1947, dopo l’indipendenza dal Regno Unito. Le ultime elezioni sono state una penosa messa in scena del brutale governo militare dominato dal generale Min Aung Hlaing, per cercare una parvenza di legalità di fronte all’opinione pubblica mondiale e alla maggioranza della popolazione, che chiede democrazia e riforme per il paese.
Chi appoggia il regime del Myanmar? È indubbiamente un groviglio geopolitico che i militari del Tadmadaw (l’esercito del regime) cercano di girare a loro favore. A nord la Cina, che ha grossi interessi economici in Myanmar, come le terre rare: i 2/3 delle importazioni di terre rare di alto valore per le industrie pesanti cinesi, proviene dal Myanmar. Per non parlare poi dello sbocco al mare, verso il Golfo del Bengala, dove la Cina deve essere presente per contrastare l’India. Quest’ultima, da parte sua, ha tutto l’interesse nell’appoggiare il regime di Naypyidaw (la capitale del regime) per non lasciare solo alla Cina il ruolo di amico del paese.
La Russia, pur geograficamente lontanissima dal Myanmar, rappresenta da sempre il migliore alleato politico e militare del regime militare dei generali birmani, fornendo droni, aerei, elicotteri e tecnologia militare in genere, che il regime usa contro la gente indifesa, oltre che contro le truppe etniche e democratiche che combattono il regime. Al momento, l’Unione Europea non ha intenzione di entrare in conflitto con Cina, India e Russia, e si limita ad appoggiare politicamente il Governo di Unità Nazionale (Nug) in esilio.
Solo Timor Est, che ancora attende ufficialmente di far parte dell’Asean, l’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (avverrà nell’ottobre prossimo), attraverso il suo presidente Jose Ramos-Horta, ha avuto il coraggio di continuare i contatti con il Nug, scatenando l’ira dei generali di Naypyidaw. Infatti, nel luglio 2023, il governo di Timor Est aveva invitato ufficialmente i funzionari del Nug alla cerimonia di insediamento del nuovo governo timorese. La retorica della giunta militare birmana contro Timor Est sta raggiungendo, in queste settimane, livelli molto alti con l’avvicinarsi dell’entrata ufficiale di Timor Est nell’Asean. L’ultima “esplosione d’ira” è arrivata dall’organo di stampa del regime, il giornale New Light of Myanmar, che ha accusato i leader di Timor Est di «divertirsi con i terroristi che hanno massacrato e cercano di uccidere altri cittadini del Myanmar», un chiaro riferimento ai contatti del presidente timorese Ramos-Horta con il governo in esilio e anti-regime del Myanmar, composto da leader eletti che sono stati destituiti con il colpo di stato del 2021.
Ma la comunità internazionale sa che coloro che si sono macchiati di crimini di guerra sono proprio i generali e non il Nug. È doveroso ricordare un discorso alle Nazioni Unite nel 2022, di Ramos-Horta: «I paesi occidentali hanno iniziato con una posizione morale elevata nel contrastare l’invasione russa dell’Ucraina, ma potrebbero finire per perdere il sostegno dei paesi in via di sviluppo a causa del contrasto evidente nella loro risposta alle guerre in altre parti del mondo». Il popolo birmano, ha affermato il presidente timorese: «Si sente abbandonato, tradito dalla cosiddetta comunità internazionale a causa della sua reazione silenziosa alla guerra intrapresa contro il popolo birmano».
Lavoriamo quindi con speranza per portare la pace e la giustizia nelle nostre vite, con i nostri contatti, con gli amici e nemici: il mondo nuovo, solidale, inizia ogni giorno. Ed il 2026 ci regalerà più pace.